Pubblicato da: miclischi | 1 marzo 2021

I Racconti di Cesare Pavese: la tragedia è sempre presente

pavese racconti

L’edizione attualmente disponibile da Einaudi.

Era dai tempi dei Dialoghi con Leucò (se ne ragionò tempo addietro su queste pagine a proposito del mito di Arianna) che non ci si riavvicinava a Cesare Pavese, quindi fu accolta con piacere la sorpresa di trovare, su una bancarella del mercatino sul lungomare di Marina di Pisa, l’edizione in due volumetti dei Racconti  pubblicati da Einaudi nel 1968. Due libriccini snelli, quasi tascabili, con la copertina grigina e qualche peculiarità. Prima di tutto, niente, ma proprio niente in quarta di copertina, né nei risvolti. Che so, due parole sulle date di composizione di questi racconti, se erano stati pubblicati da qualche parte… Niente. Poi la curiosità della numerazione delle pagine che continua nel secondo volume senza ripartire dall’inizio (in totale: circa 500 pagine).

Insomma, secondo il noto (incauto) principio del perché no?, i due volumi furono accattati per i soliti du’ bicci. Ma, come spesso succede, rimasero a lungo in attesa, fino a quando – per cause imprecisate – venne voglia di leggerli.

Storie di campagna e di città, di giovinezza mai spensierata ma al contrario molto tormentata. Amicizie, amori, signorine delle “case”, viaggi, girate in barca sul Po, infanzia, adolescenza, età matura,  musica e musicisti… insomma un cocktailone in cui a fare da protagonista c’è sempre lei, l’angoscia del vivere. Un pessimismo imperante che il Leopardi a confronto pare quasi una giacchettata.

Ma è mai bastato uno spettacolo di angoscia altrui, per aprir gli occhi a un uomo? O non occorrono invece sudori d’agonia e la pena vivace, che si leva con noi, ci accompagna spietata, sempre fresca e vergognosa? (da Viaggio di nozze).

Ma la lettura è piacevole, e come! Pavese illustra con particolareggiatissima puntigliosità tutto quel che racconta: che siano luoghi, persone, stati d’animo. E’ come se ci tenesse proprio a chiarire bene ciò di cui sta parlando. E non c’è dubbio che riesca benissimo nell’intento.

Pavese racconti 2

I due volumetti recuperati dal mercatino di Marina di Pisa (edizione 1968)

C’è un racconto, fra i tanti, nel quale prevale forse l’ironia sull’angoscia, l’umorismo nell’alludere alle dinamiche di coppia  sulla tristezza di tante situazioni coniugali. Si tratta di un singolarissimo dialogo teatrale fra Adamo ed Eva nel paradiso terrestre che si sviluppa in tre scene (a un certo punto compare anche un altro personaggio: l’angelo del Signore). Si tratta di Si parva licet. A dire il vero il titolo del racconto è proprio virgolettato, visto che trattasi proprio di una citazione parziale dalle Georgiche di Virgilio (la citazione completa sarebbe stata Si parva licet componere magnis). Nelle chiacchiere surrealiste fra gli unici due esseri umani (che tuttavia si punzecchiano con questioni di gelosia) vengono riproposte le goffaggini delle situazioni incongruenti e avvilenti che tanto spesso vengono a crearsi nelle coppie. Ma il surrealismo prevale, e questo alla fine risulterà uno dei racconti più godibili, non solo per la qualità della scrittura, ma perché riesce a fare anche un po’ sorridere.

Ci sono poi i (pochi) casi dei racconti narrati in prima persona da voce di donna, con un’atmosfera del tutto particolare; poi quelli che sono soltanto abbozzi incompleti… (Casa al mare coniuga entrambi gli elementi). Oppure l’ultimo racconto della raccolta, quello fatto a capitoletti alterni, narrati uno da lui, uno da lei. Visioni diverse con approcci diversi – al maschile e al femminile –  della stessa situazione vissuta insieme.

Alla fine del secondo volumetto, ecco la vera sorpresa: non annunciate (l’indice è alla fine e non all’inizio), ecco le Note al testo. Finalmente si scopre qualcosa in più su questi racconti angosciosi e pure di appassionante lettura. Prima di tutto le date di composizione (i racconti si susseguono in scrupoloso ordine cronologico, dai primi della serie di Masino del 1931 fino all’ultimo del 1946). Poi delle informazioni sui racconti, sulle modalità di stesura dei manoscritti o dei dattiloscritti; poi alcuni dettagli sui temi che, dopo essere stati accennati in alcuni di questi racconti, sarebbero poi stati sviluppati in alcuni dei romanzi pavesiani. Infine l’informazione cruciale sull’ultimo racconto della raccolta, Fuoco grande, scritto effettivamente a quattro mani con Bianca Grufi.

Insomma, alla fine, una lettura di grande soddisfazione, anche se, complessivamente, lascia con la sgradevole sensazione di aver navigato fra le pagine di un autore strangolato da una permanente e irrimediabile angoscia.


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