Pubblicato da: miclischi | 4 marzo 2020

Cippi Pitschen dieci anni dopo

Esposizione multipla: Cippi mentre scatta con la Argus C3 (era il 2009).

Il tempo rotola via veloce, rotola, rotola… e, prima che uno abbia anche solo il tempo di sollevare il capo e stupirsi, sono già passati dieci anni. Dieci anni da quella stramaledetta mañana de marzo del 2010 quando Cippi Pitschen partì per un altro dei suoi viaggi. Stavolta senza ritorno.

Un anno dopo la sua partenza si organizzò una bella mostra, fu stampato un bel catalogo, l’allora Sindaco di Pisa spese parole zuccherose e promesse altisonanti auspicando una più degna e grandiosa celebrazione del nostro concittadino fotografo.

L’anno dopo, era il 2012, fu organizzata una bella serata di ricordo e celebrazione al Circolo il Fortino a Marina. Fu una bella occasione per andare a risfogliare le sue innumerevoli lettere per trovare qualcosa di cui dare pubblica lettura. Riemerse da quel vasto patrimonio una riflessione sulla risata come antidoto contro le delusioni e le angosce che sono sempre in agguato lungo le nostre vite. In quella occasione anche altri amici ricordarono, ognuno dal proprio punto di vista, quello straordinario personaggio svizzero-marinese.

Che accade poi? Nulla. Almeno: nulla di pubblico e altisonante. Ma la combriccola degli amici, degli affezionati, di quelli per i quali, per dirla con le parole di Fortunato Ciuti (Er discorso di Mèle), Cippi rimarrà sempre un amìo ‘ndelebile, loro hanno continuato a celebrarlo, ad amarlo, a ricordarlo e rievocarlo ogniqualvolta un suo scatto, un suo sguardo, un suo detto, una sua barzelletta o un suo commento capitavano proprio a fagiolo per sottolineare un fatto, un personaggio, una situazione… anche anni dopo che lui se ne era andato.

La locandina della mostra del 2011.

Poi ci sono gli oggetti: i libri, le fotografie, come si è detto anche le lettere… Pezzettini di Cippi che riemergono dalle cantine o da qualche scatolone dimenticato, o sui banchini di un mercatino…

Questi ritrovamenti fortuiti, sì, anche quelli dei mercatini, rendono omaggio al Cippi nomade e navigatore. E un libriccino di Steinbeck – da lui comprato a Rotterdam nell’agosto del 1962, ritrovato e sfogliato oggi – dà al ritrovatore forse lo stesso piacere che dava a lui raccogliere sulla spiaggina davanti a casa una conchiglia o un frammento di madreperla.

Negli anni si è venuto a creare in casa, quasi senza volere, quasi per moto spontaneo, un angolino cippiano multiforme e variegato. Sta in fondo alle scale, nell’ingresso, bene in vista a chi entra in casa anche senza salire. Accanto al barometro che Luciano picchiettava con la punta del dito per verificare la tendenza della pressione atmosferica.

Ci sono vari pezzi di storia del Cippi in quelle cose, ma anche tanti collegamenti a persone, fatti, date. Per questo, a dieci anni da quel 4 marzo 2010, è venuta voglia di ridisporre quegli elementi come a tentare di risolvere un puzzle irrisolvibile.

L’angolo cippiano

In alto a sinistra c’è una delle grandi stampe a colori esposte a Villa Morazzana a Livorno. Era la mostra allestita nel 2001 tutta dedicata agli scatti realizzati nei cantieri navali del lontano oriente dove per un certo periodo Cippi supervisionava la costruzione delle navi per la sua compagnia di navigazione svizzera. Luciano Lischi decise di comprarsi proprio quella foto. Ma non senza lanciare una frecciatina ironica all’amico fotografo: ferro arrugginito: par d’essere a Marina. Non c’era mica bisogno di andare in estremo oriente….

Accanto a questa stampa, in alto a destra, c’è un bellissimo ritratto – somigliantissimo – di Cippi. Il nome dell’autore del dipinto non è leggibile (pare di leggere solo le iniziali B. M.), ma chi lo sapesse farebbe cosa gradita a farlo sapere. Grazie a Eleonora Militello per questo splendido dono, un pezzetto della casa del Cippi che si è spostato di pochi metri per rimanere affacciato sul lungomare di Marina.

Scendiamo in basso, sotto al metallo rugginoso. C’è una delle più antiche stampe fotografiche di Cippi. E’ la baracchetta quasi cadente (che infatti di lì a poco cadde) che c’era a Boccadarno, in un approdo per barchine proprio vicino alla foce. Cippi stampò questa foto su tela (formato 50×60) e la regalò a Leopoldo Nardi, forse per ringraziarlo di averlo spinto verso l’espressione fotografica prestandogli una delle sue Leica qualche anno prima. La foto è datata (1971) e firmata.

A fianco della stampa su tela si trova una delle immagini realizzate da Cippi fotografando gli scogli del lungomare (quelle immagini furono esposte nel 2000 alla Taverna dei Gabbiani proprio a Boccadarno). Questa volta fu Jolanda, la moglie di Luciano, a volere quella foto da appendere in casa. Forse perché ci scorgeva altri mondi, altri orizzonti, altre linee di pensiero. Forse era proprio quella, l’idea che aveva spinto Cippi a fotografare quei dettagli degli scogli. E Jolanda, in preda a uno dei suoi periodi esoterico-spirituali, chissà che cosa scorse proprio in quella immagine. Ecco cosa si ebbe a scrivere – a proposito delle foto degli scogli – nel catalogo della mostra del 2011: Nelle figure disegnate nella roccia da stratificazioni, frizioni, pressioni geologiche, ossidazioni e bizzarrie chimiche e fisiche, c’è molta calma. C’è la calma di Boccadarno a settembre, ma anche la calma placida e riflessiva dell’oriente antico; ci sono i paesaggi della mente, della meditazione, sì, ma anche dell’allucinazione, piccolo omaggio agli anni psichedelici della California anni ’60; ci sono linee che si ripetono, si rimodulano, ondeggiano e ritornano, come frasi musicali da ritrovare fra i ricordi di tanti concerti e tanti dischi; ci sono i visi, i corpi; ci sono le memorie dei luoghi, delle persone, delle atmosfere, di tutti gli scatti del Cippi, tutti gli scatti del mondo.

Sotto alla foto dello scoglio si trova una delle tante foto rinvenute da uno degli antiquari-mercatali che si sono aggiudicati questa produzione cippiana. E’ una foto scattata al Cippi giovane in chissà quale mare. Un mare tropicale probabilmente, considerando che tiene delicatamente in mano un riccio di quelli con gli aculei fini e lunghissimi, ben diversi da quelli con cui da bimbetti ci si infilzavano i piedi sugli scogli del Bagno Gorgona. Il braccio che sostiene il riccio è sotto il pelo dell’acqua, e le lievissime increspature della superficie disegnano delle lievi ombre sull’avambraccio, ombre che paiono quasi tenui tatuaggi. Cippi è giovane, bello, sorridente. Grazie a Sandra per questo bel regalo.

Infine, sotto alla stampa su tela, ecco una delle più belle locandine di mostra fotografica che si possano immaginare. Era una mostra fotografica di Cippi alla Galleria Il Navicello in Corso Italia negli anni ’80. Una foto di Pino Falleni in bianco e nero (molto nera) in cui Cippi si affaccia di fianco a una macchina di grande formato a soffietto tenuta in posizione verticale (simile alla Graflex Speed Graphic, ma si leggono solo le caratteristiche dell’obiettivo Schneider 180mm montato su otturatore Compur). Fra le dita della mano che sostiene la macchina, immancabile, la sigaretta. L’indice dell’altra mano è pronto, posizionato sulla levetta per far scattare l’otturatore. L’occhio aperto di Cippi guarda verso il fotografo attraverso il mirino sportivo. L’altro occhio, come di consueto quando si mira prima di scattare, è chiuso. Quasi tutto il viso di Cippi, la sua chioma fluente e la barba, si offrono a chi osserva questa splendida immagine. Una celebrazione della gioia di scattare fotografie.

Dalle gallerie fotografiche di Cippi su Facebook: “io a cavallo a vigevano”.

 


Responses

  1. Mi sono riletta la sua lettera sulla risata, che torna sempre utile

  2. Grazie Michele.
    Dietro la foto con il riccio c’era scritto, con la grafia di Cippi: Sihanoukville 16.12.65. Quindi all’epoca era in Cambogia…
    sandra


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