Pubblicato da: miclischi | 16 dicembre 2019

L’Ernani torna al Teatro Verdi di Pisa: proprio una bella serata.

Torna l’Ernani al Verdi!

Erano proprio tanti anni che l’Ernani di Verdi, quest’opera precoce e pur matura, non veniva rappresentata all’omonimo teatro pisano. Era il 1977, s’era negli anni in cui ci si organizzava con i compagni di scuola per fare i turni alla coda al loggione. Quelle interminabili code durante le quali qualcuno pensò bene di incidere su un muro la scritta Domingo è un brodo (in quegli anni il tenore spagnolo si era permesso di cantare con poca esultanza l’Esultate! dell’Otello alla Scala di Milano).

Una quarantina d’anni dopo, riecco dunque l’Ernani. La prima: venerdì 13 dicembre 2019 (tanto siamo melomani, mica superstiziosi!).

Durante la presentazione la settimana precedente, il Direttore Artistico del teatro, il Maestro Stefano Vizioli, si era soffermato – tra l’altro – sulla contorta trama della vicenda. Una di quelle trame assurde che tanto affascinano e appassionano schiere di melomani anche proprio per la loro assurdità.

Una donna contesa fra tre uomini. Un re, un vecchio e un bandito. Naturalmente la povera Elvira vorrebbe il giovane masnadiero, ma gli ostacoli sul suo percorso sentimentale sono innumerevoli e tragici. Tuttavia, nonostante tutto, traspare con ironia dalla trama della vicenda anche come quel bel giglio immacolato, facendo buon viso a cattiva sorte, non disdegnasse le attenzioni di così variegati pretendenti…

La locandina.

Proprio la presenza di questi quattro ruoli principali con le loro maratone canore di molto impegnative richiede un cast di alto livello, cosa che non è semplice reperire facilmente. Ecco uno dei motivi per cui quest’opera non capita poi così tanto spesso di vederla in teatro.

Ecco, questo Ernani pisano (in realtà una co-produzione con il Teatro Coccia di Novara) non ha deluso le aspettative. I quattro ruoli principali (didascalicamente: soprano, tenore, baritono e basso) sono stati assolutamente all’altezza ed hanno anche soddisfatto il pubblico pisano che non ha lesinato gli applausi a scena aperta, con buona pace di chi s’indigna perché vorrebbe gli applausi solo quando cala il sipario….

Ma ancora prima che si potessero apprezzare le doti canore degli interpreti, hanno affascinato fin da subito i costumi e le scene di Francesco Zito: una sontuosità classica e funzionale arricchita da un sistema di doppio-piano prospettico sul palcoscenico, con tanto di sipario intermedio che si apre e si chiude per dare accesso alla parte più profonda della scena (si tratta del recupero storico di un allestimento al Teatro Massimo di Palermo del 1999).

La sontuosità di scene e costumi di Francesco Zito (Foto Mario Finotti).

Sobria e convincente anche la regia di Pier Francesco Maestrini (ripresa da quella di Beppe De Tomasi che curò la regia del succitato spettacolo palermitano). Utilissime, nel programma di sala, sia le note di regia di De Tomasi che di Maestrini. Qui si apprende che l’unica licenza che si concesse De Tomasi, e che abbiamo rivisto nella rappresentazione pisana, fu di far suicidare anche Elivra alla fine (come del resto succedeva nella tragedia di Hugo da cui fu tratto il libretto).

Il libretto Ricordi in una ristampa del 1974 (400 lire).

Insomma un grande spettacolo.  La Elvira di Alexandra Zabala, soprano di origine colombiana, ha retto la faticaccia del suo ruolo con grande disinvoltura, con un bel dominio della voce, finalmente chiara, spessa e potente senza mai sconfinare nel cavernoso – cosa questa che si sente sempre più spesso nei soprani. Insomma una godibilissima voce agile e convincente.

Il giovine spasimante, il bandito Ernani, è stato interpretato dal poliedrico tenore russo Migran Adadzhanyan. Una interpretazione assolutamente all’altezza, con voce ferma e decisa, senza esitazioni, sia nei momenti di esultanza che ti tragica sconsolatezza. Naturalmente i due sfortunati amanti hanno dato vita anche a splendidi duetti nei quali si sono potute apprezzare le qualità nella dizione di tenore e soprano.

Lo scomodo corteggiatore regale, Carlo V di Spagna, interpretato dal baritono lucchese Massimo Cavalletti, dal fisico imponente, ha dominato la scena anche con la possanza e l’espressività della voce. Potente e bella piena nel registro acuto, tremendamente spessa nel registro grave. Dire convincente è dire poco.

E poi il cosiddetto vecchio, lo zio, insomma Silva. Macché vecchio! Il basso balearico Simon Orfila ha esibito una potenza e un dominio della voce che non suscitavano proprio la sensazione della vecchiaia. Anzi: il coraggio, la forza, la smania del mantenersi fedele al proprio senso dell’onore; questi sono i valori trasmessi dalla sua possente voce e dalla ieraticità della sua interpretazione. Se c’è stato un mattatore in questa serata, è proprio lui.

Forse non è un caso che l’applausometro finale, pur omaggiando tutti e quattro gli interpreti principali, si sia particolarmente scaldato proprio per i due ruoli più gravi di Carlo e Silva.

Ma c’è un quinto personaggio principale: il coro. Masnadieri, guardie regie, dame, soldati… Il coro sta in scena frequentissimamente, entrando e uscendo molto funzionalmente dal succitato sipario sul palcoscenico. Il Coro Sinfonico di Milano “Giuseppe Verdi”, sotto la guida del Maestro Jacopo Facchini, ci ha proprio fatto la sua figura. Peccato che non sia stato osannato nell’applausometro finale almeno al pari degli altri interpreti principali.

Molto bene anche i tre ruoli di secondo piano (qui c’è la locandina completa).

Siamo alla fine: Silva si gode, per così dire, la fine di Ernani e Elvira. Foto Mario Finotti.

O quante volte sarà successo, in passato, di raccontare una serata all’opera cominciando con l’esaltare le doti dell’orchestra e delle sue sezioni? Un modo come un altro, oltre che per esaltare i meriti di professori e direttore,  magari anche per mettere in secondo piano la prestazione opaca di questo o quel cantante. In questo Ernani i cantanti hanno fatto un ottimo lavoro. Deboluccia, a tratti deludente, invece, la prestazione dell’orchestra. Carenze di lucidità, di amalgama fra le varie sezioni, attacchi dubbi e incerti… Insomma poteva andare meglio. E nonostante il manifesto entusiasmo e l’attenta dedizione del direttore, il Maestro Matteo Beltrami, tutto sommato il sound dell’Orchestra della Fondazione Teatro Coccia non ha convinto in questa prima serata dell’Ernani pisano.

A parte questa nota opaca, lo spettacolo nel suo complesso è venuto davvero bene e il pubblico par essere rimasto proprio contento. Via giù, un’altra bella serata all’opera, una di quelle che poi tornando a casa viene da canticchiare o fischiettare uno degli innumerevoli zum-pà-pà proto-verdiani che affollano l’Ernani.

Applausi finali alla rappresentazione pisana (Foto Imaginarium Creative Studio).

Per la cronaca 1: Per una di quelle magiche alchimie che traspondono brani dei libretti d’opera nel linguaggio corrente, c’è un verso di questa opera di Francesco Maria Piave – dalla romanza Mercé, fratelli, amici cantata da Ernani all’inizio del primo atto, che era d’uso corrente nel lessico familiare a casa Lischi. Ogni volta che compariva nella conversazione la parola stendere (che fosse stendere i pannistendere la tovaglia, o chissà cos’altro), Luciano immancabilmente osservava: Il vecchio Silva stendere…).

Per la cronaca 2: Alla fine della sua celebre romanza Ernani!… Ernani, involami, Elvira conclude sconsolatamente: Un Eden di delizia / saran quegli antri a me. Antro come sinonimo di luogo sgradevole e ostile. Di certo a quei tempi non erano stati scoperti i benefici effetti che possono produrre sulla salute e sul benessere, in luoghi appropriati, proprio gli antri. Che diventano, quindi, luoghi piacevoli e benefici (Un Eden di delizia). Ma questa affermazione di Elvira sembra preconizzare quel che sarebbe venuto parecchio dopo. Infatti in tempi recenti si è consolidata una branca della idro-termo-climatologia che si chiama proprio Antroterapia. Insomma come quella che – oltre alle immersioni subacquee – si può fare alla Grotta Giusti.


Responses

  1. la citazione dell’Ernani da parte di Luciano era talmente penetrante che a me viene in mente anche per Horace ed Alan Silva ogni volta che sento il nome!


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