Pubblicato da: miclischi | 16 settembre 2019

Anima Mundi 2019: arriva Trevor Pinnock

Per il terzo concerto, ecco Trevor Pinnock con The English Concert.

Questa stagione di Anima Mundi (come quelle passate, del resto) ci vizia: porta a Pisa interpreti stellari. Tanto che quasi quasi ci si fa l’abitudine e alla fine pare quasi normale che sotto la torre si possano ascoltare, a pochi giorni di distanza, Daniel Harding e Trevor Pinnok, con i loro rispettivi ensemble di qualità.

Terzo concerto di questa edizione: si torna in Cattedrale con The English Concert sotto la direzione di Trevor Pinnock . Rispetto al concerto d’apertura si notano le postazioni rarefatte sul palco rimasto grandissimo e davanti alla postazione del direttore fa bella mostra di sé un clavicembalo.

Il Maestro Trevor Pinnock.

Perché infatti Trevor Pinnock dirige e suona, suona e dirige. Sempre rivolgendosi ai suoi musicisti che scambiano continuamente con lui sguardi di rara intensità.

Questo concerto prevedeva un’apertura e una chiusura con Concerti Grossi di Handel; nel mezzo, due Vivaldi e un Nicola Fago.

Il primo concerto dell’opera 6 di Handel lo si trova eseguito in tutte le salse, con tempi diversissimi fra loro e con un incipit di variabilissima intensità. Pinnock e i suoi musicisti optano per un’atmosfera lieve se pur solenne. Tutta la serata sarà improntata su quest’aura sottile e mai tronfia o trionfante. Due chiacchiere con un musicista dell’ensemble inglese, il giorno dopo il concerto, permetteranno di chiarire che questa è l’impostazione di fondo del Maestro Pinnock: evitare volumi elevati e forzature.

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Al violoncello: Joseph Crouch; al contrabbasso: Carina Cosgrave.

Ma proprio questa lievità del suono nel concerto di Handel, conoscendo le pecche acustiche della cattedrale, permetteranno di godere il sound straordinario di questo bel gruppo, particolarmente ben coeso nell’adagio, mentre emerge in modo convincente il primo violoncello nel primo allegro.

Anche il secondo allegro, con gli strumenti che si rincorrono precipitosamente giocando a rimpiattino, viene di molto bene, mentre nell’allegro finale fa un po’ difetto l’alternanza fra forte e piano che in questo tipo di composizioni conferisce spessore e variegatezza.

Che sia la citata tendenza alla soavità del maestro? Niente da eccepire complessivamente, ma a tratti il suono (chissà se dipende dalla citata acustica dei luoghi) usciva un po’ piattino.

 

Orlinski

Il controtenore Jakub Józef Orliński .

Per lo Stabat mater di Vivaldi arriva sul palco lui, la star indiscussa della serata. In evidentissimo contrasto con il fare dimesso e riservato del Maestro Pinnock, il giovane controtenore Jakub Józef Orliński esubera e straripa, ammicca e si contorce, insomma si compiace di stare lì ad esibirsi. E si esibisce di molto bene.

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Grande disinvoltura

Un po’ freddino nei primi versi dello Stabat mater, l’artista si scalda e si disinvolge progressivamente. E anche la potenza della voce, che dapprima suonava un po’ esile, si dispiega progressivamente sempre più fino all’Amen. L’intonazione e l’agilità, quelle, di certo non mancano, e il bravo Orliński delizia il pubblico con le sue acrobazie e i suoi abbellimenti, in particolare nelle riprese. Progressivamente aumenta anche il dosaggio e il dominio della voce.  Molto ben riuscita anche l’intesa con i musicisti, specie con il violoncello nel Quae meorebat et dolebat, oppure con l’attacco di violini e viole nell’Eja mater, fons amoris. Scrosci e scrosci di applausi costringono il cantante a tornare a farsi acclamare più volte. Ma il concerto deve pur andare avanti.

La contrabbassista Carina Cosgrave

Segue una composizione vivaldiana per lo meno anomala: una sinfonia di cinque minuti. Si tratta della sinfonia Al santo sepolcro: un brano di alta intensità spirituale che è quindi caratterizzata da una diversa modalità di esecuzione (e di recepimento delle varie esecuzioni) in ragione delle emozioni che suscita e suggerisce.

Bel sound, quello dell’English concert guidato da Pinnock, ma è come se – nella personale ed intima sensazione di chi scrive – mancasse un po’ di spessore.

Sorprendentemente, forse a sottolineare che questa composizione è quanto di lontano più si possa immaginare dal clamore, alla fine si continua con il pezzo successivo, senza interruzione e senza applausi.

Arriva dunque questo sconosciuto (per chi scrive) musicista contemporaneo di Vivaldi,  ancorché non veneto bensì pugliese: Nicola Fago. Il suo mottetto natalizio Tam non splended sol creatus è breve ma intenso e variegato. Torna il controtenore e ci fa la sua figura in questo brano assolutamente godibile. Anche se quell’Alleluja forse avrebbe potuto cantarlo con un po’ più di potenza.

Infine un altro Concerto Grosso dell’opera 6 di Handel: il quinto. Nell’Ouverture si mette in luce in particolare il primo violino, mentre nei movimenti successivi persiste questo deficit di alternanze forte/piano. Particolarmente godibile l’ultimo Allegro prima del minuetto finale, forse il brano che più di ogni altro della serata ha messo bene in luce le qualità delle diverse sezioni dell’ensemble.

Nell’angolino alla destra del palco: il violoncellista Joseph Crouch, la contrabbassista Carina Cosgrave e il controtenore Jakub Józef Orliński

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Il controtenore Jakub Józef Orliński .

Siamo abituati al fatto che in Cattedrale non si fanno bis. Ma lo sfrenato protagonismo di Jakub Józef Orliński lo ha portato ad esibirsi in ben tre encore. Il che mica dispiace, anzi. Ma un po’ forse dispiace che l’artista si sia lasciato per questi ultimi brani fuori programma il vigore vocale che aveva omesso di manifestare qua e là nei due pezzi canori previsti in questa serata. Mah… è giovane ed esuberante, si farà. Certo è che ha una voce splendida e un’attitudine scenica da vero attore/cantante. Sarà interessante seguire la sua carriera.

Insomma un’altra serata entusiasmate in Cattedrale, un’altra conferma dell’altissimo livello dei concerti di Anima Mundi.

Alla fine: applausi meritati (anche quelli del Maestro Pinnock rivolti al controtenore Orliński).


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