Pubblicato da: miclischi | 10 settembre 2019

Daniel Harding apre la XIX edizione di Anima Mundi con il Requiem Tedesco

Siamo alla XIX edizione

Si possono condensare nella stessa composizione le sensazioni forti e contrastanti di solennità e intimità, oppure di tragica cupezza e sereno sollievo? Tutte queste frammistioni si trovano nel poderoso Requiem tedesco di Johannes Brahms.

Proprio con questo requiem inusitato si apre la XIX edizione di Anima Mundi, la prestigiosa rassegna di musica sacra che si svolge ogni anno a settembre in duomo a Pisa. Quest’anno si inizia con Daniel Harding in duplice veste: direttore sul podio e direttore artistico della manifestazione.

Un requiem davvero inusitato. Lontanissimo dagli stereotipi della messa in latino cui siamo abituati (non per niente si chiama Requiem tedesco), lontanissimo dalle passerelle per i solisti con il coro a far capolino di quando in quando. Qui il coro è protagonista assoluto, praticamente lavora a tempo pieno. I solisti (solo due – baritono e soprano – invece dei canonici quattro) con poche parti e mai davvero solistiche: sono sempre in compagnia del coro… Ma anche un reguiem lontanissimo dalle tentazioni operistiche, con una vistosa propensione, invece, per l’impianto sinfonico.

Prima di entrare in Cattedrale

Prima di entrare ci si gode la fanfara di ottoni che dispensa melodie dalla torre, per la gioia dei turisti stupiti e dei convenuti tutti. A far da sfondo, oltre le mura e verso il mare, dei nuvoloni minacciosissimi.

I musicisti attendono l’inizio del concerto

Entrando nella cattedrale si nota quasi con sgomento la quantità di musicisti e coristi che affollano la navata e il transetto. Altro che gli ensemble rarefatti della tradizione barocca… L’orchestra e il coro della Radio Svedese sono davvero imponenti. Poi i musicisti e coristi prendono posto, si accorda, arriva il direttore e si comincia.

L’avvio di questo requiem hardinghiano si caratterizza per l’estrema struggevolezza. Il coro si mette subito in evidenza per la sua precisa intonazione e per un amalgama superlativo delle voci. Anche se, ma questo succede quasi sempre, i soprani tendono un po’ a prevalere nelle parti d’insieme. Eppure, nella ripresa finale – forte – si ricrea un bell’insieme di voci senza sforzature.

Nel secondo numero si scende ancora più nei toni quieti e intimi. Gli archi sono sordinati e i timpani fanno sentire la propria discreta ma decisiva presenza nella scansione inesorabile dei ritmi del destino. Questa sonorità soffusa, accompagnata dagli ottoni che suonano piano, esalta al meglio il sound di questo Requiem sinfonico. E nella seconda parte di questo secondo numero l’alternarsi delle voci, ora maschili ora femminili, contribuisce alla creazione di un’atmosfera davvero coinvolgente.

Daniel Harding dirige l’orchestra e il coro della Radio Svedese

Arriva per il terzo numero il baritono Mark Stone. Bella voce, bassa e possente all’occorrenza, soavemente lieve nelle parti più cantabili. Nella chiusa corale, però, sforzano un po’ troppo i soprani. Che dipenda dal coro oppure, forse, dalle note pecche dell’acustica cattedralica?

Di nuovo orchestra e coro senza solisti nel quarto numero, con innumerevoli rincorse e riprese a dilatare il testo e le armonie.

Il baritono Mark Stone

Quando, nel quinto numero, arriva il momento del soprano, la solista Hanna Husahr – dalla voce limpida ed espressiva – si sistema di fianco al coro e non, come aveva fatto il baritono, accanto al direttore. Il coro si siede. Questa disposizione produce una sonorità più lieve (complici anche i violini sordinati), e questa quiete generale permette finalmente di sentire anche le voci dei legni, precedentemente poco udibili. Questo cambio di registro ha permesso di apprezzare ulteriormente la variegatezza di questo Requiem brahmsiano: una ricchezza che non si finisce mai di esplorare. Una ricchezza che i complessi svedesi sotto la guida di Daniel Harding hanno davvero ben evidenziato.

Anche nel sesto numero, quando rientra il baritono, si inizia con questo approccio lieve (coro seduto e violini sordinati). Poi, in un fenomenale crescendo, il coro si rialza e dispiega le voci, con un rincorrersi esasperato ed esasperante fino a una chiusa che ha tutta la solennità e la sonorità di un gran finale. Meno male che non c’è scappato neanche un applauso distratto, come accade spesso alla fine del terzo movimento della sesta di Ciaikovski.

Perché il settimo numero, quello finale per davvero, si discosta dai canoni della grandiosità finalistica ed è invece quietissimo. Ricorda un po’ il corale conclusivo dopo il grandioso coro di quasi-finale della Passione bachiana di Giovanni. Ma anche, tanto per restare in tema, lo spegnersi nel movimento conclusivo della citata patetica Ciaikovskiana.

Meritati applausi

Dopo le ultime lievissime note del Requiem, Daniel Harding rimane a lungo impietrito. Ma proprio a lungo. In una comunione artistica con i coristi e i professori dell’orchestra che si consacra in un interminabile silenzio. Poi gli scrosci di applausi, le ripetute chiamate, le entusiastiche acclamazioni da parte del pubblico che acclama anche il maestro del coro, Marc Korovitch. Poi si capisce che il concerto è davvero finito. Ma prima di lasciare il palco i musicisti si scambiano ripetuti abbracci. Qualcosa che sembra un misto fra compiacimento e consolazione. Davvero una splendida apertura di Anima Mundi 2019.

Per la cronaca 1: Di un altro Requiem Tedesco a Pisa si era parlato tempo addietro qui.

Per la cronaca 2: Il programma di questa edizione di Anima Mundi è ricchissimo. La rassegna dura fino al 20 settembre e il programma completo si trova qui.

Per la cronaca 3: Il secondo numero di questo Requiem tedesco, il coro Denn alles Fleisch es ist wie Gras, fu utilizzato da Carmelo Bene nel finale del suo film Salomè. Il film si può vedere qui e il Requiem tedesco arriva al tempo 1:06:30. La versione radiofonica, dall’audio decisamente migliore, si può ascoltare qui. Il Requiem tedesco arriva al minuto 57.

Per la cronaca 4: Poco prima dell’inaugurazione di Anima Mundi il direttore Daniel Harding ha annunciato in una intervista che lascerà il podio per un anno. Anno sabbatico? Macché: andrà a pilotare aerei di linea, per la precisione gli Airbus 320. L’intervista di Repubblica si trova qui.


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