Pubblicato da: miclischi | 15 luglio 2019

Il Rigoletto in piazza a Pisa: poteva andare peggio…

Bartoli Teatro

Rigoletto in piazza

Venerdì 5 luglio 2019, un Rigoletto nella piazza più bella di Pisa, Piazza dei Cavalieri. Perché no? Quando c’è un Rigoletto a portata di mano non si può lasciarselo sfuggire. Prenotato online, la sera ci si avvia con largo anticipo per ritirare il biglietto direttamente in piazza. Si prova ad entrare da Via dei Mille ma nulla: una barriera impenetrabile impedisce l’accesso. Proviamo da Via San Frediano, ci si disse, forse è stato privilegiato l’ingresso dalla Via della Sapienza. Nulla: sbarrato anche lì. Al terzo tentativo si ebbe più fortuna: Via Ulisse Dini era l’accesso giusto. Magari se lo avessero specificato sul sito della prevendita si sarebbe evitato di trascinarsi fra le vie del centro arroventate dalla calura estiva. Comunque, poteva andare peggio: considerando che la piazza ha cinque accessi, tutto sommato trovare la via giusta al terzo tentativo non è stato così male.

Biglietto in tasca, c’era ancora tempo per un quarto di pizza al volo prima di arrivare in piazza in anticipo sull’ora di inizio dello spettacolo per godersi il calar della notte. Ma l’accesso è rimasto sbarrato per molto tempo rispetto a quanto era stato annunciato, per cui la folla si è accalcata sotto lo sguardo beffardo di Ulisse Dini. Una folla stipata in piedi nell’attesa, coll’aggravio dell’estremo madore estivo. Comunque poteva andare peggio: poteva non essere rimasto nessun posto per sedersi nello slargo alle spalle dell’insigne matematico.

Finalmente si entra. Si prende posto, si guarda la folla degli spettatori entrare e pian piano prendere posto. Si odono i gorgheggi dei cantanti che si scaldano in qualche retro-palco. Finalmente entra l’orchestra, si abbassano le luci, si comincia. Sulle note dello struggente preludio, un piccolo fuori-programma: la macchina delle Guardie di Città, parcheggiata ai pedi della scalinata della Scuola Normale, si mette in moto, fa manovra puntando i fari sul pubblico, gira e se ne va. Una versione decisamente inedita di questo preludio. Una variazione sul tema che si ripeterà anche nel secondo atto. Stavolta è la macchina dei Metronotte che arriva fin sotto le scale della Scuola Normale. La guardia scende con il suo enorme mazzo di chiavi, sale fin su all’ingresso, fa quel che deve fare, poi torna, rimette in moto, e copiando quanto era stato fatto in precedenza, fa un bel giro puntando i fari sul pubblico e se ne va. Comunque, poteva andare peggio: potevano essere delle macchine a gasolio smarmittate.

Il colpo d’occhio dell’inizio dell’opera è fantastico: la scena – pur esigua – è affollata elegantemente da solisti, coristi e figuranti, e la scena è davvero ben congegnata. Ma quando partono le voci… o che è? Che cos’è quel suono inusuale e innaturale? Perdindirindina: il Rigoletto con microfoni e amplificatori? Occheccosè questa roba? Le voci sformate, anche il timbro degli strumenti dell’orchestra, ma diobonino, come gli è venuto in mente? Passata la rabbia e la delusione condita dal rammarico di essere venuti a sentire questo Rigoletto inascoltabile, alla fine ci si è rassegnati, ma certo che delusione… Non si capisce come sono le voci (dopo tutto sono le voci degli amplificatori, non quelle dei cantanti), e il piacere primario dell’ascoltare l’amato Rigoletto svanisce. Comunque, poteva andare peggio: potevano esserci anche luci psichedeliche e effettoni sonori tipo echi e riverberi.

Vecchio? Mica tanto…

La regia e costumi: già che la musica e il canto non si possono sentire, almeno ci si concentra su altri aspetti. La messa in scena è complessivamente godibile, con un paio di inspiegabili pecche. Prima Monterone: il vecchio (così gli si rivolge Rigoletto al momento della Vendetta) si presenta in scena non già come l’anziano genitore venuto a protestare con il Duca che gli ha sgainato la figliola, bensì come giovane aitante, per di più con una voce squillante quasi tenorile. O quella? E poi, quando il Duca si introduce a casa di Gilda non va in abito da studente povero, bensì tutto agghindato con vesti principesche. O quella? Comunque, poteva andare peggio: per lo meno qui non c’era l’inusitata introduzione di donne nude, come si era visto qualche tempo fa nel Rigoletto di Torre del Lago.

Bah, alla fine l’opera finisce e si va via. Una grande delusione sonora. Parlando con altri appassionati si sente mormorare che negli eventi operistici all’aperto l’amplificazione è d’obbligo. Mah… Sarà… In opere viste – e sentite – all’aperto in passato non pareva che ci fosse proprio nessuna amplificazione.  Oppure era fatta talmente bene che non la si notava (cosa che evidentemente a Pisa non è riuscita). Di sicuro non c’era amplificazione in una straordinaria rappresentazione della Cavalleria rusticana di tanti anni fa sotto lo sguardo vigile del faro di Capo Santa Maria di Leuca. Si torna a casa veramente sconsolati. Comunque, poteva andare peggio: poteva piovere.

Per la cronacaIl cartellone completo dell’opera non si trova facilmente sui siti degli enti che hanno promosso l’iniziativa. Per fortuna lo si trova su questo articolo del Tirreno.

Applausi finali

 


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