Pubblicato da: miclischi | 29 marzo 2019

Federico Colli, la ciaccona di Bach, Peter Høeg: evocazioni caleidoscopiche

concerti normale

Federico Colli in concerto a Pisa

26 marzo 2019, Teatro Verdi di Pisa. Per la stagione di concerti della Scuola Normale Superiore arriva il pianista Federico Colli. In programma la partita numero 4 per clavicembalo di Bach, una selezione di sei sonate di Domenico Scarlatti e, in chiusura, la rielaborazione per pianoforte operata da Ferruccio Busoni sulla ciaccona dalla seconda partita per violino solo di Bach.

Al di là del piglio singolarissimo di Federico Colli (di cui si era già parlato qui in occasione di un concerto al parco della musica a Roma), al di là dei mugugni di alcuni fra il pubblico che hanno trovato le sue interpretazioni un tantinello romanticistiche o sdolcinate, è innegabile il suo dominio totale della tastiera, con un tocco pulito e preciso di cui ha fornito prove straordinarie sia nelle parti di grande agilità che – soprattutto – in quelle languidamente lente. Il tocco sui tasti di Colli riesce ad ottenere dal pianoforte una grande varietà di sonorità, tanto che si fa quasi fatica a constatare che provengono dallo stesso strumento.

Abilità, questa, che è particolarmente importante nella ciaccona bachiana, come si sa ricchissima di diverse sonorità sovrapposte e collidienti. Peccato che nella reinterpretazione di Busoni prevalga a tratti un sovrumano – non già silenzio, ci mancherebbe, ma… – fragore.

bambina silenziosa

Uscito nel 2006 nella traduzione di Bruno Berni

Comunque, riascoltare dal pianoforte la ciaccona (di cui sono ben vive nella memoria sonora le note del violino di Hilary Hahn), oltre al rinnovato rispetto per le decisioni interpretative (in questo caso sia quelle di Colli ma, ancor prima, quelle di Busoni), ha suscitato anche un’altra sensazione. Un desiderio irrefrenabile di andare a ricercare, trovare e rileggere la straordinaria analisi di questa composizione bachiana in uno dei tanti bei romanzi di Peter Høeg: è il libro del 2006 pubblicato in Italia, nella traduzione di Bruno Berni, col titolo La bambina silenziosa.

Kasper il clown, in una scena drammatica e carica di tensioni ambientali e filosofiche, accorda il suo violino e inizia a suonare la ciaccona. Suona e parla, suona e osserva, suona e si interroga. Spiega la ciaccona, si sofferma sulle sue tre parti e sulla sensazione di morte che emana dalle sue note (Bach la scrisse dopo la morte della moglie Barbara e di due dei suoi figli).

Qui, nella prima parte, cambia registro, usa diteggiature quadruple per per creare l’illusione di più violini che dialogano. Diventano le tante voci che ci sono in ogni essere umano, in noi tutti. Alcune voci vogliono accettare la morte, altre non vogliono. (…) puoi sentirlo, giureresti che siano almeno tre violini.

Parla e racconta, Kasper, parla di sua madre morta cadendo dalla fune molle. E continua a suonare.

La seconda parte è in maggiore. Misericordiosa. Profondo dolore. Per me fu come un balsamo per l’anima. Bach aveva conosciuto la perdita, come me, potevo sentirlo. (…) Ascolta: la consolazione diventa quasi trionfante. Fa somigliare il violino a una tromba. (…) Ascolta, continua fino alla battuta 177. Qui comincia la gioia profonda, tranquilla. Con molte note sostenute che danno la sensazione di nostalgia. Ha fatto pace con la morte. Sarebbe già molto, ma non è abbastanza. Sta arrivando qualcosa di ancora più grande. Dalla 201 l’astronave comincia a decollare.

Mentre suona parla, racconta, analizza, Kasper. E torna in mente la visione emozionante, a teatro, dell’anziano signore nella fila davanti che segue la musica a occhi chiusi, muovendo le mani con un’intensità di passione pazzesca, interpretando lui stesso tutte quelle sottigliezze compositive che Federico Colli sta interpretando sulla tastiera, dopo che Ferruccio Busoni le aveva a sua volta reinterpretate.

Ora ascolta l’inizio della terza parte. Siamo tornati al re minore. (…) Ci avviciniamo alla battuta 229, dove passa in bariolage, sta lì a ondeggiare fra la corda vuota del la e note che si muovono sulla corda del re. E’ insieme tempo dolente e pieno di vigore. E’ la morte della prima parte che torna, ma alla luce della consolazione e del trionfo e della pace del cuore della seconda parte. (…) E’ la morte illuminata dalla coscienza. Bach non si limita a dire che si possono tenere gli occhi spalancati attraversando la morte. Lo fa lui stesso, lo fa nella musica.

cd chaconne

Il CD di Federico Colli che contiene la Ciaccona

Abène, quando una musica rievoca un libro (o viceversa). Abène, quando queste due passioni si intersecano con estrema naturalezza. Abène la musica di Bach. Abène i libri di Peter Høeg. Tutte scaglie che si muovono casualmente eppure armoniosamente all’interno del tubo magico del caleidoscopio.

Per la cronaca 1: Della serie: non c’è limite alle potenzialità di interpretazione e reinterpretazione: qui c’è la Ciaccona eseguita al flauto dolce contralto dal flautista messicano Horacio Franco. Una rilettura entusiasmante.

Per la cronaca 2: Spulciando nella rete, è emersa questa interessantissima tesi di laurea di Matteo Cossu che mette a confronto tre interpretazioni della Ciaccona da parte di tre violinisti: Nathan Milstein, Yehudi Menuhin e Henrik Szeryng. Il confronto puntualissimo viene fatto per brevi gruppi di battute e lo studio di Cossu è preceduto da utili considerazioni sia sulla Ciaccona che sul concetto stesso di interpretazione.

Per la cronaca 3: Volendo riascoltare la ciaccona (per violino!) seguendola sullo spartito, magari anche per meglio apprezzare le annotazioni di Peter Høeg, eccola qui (sempre con Hilary Hahn al violino). Lo spartito con la numerazione delle battute si trova qui.


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