Pubblicato da: miclischi | 19 febbraio 2019

Torna La Bohème al Verdi di Pisa: che meraviglia l’orchestra di giovanissimi!

La Bohème torna a Pisa

Era il novembre del 2018 e la stagione lirica del Verdi di Pisa avanzava a passi decisi nel suo variegato repertorio con il Mosè in Egitto di Rossini. L’opera si concluse con gli ebrei fuggiaschi che attraversano il Mar Rosso miracolosamente ritiratosi per volere divino in modo da lasciarli passare. Quell’opera quindi si chiudeva con il passaggio del Mar Rosso.

Per una di quelle curiose magie dell’Opera, questo messaggio estremo nell’opera rossiniana fece da ponte per lanciare, di lì a pochi mesi, un’opera che invece inizia con il passaggio del Mar Rosso, La Bohème di Puccini.

Non che il musicista di Torre del Lago abbia proprio messo in scena il mare che si apre per far fuggire gli ebrei dall’Egitto: si tratta invece del tema del quadro che il pittore Marcello tenta senza successo di dipingere proprio all’inizio dell’opera, nella soffitta fredda che si affaccia sui tetti di Parigi.

Difatti eccola puntuale, il 16 febbraio 2019, La Bohème che torna al Verdi. E quando si alza il sipario e le allegre note preannunciano il dialogo fra gli artisti spiantati in soffitta, e si aspetta la prima battuta di Marcello che parla appunto del Mar Rosso, non si può fare a meno di sentire sulle labbra formarsi un sorrisetto, ripensando al Mosè rossiniano e a queste straordinarie ed inebrianti liaison che il teatro musicale riesce a creare.

Una serata all’opera può colpire per uno o più aspetti della rappresentazione. A volte magari sono le scelte registiche – tradizionali o rivoluzionarie -, o le doti canore dei solisti, magari del coro, oppure l’uso delle luci, delle videoproiezioni, dei movimenti di danza, eccetera. Questa Bohème di sicuro ha colpito soprattutto per la straordinaria prova dei musicisti dell’Orchestra Giovanile Italiana sotto la direzione di Gianna Fratta.

Gianna Fratta, direttore d’orchestra (dalle gallerie del sui sito web).

Aspettando l’inizio dell’opera vien sempre voglia di andare a gettare un occhio nella buca dell’orchestra. Ci sono i musicisti che si stanno preparando, attentamente leggendo lo spartito per riprovare alcuni passi, oppure sbizzarrendosi nel suonare un motivo da tutt’altro contesto, tanto per scaldarsi un po’. Poi ci sono quelli che chiacchierano fra loro, oppure spippolano sul telefono, oppure scattano foto alla sala che si sta riempiendo, o anche dei selfie.

Affacciarsi sulla buca prima di questa Bohème ha rivelato una schiera di ragazze e ragazzi non giovani, come suggerisce la denominazione dell’orchestra, ma per lo più giovanissimi.

Emanazione della Scuola di Musica di Fiesole e fondata nel 1980 da Piero Farulli (indimenticato violista del Quartetto Italiano), l’Orchestra Giovanile Italiana ammette allievi sulla base di un bando annuale che pone precisi limiti di età: dai 18 ai 27 anni. Sarà che far musica mantiene giovani, ma alcuni fra i ragazzi e le ragazze dell’orchestra della Bohème pisana sembravano anche sotto-soglia. Tutt’altra storia, invece, quella dell’approccio alla musica. Già nel guardare i musicisti che scaldavano gli strumenti pareva di scorgere un piglio da professionisti consumati.

L’Orchestra Giovanile Italiana (dalle gallerie del sito ufficiale).

Cos’è, cosa non è, queste prime impressioni hanno poi trovato conferma nell’esecuzione di tutta l’opera, con una riuscita più che buona sia degli impasti d’insieme che della parti strumentali solistiche. Hanno fatto la loro figura in particolare i legni, ma nel complesso tutta l’orchestra ha fatto un figurone, senza sbavature, ma anzi con un’esecuzione precisa e convincente.

Naturalmente un peso determinante nella prova dell’orchestra lo ha avuto lei, Gianna Fratta, direttore d’orchestra. S’era già avuto modo di apprezzarla nel Rigoletto pisano del 2016, ma stavolta forse ha convinto ancora di più. Il fatto di avere un’orchestra di giovanissimi strumentisti la ha forse stimolata ulteriormente ad adottare un approccio anti-autoritario e optare per quello collaborativo; ed il risultato è stato clamorosamente raggiunto!

Ah già, ma questa era una serata all’opera, non un concerto sinfonico. E i cantanti, le voci? E’ presto detto, la prestazione dei cantanti è risultata nel complesso abbastanza deludente. Fra i quattro cellettoni  ha convinto davvero soltanto il Marcello di Jaime Eduardo Pialli, dotato di voce potente ed espressiva, oltre che di un’adeguata presenza scenica, mentre fra le bimbe la povera Mimì (Maria Bagalà) è entrata nella parte un po’ al rallentatore e ha davvero convinto solo nel terzo e nel quarto atto, specie nel coinvolgente Addio del terz’atto e nel Sono andati del quarto . Il cartellone completo si trova qui.

Il Coro Lirico Toscano ha fatto vocalmente la sua parte, anche se per stradine parigine del secondo atto è rimasto un po’ impalato…

Il pubblico pisano ha generosamente applaudito tutti gli interpreti, anche se è parso di cogliere un lieve squilibrio a favore dei citati due cantanti e dell’orchestra con il suo direttore. Le opere realizzate nell’ambito dei laboratori di Opera Studio hanno dato un passato prove più convincenti, ma tant’è, bisogna sapersi accontentare; ed anche apprezzare  i risultati di un laboratorio didattico.

Una serata, insomma, che soprattutto ha spostato l’attenzione dal canto alla musica. Brava Orchestra Giovanile Italiana, brava Gianna Fratta!

Per la cronaca: Forse non a tutti piace che un’orchestra di giovani e giovanissimi possa assurgere a risultati di rilievo. Si legge sulla Repubblica di Firenze in due articoli, uno del primo gennaio e uno del due gennaio del 2019, che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha deciso di tagliare i finanziamenti all’Orchestra. La questione viene affrontata con ulteriori dettagli anche sul sito web dell’emittente fiorentina Controradio il due gennaio. Arrivano poi rassicurazioni dal Ministro che in parte tenta di ridimensionare le decisioni e affronta il tema con dei tecnicismi sulle modalità di ottenimento dei finanziamenti dall’ente fiesolano; ma il fatto rimane: col taglia di qui e il taglia di là sembra che i fiori all’occhiello della cultura nazionale non risultino degni di essere sostenuti. Tagli alla cultura, musicisti giovani e meno giovani. Proprio in questo periodo arriva un altro duro colpo a un’istituzione musicale nazionale d’eccellenza, il Coro dell’Accademia di Santa Cecilia. Il blocco del turnover da parte della dirigenza, in atto già da anni e riproposto anche per quelli a venire, di fatto riduce l’organico e innalza l’età media dei cantanti i quali, una volta usciti per pensionamento, non vengono rimpiazzati. Da un lato si scoraggia un’orchestra di giovani; dall’altro si riduce l’organico e si spinge un coro di rilevanza mondiale all’innalzamento dell’età (come ben evidenziato da Giorgio Meletti sul Fatto Quotidiano il tre febbraio 2019). Ma un giovane e bravo musicista o cantante che prospettive ha in Italia?

Il pubblico dell’Auditorium sostiene il Coro di Santa Cecilia contro i tagli dell’organico (gennaio 2019)


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