Pubblicato da: miclischi | 9 febbraio 2019

Giovanni Iudica racconta la storia affascinante di Gesualdo da Venosa

Una storia appassionante

Carlo Gesualdo, chi era costui? Nobile napoletano vissuto a cavallo fra il ‘500 e il ‘600 fu uno straricco signorotto del sud, suddito del re di Spagna, proprietario di sconfinate terre, apparentato con potenti e cardinali, protagonista di una vita movimentata, tragica e affollata di fatti clamorosi. Ma, a dispetto della ragion di stato, degli arzigogolati meccanismi fatti di matrimoni combinati e di strategie successorie, la sua vera passione era la musica. Ce lo racconta per bene in un libro di molto avvincente Giovanni Iudica. Il libro si chiama Il principe dei musici ed è stato pubblicato da Sellerio nel 1993, con successive edizioni rivedute e ampliate.

O meglio, per essere precisi, la musica ha solo un ruolo marginale, da basso continuo in questa storia di Giovanni Iudica che ripercorre tutta la vita e le vicende di Carlo Gesualdo. La musica come intimo atto consolatorio, ma anche come espressione di un ingegno straordinario, tanto da meritarsi l’apprezzamento di Claudio Monteverdi,  suo quasi contemporaneo. ma di certo molto più noto ai giorni nostri. Fanno capolino nella narrazione, difatti, anche le vicende editoriali dei suoi Libri di madrigali, e anche lo stratagemma di far comparire l’autore non come tale, ma come dedicatario della musica, ché un nobile del suo rango non si supponeva dovesse dedicarsi al faticoso lavoro del far musica, fosse anche per esprimere la sua creatività.

Si legge come un romanzo avvincente, questa storia della vita del Principe di Venosa costruita sulla base di innumerevoli fonti studiate molto approfonditamente da Iudica. Ché di episodi appassionanti ed avvincenti ce ne sono davvero tanti. Fra tutti, il celebre uxoricidio commesso dal Principe per far giustizia del disonore causatogli dalla bellissima moglie/cugina bisvedova Maria D’Avalos la quale, dopo aver fermamente resistito alle avances di tutto l’entourage dei cortigiani, cedette senza riserve alla passione di Fabrizio Carafa, duca d’Andria e conte di Ruvo.  Si fece aiutare dai suoi fedelissimi, Carlo Gesualdo, e fece fuori gli amanti nella di lei camera da letto. Proprio il fatto che non provvedé da solo al castigo, ma si fece aiutare, fu interpretato come una grave infrazione del codice cavalleresco. Sul piano penale, invece, nessun dubbio: l’assassinio era assolutamente legittimo, come decretò il processo (il cui verbale è presentato in appendice al libro).

Il perdono di Carlo Gesualdo, pala d’altare realizzata nel 1609 da Giovanni Balducci

Ma ci sono altri fatti, situazioni e contesti che il libro descrive molto bene. Prima di tutto la spartizione del potere nella penisola fra pochi casati potenti e sempre alla ricerca di alleanze fra loro e con il potere della Chiesa. Ché la presenza del papato e dell’aristocrazia ecclesiastica è sempre rilevante in tutti i fatti narrati. Poi l’ingerenza delle priorità politiche nelle questioni familiari. I matrimoni erano di fatto alleanze o risultati di calcoli di convenienza e le donne venivano date in spose qua e là (anche giovanissime) per motivi che ben poco avevano a vedere con i loro intimi desideri. Ché le donne, questo emerge chiaramente, non contavano niente agli occhi dei potenti, e venivano solo considerate come pedine nei loro giochi di ruolo e di potere. Anche il secondo matrimonio di Carlo Gesualdo, con Eleonora D’Este, fu combinato sulla base di puri calcoli di convenienza per il casato ferrarese.

Un altro fatto che colpisce nel corso del racconto è la presenza frequente della morte. Maria d’Avalos, quando sposò Carlo Gesualdo, aveva 24 anni ma era già rimasta vedova due volte. Poi ci sono le morti dei bambini, fra cui l’erede di Carlo, da cui scaturì un arzigogolatissimo testamento che menzionava anche due ipotesi successorie radicalmente diverse a seconda che la nuora gravida partorisse un maschio o una femmina.

Come si diceva sopra, si parla poco di musica, in questo libro. Del resto, tali e tanti sono gli avvenimenti sviscerati e appassionatamente narrati, che quasi quasi viene da accontentarsi e accettare di buon grado che questo particolare aspetto della vita di Gesualdo da Venosa non sia anch’esso analizzato in dettaglio. Ma, grazie alla curiosità scatenata da questa storia, viene proprio da saperne di più, e anche da ricercare ed ascoltare la musica dello sfortunato principe dei musici. Che davvero, una delle più belle funzioni dei libri ben riusciti è quella di fare da catapulta per altre letture o, come in questo caso, anche nuovi ascolti.

L’inizio di Tenebrae factae sunt

Per la cronaca 1Nel suo saggio dal titolo Madrigali malinconici il musicologo siciliano Massimo Privitera dedica un breve capitolo a Carlo Gesualdo, Il Principe malinconico. Questo breve testo si conclude con queste intense parole: In queste composizioni il cromatismo pervade ogni strato compositivo: si presenta sia nella dimensione lineare dei soggetti, sia in sequenze di accordi che tolgono al discorso musicale ogni linearità logica, lasciando l’ascoltatore sospeso nella cupa contemplazione del doloroso abisso.

Per la cronaca 2: Naturalmente una ricerca su Internet o Youtube permetterà di farsi una bella scorpacciata di musica gesualdiana. Per esempio, qui c’è tutto il sesto libro dei madrigali.

Per la cronaca 3: Un’altra delle catapulte azionate dal libro di Iudica porta al film documentario realizzato da Werner Herzog nel 1995 su Gesualdo da Venosa, che approfondisce anche alcuni aspetti musicali, con varie esecuzioni nei luoghi del Principe di Venosa. Si chiama Gesualdo: morte a cinque voci Realizzato in tedesco, si può trovare anche in inglese (qui c’è il trailer). Finché c’è, il film è disponibile qui.

Per la cronaca 4: Un’altro universo di cui questo libro suggerisce l’esplorazione è quello del paesaggio, dell’architettura, dell’arte. Palazzi, castelli, chiese, dipinti… Un’altra dimensione delle curiosità scatenate dal libro di Giovanni Iudica.

 


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