Pubblicato da: miclischi | 29 gennaio 2019

Le intense fotografie di Letizia Battaglia in mostra a Livorno fino al 15 marzo

Da non perdere: c’è tempo fino al 15 marzo.

Museo Fattori a Livorno, accanto al centro ma come in un altro mondo. Saranno quei lecci maestosi, quell’aria da tenuta di campagna… Insomma un luogo al quale è bello arrivare, nel quale è bello perdersi alla ricerca dell’edificio nel quale si trova la mostra che si sta cercando.

Alla fine si accede ai Granai di Villa Mimbelli, si sale un maestoso e avvolgente scalone di legno su fino al primo piano, e si comincia con la mostra di Letizia Battaglia, fotografa palermitana con alle spalle una intensa carriera nella cronaca della sua città sui giornali locali.

All’inizio della mostra tre frasi della fotografa, una specie di manifesto della sua visione del linguaggio fotografico, frutto della necessità – e della capacità – di comunicare. Poi il curriculum ricco di premi e riconoscimenti. Infine loro, le foto.

Una foto di grande impatto: Rosaria Schifani, vedova dell’agente di scorta. Fotografata da Letizia Battaglia nel 1993, si trova anche sulla copertina del libro “Passione, giustizia, libertà. Fotografie dalla Sicilia”, pubblicato da 24 Ore Cultura nel 1999.

Ci sono i morti ammazzati per strada, in macchina, sulla rampa del garage, in casa. Morti di mafia. Poi ci sono i poliziotti e i carabinieri sul luogo del delitto. Gli imputati nelle aule di tribunale. Poi ci sono i parenti dei morti, o la mamma che si dispera perché pensa che il figlio sia morto.

E’ una mostra in gran parte dominata dalla morte, quasi come una striscia di sangue unisse tutte quante le fotografie.

Viene da soffermarsi sul pensiero che Letizia Battaglia riusciva sempre ad arrivare nel posto giusto al momento giusto per registrare quelle immagini potenti. Mica si usavano le foto scattate dai passanti col cellulare, per documentare i fatti di cronaca…

E in queste foto d’insieme – alcune sembrano scattate con grandangolo tenendo la macchina  a braccia tese sopra la testa – viene da perdersi a osservare le innumerevoli persone che fanno da contorno al fatto: il cadavere, o l’onorevole, o il mafioso, insomma il soggetto principale.

Sono innumerevoli persone, quelle che affollano gli scatti per strada. Ogni persona con il suo sguardo significativo, il suo atteggiamento particolare, a creare un’immagine corale in cui ognuno contribuisce significativamente al raggiungimento del risultato d’insieme.

Una delle foto più note fra quelle in mostra, usata come copertina del libro ANTHOLOGIA, pubblicato dall’Editore Drago nel 2016.

Poi ci sono le foto della povertà, delle donne sole e disperate, o circondate da grappoli di bambini nelle loro misere dimore.

Donne e bambini, questi sono i soggetti preferiti dalla Battaglia, come lei stessa annuncia nei pannelli all’inizio della mostra.

Come la bambina con il pallone nella foto del 1980, un’immagine dalla potenza sconvolgente (vedasi qui accanto la foto riprodotta sulla copertina di un catalogo battagliano).

A far contrasto a questo strazio, gli sfarzi delle feste della nobiltà a palazzo, diversamente strazianti.

Si gira e si rigira per questa mostra, nelle belle sale ben illuminate, con le immagini ben disposte e affiancate solo da un numerino (il titolo e l’anno di scatto si trovano sulla scheda rigida che si può prendere e poi restituire all’entrata della sala). Con le finestre che si affacciano sugli alberi del giardino buio e propongono interessanti prospettive sui riflessi delle foto.

Si gira e si rigira, e si finisce sempre lì, in quel trittico di immagini che registrano l’assassinio di Piersanti Mattarella, ai tempi presidente della Regione Siciliana. Il fratello dell’attuale Presidente della Repubblica. Sono i tre scatti con cui si conclude la serie della mostra.

Si gira e si rigira per la mostra, che sembra non bastare mai riempirsi gli occhi e il cuore di quelle immagini possenti. Poi si cede alla tentazione e si va sedersi nella saletta in fondo, dove su una tavolata sono sciorinati tanti volumi fotografici con gli scatti di Letizia Battaglia. Per allargare gli orizzonti, per vedere altre storie fotografiche dopo gli anni ’80 e ’90 raccontati nelle immagini della mostra.

E’ una curiosità che rimane in gran parte insoddisfatta. Rimane anche un po’ il rammarico di non aver visto la mostra del MAXXI, nel 2017, che apparentemente offrì una panoramica vastissima e variegata (c’è il catalogo a confermarlo). Ma anche questa selezione livornese, davvero, è da non perdere. Fino al 15 marzo.

Per la cronaca: Come succede nella maggior parte delle mostre fotografiche, anche qui non è dato sapere con che macchine e con che ottiche furono scattate le foto…


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