Pubblicato da: miclischi | 21 gennaio 2019

La Lucia torna al Teatro Verdi di Pisa: il trionfo di Marigona Qerkezi

La Lucia torna a Pisa

Diciott’anni anni dopo l’ultima rappresentazione (era il dicembre del 2000), torna a Pisa l’opera scozzese di Gaetano Donizetti, la Lucia di Lammermoor. Prima serata venerdì 18 gennaio 2019. Nel doppio ruolo di Direttore Artistico del Teatro, e di regista dello spettacolo, il Maestro Stefano Vizioli.

Presentata e osannata come il prototipo più rappresentativo dell’opera romantica italiana, quest’opera, come tutte del resto, ha appassionati seguaci e scettici detrattori. La rappresentazione pisana nel complesso è ben riuscita, soprattutto grazie a tre fattori determinanti.

Prima di tutto lei, la protagonista, questa eroina impazzita che è stata interpretata dalla soprano croata Marigona Qerkezi. Chiamata in fretta e furia a sostituire la titolare del ruolo che si era ammalata (la soprano Sarah Baratta aveva cantato insieme ai suoi colleghi il sestetto del second’atto in occasione della presentazione del sabato precedente nel foyer del teatro), la Qerkezi ha raccolto un pienissimo successo confermato sia dagli applausi a scena aperta che dall’indiscusso primato nell’applausometro finale. Bella presenza scenica, voce spessa e potente, ma al tempo stesso pienamente dominata, duttile, agile ed espressiva, ha proprio centrato il ruolo in modo assolutamente soddisfacente.

La protagonista assoluta: Marigona Qerkezi nel ruolo di Lucia – Foto Imaginarium Creative Studio.

Poi la scelta azzeccatissima di proporre l’uso della Glass harmonica, strumento inusuale che a quanto pare fu pensato proprio da Donizetti per accompagnare ed evidenziare la pazzia di Lucia. Siamo abituati a sentire la soprano che duetta con il flauto, ma questo dolce suono dei vetri ad acqua, magistralmente maneggiati da Sascha Reckert, ha davvero incantato il pubblico, ed ha anche reso più godibili le infinite serie di sterminati gorgheggi che accompagnano la cosiddetta scena della pazzia. Qui c’è un video, proposto dal Teatro Verdi di Pisa, che mostra il Maestro Reckert alle prese con il suo strumento mentre Lucia dispensa la sua follia.

Infine l’Orchestra della Toscana sotto la direzione del maestro Michael Güttler. Un suono pulito e schietto, anche nei difficili impasti degli ottoni e nelle parti solistiche che introducono le arie dei cantanti (oltre alla citata glass harmonica, sono da segnalare anche le raffinate performance dell’arpa e dell’oboe). Insomma un suono che non sconfina mai nello sdolcinato e che non cede mai alle lusinghe di un romanticismo esasperato. Il che, naturalmente, ha permesso di apprezzare appieno alcune squisitezze musicali del compositore bergamasco.

Marigona Qerkezi (Lucia) con Valeria Tornatore (Alisa) – Foto Imaginarium Creative Studio.

Gli altri cantanti, tutto sommato,  hanno nel complesso ben figurato, specialmente il fratello crudele, Enrico, interpretato dal baritono Alessandro Luongo ed anche il viscido Raimondo del basso Andrea Comelli (entrambi premiati dall’applausometro). Sul fronte dei due tenori rivali, l’amante nemico di famiglia Edgardo e lo sposo imposto Arturo, i due interpreti, rispettivamente Alessandro Luciano e Carlos Natale, sono apparsi invece un po’ debolucci, con voci un po’ esili, specie accanto alla incontenibile prorompenza della Qerkezi. Per terminare il quadro degli interpreti, il personaggio apparentemente secondario di Normanno è stato brillantemente interpretato dal tenore Didier Pieri, che fra l’altro è stato uno dei più convincenti sul piano attoriale e dei movimenti scenici; mentre la piccola parte di Alisa è stata interpretata dalla mezzosprano Valeria Tornatore.

Il Coro Ars Lyrica di Pisa, sotto la guida del Maestro Marco Bargagna, ha ben fatto la sua parte, anche se a dire il vero nel coro di apertura si sentiva un po’ pochino. Forse perché era rintanato in quello scatolone-contenitore che troneggiava sul palco, quasi a mo’ di saloon della Fanciulla? Oppure era l’orchestra che lo sovrastava?

Già, la scena (realizzata su bozzetti di Allen Moyer, così dice il programma di sala). Al succitato scatolone si accede tramite una piattaforma che si protende verso il proscenio. Per accedere alla piattaforma gli interpreti devono perigliosamente avventurarsi su instabili pezzi di quelle che dalla platea paiono  macerie  sparpagliate su tutto il palcoscenico. O quella? Si vorrà rappresentare il rovinoso crollo della famiglia? Poi però, quando la scena si illumina di più, si nota che quegli oggetti di multiforme aspetto appesi alla bell’e meglio sullo sfondo sono effettivamente lapidi, pietre tombali, insomma materiale cimiteriale. Ecco cos’erano quei gradoni instabili su cui si arrampicavano i cantanti. La storia è avvolta nell’atmosfera funebre, ecco, ora torna.

In questa inquadratura dall’alto che riprende Alessandro Luongo (Enrico) e Alessandro Luciano (Edgardo) si nota ciò che dalla platea era invisibile, ovvero, oltre alle lapidi sparpagliate, anche la frattura nella piattaforma, ulteriore prova d’ardimento per i cantanti sul palco – Foto Imaginarium Creative Studio.

 

Per la cronaca 1: il cartellone completo di trova qui.

Per la cronaca 2: sul sito web della soprano Marigona Qerkezi si trovano vari contributi audio-video fra cui due filmati evidentemente realizzati di soppiatto in teatro (ma non s’era detto che era vietato?) che mostrano Il dolce suono. In particolare, questo video mostra il debutto nel ruolo, nel maggio del 2017 a Cagliari.

Per la cronaca 3: Nel libro di Klaus Mann dedicato agli ultimi anni della vita di Pëtr Il’ič Čajkovskij (se ne ragionava recentemente qui) c’è anche un episodio in cui il compositore russo assiste a una rappresentazione della Lucia a Firenze. Ecco alcuni frammenti delle impressioni di Čajkovskij riportate da Mann, nella traduzione di Maria Teresa Mandalari:

La musica di Donizetti è piena di idee attraenti, ma com’è assurdo il testo!

… Lucia impazzisce, aveva da sfoggiare trilli di coloratura a non finire: e l’ha fatto in modo grandioso.

Peraltro, mi sembra che la Dama di picche sia proprio migliore di questa Lucia di Lammermoor.

Per la cronaca 4: Una delle interpretazioni più interessanti, sia dal punto di vista vocale-musicale che, soprattutto, da quello visuale della celebre aria Il dolce suono, si trova nel film Il quinto elemento di Luc Besson. Una versione decisamente indimenticabile. Se ne era ragionato anche tempo addietro qui a proposito di una biografia di Maria Callas.

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