Pubblicato da: miclischi | 18 dicembre 2018

Per rinfrancar lo spirito… dittico buffo al Teatro Verdi di Pisa

Intermezzi ridanciani

Un’altra serata (o meglio, un altro pomeriggio) all’opera per vedere qualcosa di diverso dalle opere cui siamo usi assistere. Un bel pomeriggio in cui si impara ancora una volta qualcosa in più sulla storia del teatro musicale e delle sue innumerevoli sfaccettature. Quindi grazie di nuovo alla direzione artistica del Teatro Verdi di Pisa per aver intrapreso questa strada che coniuga efficacemente l’intrattenimento con l’educazione musicale.

E’ stato illustrato in dettaglio la settimana precedente, il programma di questa rappresentazione, e il pubblico ha appreso la tradizione del teatro barocco napoletano (e non solo) di inframezzare i polpettoni seriosi e pesanti con brevi storie operistiche liete e divertenti. Parafrasando il titolo del doppio paginone della Settimana Enigmistica, verrebbe da chiamare questo fenomeno qualcosa come Per rinfrancar lo spirito… fra un mattone e l’altro.

Due di questi intermezzi settecenteschi sono stati ditticizzati e sono andati in scena nel pomeriggio di domenica 9 dicembre. Si tratta di La vedova ingegnosa di Tommaso Mariani con musica di Giuseppe Sellitti e Il maestro di musica, un pastiche con testi e musiche di autori vari fra cui Pergolesi.

Come preannunciato il sabato precedente, a far da cornice narrativa ed elemento di coesione fra questi due brevi lavori operistici è stata introdotta in questa produzione pisana la figura del sognatore, che inquadra le due storielline come giochi da bimbi che immaginano i personaggi e le loro vicende aiutandosi con una casa-giocattolo e dei pupazzi. A interpretare la parte del sognatore è stato chiamato il giovane attore Giovanni Toscano.

Il sognatore, interpretato da Giovanni Toscano, all’inizio della rappresentazione. Foto  Imaginarium Creative Studio

Ora, quando calano le luci, arriva il direttore e ci si appresta a incominciare, forse un manipolo di tradizionalisti ottusi si aspetta sempre e comunque qualcosa come una ouverture oppure insomma che si cominci con la musica e possibilmente anche con i cantanti. O cosa c’entra quel giovanottone dinoccolato che si aggira per la scena? In questa occasione, i suddetti tradizionalisti ottusi hanno ben pensato che mica si fosse  in teatro, e si sono messi tranquillamente a chiacchierare e a commentare come se fossero stati stravaccati sul divano di casa davanti alla televisione. Il numero di questi ghiozzi di bùa è risultato incredibilmente elevato, tanto che quasi si faceva fatica a intendere le parole del sognatore tra tutte quelle chiacchiere in platea. A un certo punto, un rappresentante di un’altra categoria di ghiozzi di bùa  si è esibito in un possente grido Voce!!! all’indirizzo di Giovanni Toscano, che per fortuna non ha fatto una piega ed è andato avanti come nulla fosse. Era forse dagli anni sessanta al cinema Giannini di Marina che non si sentiva il grido Voce!!! in sala. Ci mancava solo che qualcun altro gridasse Quadro!!!.

Passons, che ci sia un sala un po’ di pubblico becero e insofferente, insomma ghiozzo, bisogna anche metterlo in conto.

Poi si comincia con la musica, con l’azione scenica, col canto. Il primo dei due intermezzi, quello della vedova in cerca di rimpiazzi, è risultato fra i due quello musicalmente un po’ smencio, anche se complessivamente godibile e divertente. E, soprattutto, sfolgora la scenografia densa e ricchissima, insomma assai godibile. In questa storia, come in quella che seguirà, la messinscena gioca molto sulla estremizzazione dei caratteri dei personaggi attraverso i costumi e gli atteggiamenti caricaturali. Effetto riuscitissimo. Dalla buca dell’orchestra il Maestro Carlo Ipata appassionatamente coordina il piccolo ensemble musicale Auser Musici che fa egregiamente la sua parte. Già, a proposito, ma non s’era detto alla presentazione che i musicisti sarebbero stati sul palco e non nella buca? Forse s’era capito male? Passons.

La scena della Vedova ingegnosa: piena, pienissima, gustosissima, insomma barocca! Foto Imaginarium Creative Studio

Decisamente molto ma molto più frizzante e coinvolgente la seconda storia in musica, quella del maestro alle prese con la piacente allieva di canto e l’intrusione dell’ingombrante impresario. Una storia sgargiante fin dall’apertura del sipario con la sua scena multicolore, multiforme, multisimbolica, insomma multitutto (ci sta che il Maestro Ipata e i musicisti si siano anche divertiti di più, in questa seconda parte della serata, pardon, del pomeriggio).

Costumi favolosi (di Cristina Ricci). E non solo i costumi. Foto Imaginarium Creative Studio

Non solo le scene, ma anche i costumi, gli oggetti di scena, insomma tutto è sgargiantemente eccessivo, come a sottolineare gli eccessi insiti nella vicenda triangolare maestro-cantante-impresario. La cantante poi, interpretata da Martina Barreca (aveva interpretato anche la vedova del primo intermezzo) ha sfoggiato tutte le sue abilità canore, attoriali e caricaturali, incantando davvero il pubblico. Decisamente all’altezza del compito anche gli altri cantanti, che si sono calati bene bene nelle proprie parti e hanno fornito davvero una prova canora e scenica più che soddisfacente. Si tratta del baritono Niccolò Casi (Strabone nella Vedova e Colajanni nel Maestro di musica) e del tenore Alberto Allegrezza, interprete proprio di Lamberto, il maestro di musica. Tutti osannati dal pubblico nell’applausometro finale, insieme al Maestro Ipata e a tutti gli altri artefici dello spettacolo.

Non bastano due occhi per vedere tutte quelle sgargianze. Perché dispiace distrarsi dai cantanti e mettersi ad esplorare le scene coloratissime (di Alejandro Contreras) e i costumi iper-caricaturali (di Cristina Ricci). Una esperienza di teatro musicale davvero inebriante, frizzante e leggera proprio come un doppio paginone di barzellette sulla Settimana Enigmistica.

Si esce dal Verdi con la precisa sensazione di aver assistito allo sforzo corale di tutti quanti hanno contribuito a mettere in scena questo spettacolo mirabilmente bilanciato in tutte le sue componenti: gli attori-cantanti sul palco, il direttore e i musicisti nella buca, i tecnici dietro le quinte, scenografo e costumista, illustratori, tecnici delle luci,  il regista Marco Castagnoli…  insomma tutti. Hanno davvero fatto un bel lavoro, e ci siamo proprio rinfrancati. Abène…

Scene e costumi ganzissimi esaltano la performance dei tre interpreti del Maestro di musica. Foto Imaginarium Creative Studio

Per la cronaca 1: La presentazione del primo dicembre si può vedere qui.

Per la cronaca 2: Il cartellone completo dello spettacolo si trova qui.

Per la cronaca 3: Il Maestro Carlo Ipata, in occasione della presentazione dello spettacolo, ha dato lettura della sua Ricetta per un pasticcio musicale di Varii Autori, poi inserita nel programma di sala. Questa ricetta, davvero gustosa, la si può ascoltare qui, letta dall’autore stesso. Da segnalare in particolare un dettaglio ricettistico: Trama, quanto basta.


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