Pubblicato da: miclischi | 24 novembre 2018

Jacopo Ghilardotti racconta la genesi dell’Otello: Viva Verdi!

Pubblicato nel 2013 dall’editore Ponte alle Grazie

Che sull’acclamazione VIVA VERDI! Jacopo Ghilardotti ironizzi parecchio non c’è dubbio. Già fin dal titolo (Il Viva Verdi) e poi giù giù nella narrazione, dove il compositore di Busseto viene chiamato proprio Viva Verdi invece che semplicemente Verdi. Questo nomignolo viene appiccicato a Giuseppe Verdi proprio per prenderne un po’ in giro l’indiscussa acclamazione popolare e istituzionale.

Il libro – gustosissimo, forse ancor più per i milanesi che riconoscono luoghi e ambienti – racconta quasi cronachisticamente gli accadimenti che accompagnarono la lunga gestazione dell’Otello. Difatti i capitoli portano il nome degli anni: dal 1879 al 1887, anno in cui finalmente l’opera andò in scena.

Parecchia ironia c’è anche nella scelta narrativa dell’autore, che fa narrare la storia in prima persona da Tobia Gorrio, pseudonimo scelto da Arrigo Boito per firmare alcuni dei suoi libretti, come quello della Gioconda di Ponchielli. Ora, il fatto è che proprio Arrigo Boito, il librettista dell’Otello, è uno dei personaggi chiave della storia, che quindi ne è al tempo stesso interprete e narratore.

Arrigo Boito con Giuseppe Verdi

Ci sono gli ambienti degli intellettuali dei musicisti e dei musicofili a Milano. Ci sono- soprattutto – i musicisti: Verdi che su tutti troneggia, ma anche Ponchielli, Catalani (dipinto come un irrimediabile e malinconico sfigato), Boito stesso con il suo Mefistofele;  si affaccia anche Puccini e ci solo tanti riferimenti ai sostenitori e ai detrattori di Wagner. Ci sono gli ambienti dei teatri, dei cantanti d’opera, dei salotti, della casa editrice Ricordi e dei suoi concorrenti. Ma c’è anche la villa di Sant’Agata, rifugio campagnolo di Verdi il quale sembra interessarsi più alla gestione delle proprie terre che non alle smanie degli ambienti milanesi che aspettano con ansia una nuova opera.

Insomma un racconto densissimamente fitto fitto di personaggi, episodi, corrispondenze, rappresentazioni teatrali, rivalità fra cantanti, fra autori, fra librettisti, fra teatri, direttori, impresari.

Per gli otellisti convinti questo lungo racconto è fonte inesauribile di informazioni e di curiosità. Soprattutto sugli innumerevoli ritocchi, ripensamenti, aggiunte e innovazioni scaturiti dal sodalizio Verdi-Boito durante la lunghissima gestazione dell’opera.

Davvero una bella storia, ripescata dopo tempo immemore dallo scaffale dei libri lungodegenti. E, naturalmente, questa lettura fa tornare la voglia di riascoltare (e possibilmente ritornare a vedere) l’Otello. Ma fa venire anche un pizzico di desiderio di andare a scuriosare nella fitta corrispondenza che Verdi intrattenne col suo editore Ricordi e con il suo librettista Boito (Giuseppina La Face Bianconi ne parla diffusamente qui). Insomma la funzione caleidoscopica di questo libro viaggia stabilmente sul doppio binario della lettura e della musica. Abène!

 


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