Pubblicato da: miclischi | 12 novembre 2018

Jérôme Ferrari 2018: Corsica, morte e fotografia

Uscito nel 2018 da Actes Sud, casa editrice di Arles

Secondo il Dizionario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani, i verbi coinvolgere e sconvolgere significano l’uno il contrario dell’altro. Allora, come è mai possibile che la lettura di un libro risulti al tempo stesso coinvolgente e sconvolgente?

Tutto cominciò in una libreria di Bruxelles. Quando si trova un libro di Jérôme Ferrari, eccelso scrittore di origine còrsa, vien voglia di sfogliarlo per farsene un’idea, magari comprarselo e leggerlo. Bastarono poche righe della sinossi in quarta di copertina per fugare qualsiasi dubbio (nonostante l’odioso formato-listino). La protagonista è una fotografa, qui si parla di fotografia e di Corsica: via, va letto di sicuro! Il libro si chiama À son image ed è stato pubblicato nel 2018 dalla casa editrice Actes Sud.

Poi: non è forse trascurabile il fatto che il libro fu letto, appunto, nel corso di una breve escursione proprio in Corsica, e che proprio il giorno dopo aver letto del tragico incidente che apre il racconto si percorresse proprio quella strada lungo la costa dell’Ostriconi (anche se in senso contrario)…

Coinvolgente, questa lettura, perché quasi fin da subito ci si sente parte di quella famiglia, di quella comunità, di quei legami e di quegli affetti. Viene da condividere con la protagonista, Antonia, le gioie dei primi scatti con la macchina fotografica regalata dallo zio (quello zio che poi si farà prete e che sarà chiamato dalla famiglia, proprio lui, a celebrarne il funerale). Le gioie di Antonia, le sue incertezze, la ricerca dell’inquadratura, dell’esposizione… Ma poco a poco si fa strada anche questa sensazione strana di condivisione delle esperienze di Antonia nel giornale, come fotogiornalista, poi di fotografa di matrimoni, ma anche delle sue esperienze personali e private. E lo zio? Quello che non si dà pace, quello che ai tempi di Antonia bambina e adolescente era forse fra i parenti quello che più la incoraggiava e la sosteneva? Anche con lui viene da condividere il dolore, le incertezze, i rimorsi e i rimpianti.

Una foto scattata a pochi chilometri dalla costa dell’Ostriconi, il giorno dopo l’inizio della lettura. Siamo a St. Florent, al cimitero (!) dei soldati musulmani morti per la Corsica.

Che cosa sconvolge di questo libro? Un libro che già dopo il primo capitolo, quello in cui si racconta la morte di Antonia, avvolge e stravolge. Una serie di avvenimenti, lontani nel tempo e nello spazio, si ritrovano tutti ricuciti insieme. C’è l’incontro di Antonia con Dragan che aveva visto per l’ultima volta in Yugoslavia dieci anni prima, giusto il tempo di fargli una foto. In quell’incontro, nella rievocazione di una vita precedente, nel ritrovarsi per poi andare a morire subito dopo, c’è già una storia, un racconto, un romanzo. E, naturalmente, una fotografia (anzi, come si scoprirà alla fine del romanzo, due fotografie).

Ché ogni capitoletto ha un titolo e un’epigrafe: i titoli indicano, una dopo l’altra, tutte le sezioni della messa da requiem nella forma classica in latino; le epigrafi sono titoli di fotografie. In alcuni casi si tratta delle foto scattate da Antonia; in altri, si tratta di immagini realizzate da fotografi di guerra che ossequiosamente Ferrari indica alla fine del libro.

Ché infatti alle vicende còrse e Antoniesche si accompagna in parallelo anche un sottofondo di orrore kurtziano scandito da immagini, episodi, vite dei fotografi che le hanno realizzate… tutte intorno al tema della guerra e della morte.

E così si sovrappongono indissolubilmente i passi della messa da requiem e le fotografie. Ché difatti la narrazione, fin dal primo capitolo, si svolge tutta durante l’accaldatissima messa funebre nella chiesetta del paese di Antonia, dei suoi genitori, di suo fratello, dello zio prete, delle amiche e degli amici che furono fra i suoi primi soggetti fotografici. Intervallati ai versi del requiem, e alla descrizione di quel che succede a questo o quel personaggio durante la messa – ma anche al prete stesso -, compaiono come fulmini inattesi i tanti tasselli che hanno costituito le varie fasi della vita di Antonia. Questa alternanza senza preavviso fra la tragica attualità della messa funebre e i ricordi di una vita vissuta intensamente dalla protagonista è forse l’aspetto più sconvolgente del romanzo. Ma non il solo.

Jérôme Ferrari, da sito della casa editrice Actes Sud.

Perché ci sono anche le infinite pieghe della vita di Antonia, dei suoi amici, dello zio, dei genitori e del fratello. E le lotte intestine nel movimento nazionalista còrso. Ma anche il rapporto intimo e intenso di Antonia con la Fotografia. Antonia – da giovanissima – inizia ad appassionarsi per le vecchie foto di famiglia, ma questo interesse presto si traduce in profondi e laceranti interrogativi (Capitolo secondo, Requiem aeternam):

L’énigme consistait en l’existence de la trace elle-même: la lumière réfléchie par les corps désormais vieillis ou depuis longtemps tombés en poussière avait été captée et conservée au cours d’un processus dont l’aspect miraculeux ne pouvait être épuisé par des simples explications techniques. (…) …il semblait à Antonia que tous les lieux familiers et, depuis ces lieux, l’immensité du monde entier, s’emplissaient de formes silencieuses comme si tous les instants du passé subsistaient simultanément, non dans l’éternité, mais dans une inconcevable permanence du présent.

Dopo anni di lavoro in cui la fotografia di Antonia viene svuotata di significati (tornei di bocce, feste di paese, uso del grandangolo in modo da inquadrare più persone possibile, in modo che poi più persone comprino il giornale) la protagonista viene sempre più attratta dal legame tragico fra la fotografia e la morte. Per questo prende un periodo di aspettativa, investe i propri risparmi e parte per la Yugoslavia lacerata dalla guerra. Ci tornerà altre volte, sempre attratta da quella assurda convivenza della morte con la perpetuazione della morte tramite la fotografia. E queste foto, quelle per lei più importanti e personali – ecco forse la trovata narrativa più efficace e sconvolgente – Antonia deciderà di non svilupparle mai (Capitolo 10, Agnus Dei):

… elle ne voudrait pas que des yeux étrangers puissent se poser avec curiosité ou indifférence sur le désastre complet dont elle a aujourd’hui été témoin. Ce désastre, elle ne veut pas le dupliquer. (…) Demain, elle rentrera chez elle, elle quittera pour toujours ce pays dont tous les noms sont provisoires, et les pellicules d’aujourd’hui iront rejoindre dans un carton toutes celles qui les y attendent et qu’elle ne développera pas.  Elle ne croit pas au péché, elle ne croit pas non plus en l’agneau de Dieux qui enlève le péché du monde. Mais, au moins, à ce qu’est le monde, autant qu’il est en son pouvoir, elle, Antonia V., n’ajoutera rien.

C’è anche, nel corso di tutta la narrazione, possente e quasi opprimente come il caldo che attanaglia la chiesetta, la liturgia. Nei versi della messa funebre, nel canto dei polifonisti corsi che ne cantano tutte le parti durante il rito, ma anche nei richiami infiniti agli episodi dei Vangeli e alla cultura cattolica di cui è profondamente impregnata la vita della comunità del paese di Antonia.

Uno di quei libri ad alta densità che vien voglia di tenere a portata di mano per poterlo riasfogliare di quando in quando, per lasciarsi avvolgere in questa prosa potente e profonda, per scoprirci sempre nuovi tratti, nuovi piani, nuovi dettagli. Un po’ come quando si riprende in mano una foto scattata tanti anni fa, che non ci stanca mai di riguardare.

Forse la lettura più appassionante di questo 2018.

Corsica, novembre 2018. Alla Stazione di PIetralba.

Per la cronaca 1: La messa cantata dai polifonisti còrsi è quasi come se fosse la colonna sonora di tutta questa tragica storia. Chissà quale versione, chissà quali cantanti… Una ricerca in rete rivela che si possono trovare innumerevoli brani e filmati di canti sacri in Corsica. Qui si può ascoltare un Libera me (l’ultima parte della messa da Requiem) cantato da un gruppo di polifonisti còrsi (Choeur d’hommes de Sartène).

Per la cronaca 2: Tutto il libro è costellato da minuzionisissime descrizioni di fotografie. L’autore spiega in appendice che in alcuni casi si tratta di precise immagini scattate in varie epoche in varie guerre che hanno insanguinato tante diverse regioni del mondo. Una specie di racconto parallelo a quello delle vicende di Antonia). Ma le fotografie di Antonia sono invece immaginarie. Eppure sembra di vederle, tanto sono descritte nei minimi particolari. Una pazzesca analogia con un’esperienza di fotografie immaginarie (a quei tempi vennero definite Fotografie senza macchina fotografica) realizzate nel 2012 proprio in Corsica! Se ne ragionava qui.

Per la cronaca 3: La foto di copertina invece è di Mervyn O’Gorman: una delle prime foto a colori scattata nel 1913! Un interessante articolo di Internazionale a firma di Giovanna D’Ascenzi approfondisce l’argomento.

Per la cronaca 4: In questo video, da una trasmissione televisiva francese, l’autore parla del suo libro. Nel corso della trasmissione vengono mostrate anche alcune delle fotografie (non quelle immaginarie!) che vengono citate durante la narrazione. In quest’altro video, l’autore parla brevemente del proprio libro (sottolineandone i due cardini: la fotografia di Antonia e la messa da requiem) e ne legge un breve brano che racconta le prime esperienze fotografiche della protagonista. Infine, in questa video-intervista trasmessa da un’emittente televisiva còrsa, Ferrari si sofferma in particolare sulla fotografia.

Per la cronaca 5: Una selezione delle foto scattate in Corsica nei giorni della lettura del libro si trova qui.

Per la cronaca 6: Tempo addietro su queste pagine si era parlato di altri tre libri di Jérôme Ferrari: Le Sermon sur la chute de Rome (nel 2013), Où j’ai laissé mon âme, (nel 2014) e Le principe (nel 2015).

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Responses

  1. speriamo venga tradotto in italiano…

  2. […] del romanzo di Jérôme Ferrari del 2018, À son image, di cui si era ragionato tempo addietro qui. E, come nel romanzo di Ferrari, anche Francesca Diotallevi costella la sua narrazione di infinite […]


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