Pubblicato da: miclischi | 12 settembre 2018

Michele Campanella a Pisa per Anima Mundi 2018: Liszt, ma non solo

Michele Campanella nel Camposanto Manumentale di Pisa

Quando ai tempi del liceo si esploravano i vari universi della musica che Marcello Piras dai programmi di Radio Tre ci aveva insegnato a definire “colta”, Michele Campanella era già un indiscusso interprete lisztiano di fama mondiale, e nelle discoteche degli appassionati c’era di sicuro qualche album del pianista napoletano, come per esempio la sua interpretazione delle trascrizioni di alcuni brani dalle opere di Wagner fatte da Franz Liszt, che come si sa era un appassionato trascrittore, in quanto virtuoso dello strumento oltre che compositore.

Quindi l’occasione di sentire Michele Campanella suonare Liszt a Pisa il 10 settembre, nell’ambito della XVIII edizione di Anima Mundi, era proprio da non perdere.

Una visitina al sito web del pianista permette di affacciarsi su un personaggio dalle molte sfaccettature, dalle grandi doti di comunicatore (oltre che di pianista!) e anche dotato di una bona dose di ironia e autoironia (basti notare che la pagina dedicata alla sua biografia è suddivisa in due sezioni: biografia insolita e biografia solita).

Dalla discoteca degli anni che furono (questo disco è del 1976).

Un concerto-evento che mette insieme tanti diversi motivi d’interesse. Prima di tutto l’interprete stellare. Poi il luogo: la cornice meravigliosa del camposanto munumentale, dietro alla cattedrale di Pisa, proprio lì dove si trova l’affresco del Trionfo della morte di Buffalmacco, recentemente restaurato (si dice che fu proprio la visione di quell’affresco, durante il soggiorno di Liszt a Pisa nel 1839, a ispirargli la composizione della danza dei morti – Totentanz). Poi la possibilità, per Michele Campanella, di suonare parte del concerto  su quel fortepiano si cui suonò proprio Liszt a quei tempi, mentre la seconda parte della performance – proprio quella dedicata a Liszt – era in programma su un pianoforte moderno.

Si comincia dunque sul fortepiano, con la Fantasia in do minore KV 475 di Mozart. Dopo un inizio calmo e ieratico la musica tende alla cantilena. Ma il sound del fortepiano in qualche modo la nobilita, insieme al tocco estremamente delicato dell’interprete. Anche nei passaggi forte e in quelli veloci la melodia viene eseguita senza nessuna sbavatura. Come nel finale fatto di arpeggi vertiginosi e precisi.

Michele Campanella al fortepiano (foto di Massimo Giannelli).

Arriva poi Schubert, con i primi tre brani dei suoi Moments musicaux D 780. I primi due brani, complice il suono tenue del fortepiano, non è che siano poi così accattivanti per il pubblico pisano, che si risveglia invece quando attacca il terzo, non solo più allegro e pimpante, ma anche più noto all’orecchio (ci ricorda Daniele Spini nel suo preziosismo testo del programma di sala che questo pezzo è sovente eseguito dai pianisti come bis).

Poi, previo spostamento degli strumenti sul palco, viene il momento del pianoforte. E della musica di Liszt. La differenza si sente, e come, e la partecipazione del pubblico si risveglia e si anima.

Il primo dei due brani lisztiani è quello ispirato a una lettura di Dante (Fantasia quasi Sonata S 161 N. 7) e qui si sente subito come il nuovo strumento sia molto più atto del suo predecessore ad esprimere la perentorietà che la musica di Liszt esige. Questa composizione a programma esplora tutti i registri e tutte le sonorità dello strumento. Gli sprazzi di melodismo romantico vengono spezzati da bruschi salti di stile, di volume, di ritmo, appunto di perentorietà. Non a caso il pubblico si scalda molto di più che dopo i brani precedenti, e si profonde in calorosissimi e prolungati applausi.

Michele Campanella al pianoforte (foto di Massimo Giannelli).

Per ultimo, l’atteso brano ispirato dall’affresco del Camposanto: Totentanz S. 525. Si inizia subito con un fortissimo che sconvolge. Tanto forte che quasi nasconde – forse volutamente? – la prima comparsa de tema del Dies Irae intorno al quale ruoterà tutta la composizione fra variazioni, parvenze di improvvisazioni, allucinazioni. Che allucinante è davvero, questa opera pazzesca. Accompagna lo sconquasso di accordi fragorosi a glissando inusitati, oppure (come già si era sentito nella lettura di Dante) ad arpeggi evocatori di tremolii acquatici nel registro altissimo dello strumento. Sconcerto per sconcerto, verso la fine compare anche una fughetta potentemente martellata che sembra preconizzare stilemi shostakoviciani… Alla fine il pubblico esplode. Gli spettatori esultano all’indirizzo di Michele Campanella e si guardano fra loro con l’aria di chi sta pensando: pazzesco… pazzesco…

La splendida cornice del concerto: il palco è stato installato proprio sotto all’affresco del Trionfo della morte di Buffalmacco (foto EnezVaz)

Siccome gli applausi e le chiamate non accennavano a fermarsi, Michele Campanella ha chiesto la parola. E ha mostrato ancora una volta il suo piacere di dire, di comunicare, di condividere la sua passione. Ha iniziato domandandosi – e domandando – come avrà mai  potuto Liszt suonare sul fortepiano – uno strumento così debole – quel che lui aveva appena interpretato potentemente sul pianoforte. Ma poi, con uno dei suoi disarmanti sorrisi, ha anche ammesso la sua impossibilità di concedere un bis, dopo quel tour de force estenuante del totentanz. Il pubblico ha capito, ha nuovametne applaudito, si è compiaciuto e, carico di frizzante energia, se ne è andato a casa. Un’altra splendida serata di Anima Mundi.

Per la cronaca: per chi avesse voglia di addentrarsi un po’ di più nell’universo Michele Campanella-Franz Liszt, questa video-intervista realizzata da Opera Video è di una godibilità estrema. L’interprete ripercorre la propria carriera pianistica fin dai primi passi e fornisce innumerevoli spunti per approcciarsi alla vita e alla musica di Liszt. Veramente una visione da non perdere.

 

 

 


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