Pubblicato da: miclischi | 11 giugno 2018

Praga cinquant’anni dopo.

Agosto 1968: al Castello di Praga (il “Vicolo d’oro”). Foto di Luciano Lischi

Era l’agosto del 1968 e le vacanze estive della famiglia Lischi, dopo una visitina ai nonni sulle Dolomiti e una settimanetta a Vienna (la mitica Pensione Quisisana), improvvisarono una deviazione oltre-cortina per andare a visitare la città di Praga. Espletate le necessarie procedure per i visti con bolli e controbolli sui passaporti,  la Fiat 124 giallina si spinse sulle strade della Cecoslovacchia (dove fu anche incontrata un’altra macchina targata Pisa). Fu deciso di alloggiare all’Hotel Axa e la figliolanza fu edotta – nel caso di smarrimento – ad imparare a memoria, oltre al nome dell’albergo, l’indirizzo (all’incrocio di Na PoriciNa Florenci, che – si scoprì – significavano Via Parigi e Via Firenze).

Dall’archivio fotografico di Luciano Lischi: a Praga nel 1968

Nelle memorie offuscate rimangono le immagini di una città grandiosa e al tempo stesso un po’ desolata e triste. Le piazze grandiose, il fiume, il castello, il bassorilevo di Kafka su una delle case un cui abitò, il magico orologio con le statuine che ruotavano affacciandosi da una finestrina sull’alto di una torre, con i turisti a guardare all’insù. Nei ristoranti venivano serviti enormi boccali di birra o, per i bimbi, di limonata. Nelle piazze c’erano i gelatai che vendevano il gelato, invece che nei coni, in delle specie di dischetti concavi, bassi e larghi, dai quali leccare direttamente. Insomma una specie di compromesso fra il cono e la coppetta.

Nella notte tra il 20 e il 21 agosto di quell’anno, pochi giorni dopo la partenza della famigliola pisana sulla via del ritorno,  arrivarono a Praga i carri armati sovietici. Pochi mesi dopo, era il gennaio 1969, lo studente Jan Palach si dette fuoco per protesta. Un atto estremo che, molti decenni prima di internet, ebbe una risonanza mediatica enorme, tanto da essere citato anche sul giornalino di classe della quinta A delle scuole elementari Collodi di Pisa, in un articolo a firma del Taccini.

Il paginone centrale del “Corrierino Informazione” del 7 febbraio 1969.

Di passaggio a Praga nel maggio 2018. Cinquant’anni sono tanti, e cercare di ricostruire le emozioni di allora, o anche i ricordi, non è cosa semplice. Ma tornare a Praga è di per sé una bella esperienza a prescindere dalla rievocazione dei tempi dell’infanzia. Perché Praga era e rimane una città favolosa.

Dall’archivio fotografico di Luciano Lischi: a Praga nel 1968

Stupisce la quantità impressionante di turisti che affollano tutti ma proprio tutti i luoghi del centro, provocando veri e propri ingorghi Ma poi,  riguardando le foto del passato, si ricorda che tanti turisti c’erano anche allora, magari non coi i telefoni abbarbicati sulle asticelle per i selfie. Quindi una delle prime cose che viene in mente è che forse varrebbe la pena alzarsi presto, ma molto presto, per poter girellare in città senza traffico pedonale.

Foto e selifie anche in cattedrale (2018)

Un giorno e mezzo di tappa a Praga è un po’ pochino, ma almeno si può girare a sfinimento per le strade e le viuzze, sui ponti, su al castello e fin sulle torri delle chiese. L’orologio astronomico è in manutenzione, mannaggia, ma c’è una bella esposizione nel vecchio palazzo comunale. Il Castello è sempre il castello, nonostante la folla, e una ascesa sulla torre sella cattedrale di San Vito offre un panorama su tutta la città. C’è poi la viuzza con la casina di Kafka, il cosiddetto Vicolo d’oro, in cui ogni bugigattolo è stato trasformato in botteguccia, libreria, rivendita di prodotti artigianali, eccetera. Insomma la pressione turistica si sente e come, anche nella risposta della città. Ciò non toglie che sia una goduria comunque.

Poi la musica: ci sono infiniti luoghi e occasioni per andare a sentire musica di tanti tipi a tutte le ore. Tanti localini Jazz e tanti concerti classici (con un occhio di riguardo alle hit locali di Dvorak e Smetana) in chiese, auditorium, palazzi, insomma dappertutto. Sembrano un po’ più attrazioni turistiche che concerti veri e propri, ciò non toglie che siano godibili, e poi sono anche una buona occasione per sbirciare in una chiesa non ancora vista, e riposare un po’ le gambe delle lunghe camminate urbane.

Panoramica sul soffitto della cattedrale (2018)

Il verde: come si vede anche dalle foto del 1968, gli spazi verdi ci sono e servono a riposarsi un attimo rinfrescarsi, leggere, scrivere o pensare. Ci sono tuttora tanti spazi verdi, parchi o giardinetti, o anche cortiletti di chiese, che offrono un po’ d’ombra e ristoro al turista camminatore.

Cibo e bevande. Un birrino e una salsiccia li si trova sempre dappertutto. C’è da sgomitare un po’ nella folla turistica, ma potendosi sedere un attimo per fare due chiacchiere con il cameriere, magari ci scappa anche la possibilità di gustare qualcosa di diverso.

Musei. Troppo poco tempo, il museo nazionale è chiuso per restauri… insomma sarà per la prossima volta. Solo una visitina alla sede provvisoria del museo per dare un’occhiata, ma niente di che.

La stazione Centrale. Grandiosa, splendidamente decorata, insomma un bel posto. Ma come mai l’atrio è semi-deserto? Chieste informazioni in un barrino per cercare qualcosa da mettere qualcosa sotto ai denti, si scopre l’arcano: i tempi cambiano, e ora la vita frenetica di bar ristoranti e negozi si svolge sottoterra. Basta un piano di scale mobili e si apre un mondo affollato e rumoreggiante. Il tempo di mangiare un boccone e poi via subito di sopra, a godersi questo palazzone inusitatamente calmo.

E Venceslao? La piazzona che ha visto tutti gli avvenimenti più importanti nella storia della città? Sembra più un vialone immenso che una piazza. Piena di luce e fiancheggiata da negozi, ristoranti, librerie (dove si trovano anche dei pregevoli vinili d’epoca, dei tempi della Supraphon), è una piazzona davvero spettacolare, anche se la sera si anima tristemente di localini erotici con omoni muscolosi a far da buttafuori e squinzie che ammiccano dall’interno… Nella piazza sono presentati su grandi pannelloni gli eventi storici che si sono svolti proprio in questo enorme vialone-piazza.

In piazza San Venceslao (2018)

Insomma: bisognerà tornarci, e fermarsi un po’ di più, a Praga. Che davvero vien voglia di sperdersi per le viuzze, senza meta, senza mappa, senza guida, per respirare un po’ di questa capitale che emana un senso di nobiltà decaduta ma che riserva ogni dove sprazzi di arte e di bellezza che non se ne ha mai abbastanza.

Per la cronaca 1: L’Hotel Axa esiste ancora. Qui c’è il sito web.

Per la cronaca 2: Un album di foto digitali scattate a Praga nel 2018 si trova qui. Un altro album, di foto scattate in pellicola con la Nikon FM2, si trova qui.

Per la cronaca 3: Nonostante si veda chiaramente in più d’una foto del 1968 l’apparecchietto Agfa Silette I, i negativi delle foto scattate allora dal turista decenne non sono ancora riemersi dagli archivi familiari. Per ora.

Dalla torre dell Cattedrale (2018)

 

 


Responses

  1. Che bel racconto ( per immagini e parole 🙂 !
    p.s.
    leggendo un tuo post precedente ho realizzato che siamo nati lo stesso giorno ( io alle 4 a.m 🙂

  2. ganzo! grazie!

  3. Condivido, gran bel racconto nel più classico dei tuoi stili ( e quanta Italia, nonostante Praga.. ).
    Foto dalla torre 2018 meravigliosa.


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