Pubblicato da: miclischi | 31 dicembre 2017

La delicatezza nei racconti di Sandra Lischi

Opera di Matias Guerra per “Particelle” di Sandra Lischi

Cercando nelle pieghe della propria vita possono emergere fatti, luoghi, emozioni, suoni, odori, colori…

Quando Sandra Lischi pesca nella propria memoria ne emergono soprattutto persone. Sono persone, naturalmente, legate a fatti, luoghi, emozioni, eccetera (o meglio, come direbbe lei, eccetra). Ma tutto quel contorno è come la scena di una rappresentazione, e le persone rievocate nella raccolta Particelle sono come personaggi sul palcoscenico della memoria. Ora, il palcoscenico si trova in un teatro, e il teatro è fatto anche da una moltitudine di altri luoghi (i palchi, la platea, le quinte, gli spazi tecnici, gli spogliatoi, il foyer…) ma anche di persone: gli interpreti, gli spettatori, i tecnici.

A far da raccordo – o da storia parallela – fra questi quindici micro-racconti pubblicati dalle Edizioni La Camera Verde, un’altra storia che si svolge, infatti, in teatro. Sandra Lischi fa parte del Coro dell’Università di Pisa e in questa storia parallela – le innumerevoli prove per tanti spettacoli al Teatro Verdi di Pisa, fra i quali domina il Mefistofele di Arrigo Boito – racconta il suo rapporto con il teatro, la musica, i compagni di coro, i direttori, i tecnici, i registi, il pubblico… Insomma: una moltitudine di persone a far da contorno a una moltitudine di persone.

E nel ribadire l’importanza di una felice convivenza di tutti i ruoli del teatro al fine di ottenere un buon risultato d’insieme, Sandra Lischi ci fa notare anche come tutti questi personaggi dei racconti siano al tempo stesso interpreti e spettatori – o tecnici – di ciò che vivono. Tutti siamo al tempo stesso interpreti e spettatori di quel che viviamo.

Ma chi sono questi personaggi che riemergono dalla memoria? C’è una grande varietà di persone, e colpisce il fatto che – a differenza della sua maestra Bruna Cordati – Sandra Lischi non va a pescare nella propria infanzia. Si spinge, e neanche tanto, tutt’al più fino agli anni dell’adolescenza. La stragrande maggioranza delle persone raffigurate in questi micro-ritratti sono state incontrate nell’età adulta.

Ho iniziato a osservare con attenzione la casa in cui ho abitato per trent’anni nel momento in cui ho capito che me ne sarei andata.

C’è la mamma Jolanda con le sue crociate contro le fisime; ci sono le persone con cui ha condiviso pezzi di vita o solo pochi intensi momenti, gli amici e le amiche, e il popolo variegato che frequentava la sua vecchia casa in Piazza della Berlina.

Perché anche quando il fuoco della storia è un luogo (la casa) o addirittura un singolo oggetto (un candelotto lacrimogeno raccolto per terra ai tempi delle manifestazioni), a far da contorno ci sono sempre tante persone.

C’è Walter Mazzi lo scenotecnico-falegname geniale, con Daniela, l’amica dell’Arsenale; c’è Joachim Seinfeld fotografo e artista a Berlino ma anche a Firenze; ci sono anche le compagne di liceo.

C’è Cippi Pitschen con la sua biblioteca sparpagliata nel mondo, ci sono anche gli amici con cui, ai tempi della Lega dei Comunisti, passava le nottate a ciclostilare. E altri personaggi ancora, in altri tempi e il altri luoghi.

Arriva Walter, dimagrito e con il pizzetto fatto biondo…

Da questo grande affresco delle emozioni emergono con forza alcuni messaggi. Fra tutti un invito a ricercare la ricchezza che c’è nella vita di ognuno. La gioia di ritrovare e rivivere i momenti, ma soprattutto le persone. C’è la consapevolezza di conservare nel presente tutte le infinite particelle di cui è fatto il passato. E c’è – sempre – il desiderio di approcciarsi a questo ricchissimo patrimonio, soprattutto, con delicatezza. Ci sono i momenti belli e quelli brutti, le tante persone che ci hanno lasciato, le situazioni difficili e quelle entusiasmanti. Ma a tutta questa variegata schiera di infiniti istanti, Sandra Lischi si accosta sempre con delicatezza, quasi come affacciandosi sul palcoscenico della memoria senza voler disturbare gli interpreti al lavoro.

Questa pacata modestia accompagna tutte le narrazioni, tutte diverse eppure tutte legate insieme saldamente dal desiderio di ricordare e di raccontare.

Sandra Lischi: Particelle. Edizioni La Camera Verde, Roma, 2017. Collana Cassandra. 88 pagine, 20 Euro.

Per ordinare il libro bisogna inviare una mail come indicato qui.


Responses

  1. Il più bel regalo di Natale che abbia ricevuto quest’anno. Mi ha fatto piangere, ma piangere per quelle pagine mi ha fatto stare meglio. Perché Sandra, raccontando di sé, parlava anche alle mie malinconie di queste feste che segnano troppe assenze e ai miei desideri. Perché la mia mamma assomigliava alla sua nel modo di fare e di essere e anche lei combatteva le fisime e chiamava “pittima” chi le mostrava; una parola che non usa nessuno e che anch’io ho smesso di usare. Mi ha fatto anche sorridere molto, per quella nostra esperienza di coro e perché, sì, ci ricorda che la vita è bella e che non bisogna mai smettere di giocare.

  2. Che bello! Come ho già scritto a Sandra, leggere “Particelle” è stata una delizia, sono tutti racconti davvero belli, delicati, pieni di garbo, umanità e intelligenza, oltre che di sapiente scrittura, e mi è garbata l’esperienza del coro come ‘siparietto tra gli uni e gli altri’, e poi alcuni dei racconti mi hanno rinnovato memorie molto molto care (fra tutti ‘Le fisime’ e “En plein air”). Valore aggiunto, infine, l’edizione davvero raffinata nella sua semplicità e proprio per la sua semplicità. Sì, una vera delizia in tutto e per tutto.


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