Pubblicato da: miclischi | 23 dicembre 2017

Éric Vuillard: i piccoli passi che portano alle catastrofi

Smilzo ma ponderoso

Passando in una libreria di Bruxelles in un freddo giorno di novembre, saltò all’occhio la fascetta rossa su un libriccino smilzo di autore mai sentito prima. La fascetta indicava che quello era il libro che si era aggiudicato il Premio Goncourt 2017. Era già successo in passato, di affidarsi ciecamente a questo importante riconoscimento per avventurarsi nella lettura di quelli che si sarebbero poi rivelati come libri straordinari (Michel Houellebecq, Pierre Lemaitre, Jérôme Ferrari) quindi perché non provarci ancora?

Éric Vuillard, classe 1968, lionese, aveva già all’attivo libri e film, quindi di sicuro non si tratta di un novizio, anche se forse non è tanto conosciuto al di qua delle Alpi. Questo libro, L’ordre du jour, si presenta con questa veste editoriale fastidiosa che sta prendendo sempre più piede: libri alti e stretti che sembrano listini, invece di rimanere fedelmente ancorati alle auree tradizioni. Ma tant’è, bisogna farsene una ragione. E, a parte il formato discutibile, la veste editoriale è, come sempre ci si aspetta dalle Edizioni Actes Sud, impeccabile.

All’inizio la narrazione, iper-formale e precisissima, non si capisce bene dove voglia andare a parare.  Viene presentata la cronaca minuto-per-minuto di una riunione di ventiquattro grandi industriali tedeschi chiamati a raccolta per una singolare raccolta-fondi: il sostegno al partito nazional-socialista. Insomma i prodromi dell’ascesa del nazismo. Per la cronaca, fra i ventiquattro c’era anche Gustav Krupp, che viene raffigurato sulla copertina del libro.

Il primo capitolo (La riunione segreta) si presenta come un raccontino a sé stante, come saranno poi anche tutti gli altri tasselli (sono complessivamente sedici) che vanno a costruire la storia. Ecco, all’inizio si fa un po’ fatica a non considerare il libro come una raccolta di flash su episodi, su personaggi, su momenti fissati con stile cronachistico ma lì per lì non coerenti nello sviluppo di una narrazione complessiva.

Poi a poco a poco questi micro-ritratti diventano sempre più evidentemente come dettagli dello stesso ritratto, come in quelle figure composite in cui l’immagine complessiva, a vederla da vicino, si rivela proprio come un collage di piccole o piccolissime immagini fra le più diverse, che però contribuiscono tutte al risultato finale.

Louis Soutter, Or, Or, 1937-1942, dessin au doigt, encre noire et gouache sur papier, 50 x 65 cm

E di immagini proprio si tratta, non solo per la pittorialità – fin nel dettaglio della singola pennellata – della narrazione di Vuillard, ma perché fanno la loro comparsa, in questo montaggio allucinato e tremendo, anche immagini vere. Come per esempio quelle di Louis Soutter, realizzate nell’ospizio di Ballauigues, non lontano dai luoghi in cui si preparava la capitolazione austriaca nei confronti del regime nazista. Ecco, uno dei collanti fra tutte queste storie e questi ritratti è fatto proprio dai dati precisi sulle distanze, sui tempi (precisi al minuto), insomma su questo spazio-tempo che, visto a qualche decennio di distanza, rivela un’immagine d’insieme agghiacciante.

Perché si tratta proprio di un libro tremendo, che colleziona piccoli particolari e dettagli che alla fine contribuiranno tutti alla definizione del quadro complessivo: la presa del potere da parte dei nazisti, le invasioni, la guerra e tutto quel che ne seguì.

Les plus grandes catastrophes s’amnnocent souvent à petits pas.

Cosa facevano le diplomazie dei paesi alleati? Cosa facevano Churchill o il presidente francese, cosa facevano i governanti austriaci, e gli industriali, mentre il mostro stava crescendo poco a poco inesorabilmente? La risposta fornita da questo libro a quella legittima domanda pare proprio essere questa: Facevano finta di nulla.

… les déclarations de nos chefs d’Etat vont être bientôt emportées comme un toit de tôle par un orage de printemps.

A un certo punto il libro comincia a catturare, attanaglia con la sua prosa che si insinua nelle attenzioni del lettore e le soddisfa pienamente. Da un lato con il cinismo della fredda cronaca dei fatti: dall’altro con un lirismo stupefacente, esso stesso quasi una sottolineatura delle tante assurdità raccontate.

Louis Soutter: Potentats de l’infirmité

All’inizio del capitolo-racconto Une journée au Téléphone, un periodo lungo una pagina e mezzo con infiniti incisi e contro-incisi. La scena si svolge nello studio del Presidente della repubblica francese, Albert Lebrun; ma solo verso la fine di questa interminabile scena-periodo si svela il motivo di tanta titubanza: nello stesso momento il cancelliere austriaco Schluschnigg riceve un ultimatum da Hitler. E in questa infinita scena l’autore attribuisce ironicamente al Presidente anche questo pensiero poetico:

… tandis qu’il pleut et que de petites gouttes frappent les vitres comme un morceau de piano exécuté par une main débutante…

Tragedie, atrocità, guerra, prevaricazioni, violenze, persecuzioni… sta accadendo tutto questo, ma nei salotti di Londra o di Parigi si fa attenzione all’etichetta nei confronti degli ospiti o al rispetto delle convenzioni sociali.

Un libro che si fa a poco avvincente e appagante. Un altro Premio Goncourt ben meritato. Alla fine, dopo uno straordinario racconto sulla presenza dei nazisti (sotto forma di costumi cinematografici) anche in un magazzino holliwoodiano, e alcuni flash sul processo di Norimberga, nell’ultimo capitolo-racconto tornano gli industriali tedeschi. Li avevamo visti agli albori del disastro, li troviamo a cose fatte, tuttora prosperi e potenti, nonostante il tremendo gravame di responsabilità di cui si sono caricati durante il nazismo.

Poi, dopo il lieve intervallo di un asterisco, un brevissimo epilogo-riflessione su questo mélange de ridicule et d’effroi che si dipana di fronte alla Storia, déesse raisonnable, statue figée au milieu de la place des Fêtes…

Per la cronaca 1: nel primo racconto viene presentata efficacemente la prerogativa immaginifica della letteratura e l’autore chiama a esempio la splendida figura geometrico-logica del Triangolo di Penrose (tanto caro a Douglas Hofstadter).

Per la cronaca 2: Oltre al riferimento a Luois Soutter, rinchiuso in un ospizio che somiglia moto a un manicomio, torna il tema dell’internamento psichiatrico nel racconto Comment ne pas décider , dove i personaggi parlano estensivamente della musica di Anton Bruckner.

Per la cronaca 3: Nel citato racconto Une journée au Téléphone c’è anche una citazione di Antonio GramsciQuando discuti con un avversario, prova a metterti nei suoi panni. Peccato però che questa frase, nella citazione completa, risulta essere a sua volta una citazione fatta da Gramsci, che di fatto la contesta: Quando discuti con un avversario, prova a metterti nei suoi panni. Lo comprenderai meglio e forse finirai con l’accorgerti che ha un po’, o molto, di ragione. Ho seguito per qualche tempo questo consiglio dei saggi. Ma i panni dei miei avversari erano così sudici che ho concluso: è meglio essere ingiusto qualche volta che provare di nuovo questo schifo che fa svenire.

Per la cronaca 4: Nel libro si accenna al fatto che Joseph Kessel fu inviato speciale di France-Soir al processo di Norimberga.  I reportage dell’autore di Bella di Giorno, Il leone, Mermoz sono stati ripubblicati dall’editore Tallandier, insieme ai resoconti del processo al Maresciallo Pétain e al processo a Eichmann a Gerusalemme: Jugements derniers.

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  1. […] Vuillard, premio Goncourt 2017 con L’ordre du jour, esplora gli eventi storici da una prospettiva diversa, incentrata sulle persone, note e meno note, […]


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