Pubblicato da: miclischi | 17 ottobre 2017

Inizia la stagione lirica 2017-18 al Teatro Verdi di Pisa: proprio una bella serata

Stagione lirica 2017-18 al Verdi di Pisa: un bell’inizio.

Nuova direzione artistica, nuova stagione lirica, nuovo e coraggioso approccio: aprire con un’opera mai rappresentata a Pisa, poco rappresentata altrove, insomma un Donizetti minore: Pia de’ Tolomei.

Già si era assaporato questo nuovo approccio durante la presentazione dell’opera il giorno precedente la prima. Poi si entra in teatro (dopo un bell’aperitivo mangereccio e sbevazzante), si sfogliano le note di sala… insomma si capisce un intento lodevolmente informativo ed educativo: non si va a teatro solo per passare una serata di intrattenimento ma anche per imparare qualcosa.

Un’opera minore… Già questa scelta rivela alcuni intenti programmatici. Infatti se per alcuni melomani il fatto di veder rappresentata un’opera mai vista né sentita prima costituisce un richiamo irresistibile, per altri può sembrare strano, quasi deludente. Però gli intenti della programmazione del teatro si sono rivelati vincenti giacché la sera della prima, il 14 ottobre 2017, il teatro era pieno, come avrebbe detto Sandro Ciotti, al limite della capienza.

Il venerdì pomeriggio, nel presentare questo titolo poco noto ai più, il musicologo Giorgio Pagannone, incitato dal Direttore Artistico Stefano Vizioli, ha rivelato alcune delle particolarità di quest’opera in bilico fra Rossini e Verdi, alcune pieghe compositive ed orchestrali, insomma ha fatto venire l’acquolina in bocca all’idea di veder rappresentata nel teatro cittadino un’opera che, quasi sconosciuta, avrebbe comunque rivelato spunti interessanti.

All’intento del mettere insieme un progetto musicale appetibile, si coniuga quindi anche il proposito didattico-pedagogico: il teatro come luogo di insegnamento e di trasmissione del sapere e della curiosità per l’universo musicale. Un plauso incondizionato per questo progetto pienamente riuscito.

Atto 1 – da sinistra Claudio Mannino (Lamberto), Francesca Tiburzi (Pia), Silvia Regazzo (Bice). Foto: Imaginarium Creative Studio

Vicenda narrata, musica, regia. Il direttore dell’Orchestra della Toscana, lo statunitense Christopher Franklin, ha illustrato con il suo italiano abbastanza preciso la gioia di avvicinarsi a questa partitura (risultato di un taglia-e-incolla fra le varie versioni che furono elaborate dall’autore stesso) e il piacere di far interpretare all’orchestra questa fase di transizione fra due mondi distinti del melodramma italiano. Poi il regista, Andrea Cigni, illustra la sua lettura del dramma della Pia: contesa fra due fazioni rivali (Guelfi e Ghibellini), vittima di soprusi fino all’estrema tragedia del femminicidio, amante dell’arte e ricattata proprio in questa sua passione. Traslando la vicenda al medio evo al secolo scorso, il regista ha scelto di evidenziare il contrasto politico fra fazioni più familiari al pubblico contemporaneo (fascisti e partigiani). Una scelta che non ha stravolto l’impianto originario dell’opera ma che anzi ha fornito, grazie anche all’efficacia dei movimenti sul palco, alle scene di Dario Gessati e alle luci di Fiammetta Beldiserri, un risultato più che soddisfacente.

La sera della prima c’era molta aspettativa, un po’di tensione, insomma, un’apertura di stagione è sempre qualcosa di emozionante. Due parole del Presidente del Teatro (il quale come al solito sciorina soprattutto numeri), del sindaco uscente, e del direttore artistico, che non nasconde la propria trepidazione. Poi, finalmente, la parola a Donizetti e alla sua Pia.

La vicenda narrata pare fatta apposta per un plot melodrammatico. Matrimonio contrastato, perfido amante respinto, fratello scambiato per amante benvoluto, guerra civile, imprigionamento della presunta fedifraga, morte in battaglia del vile accusatore, rivelazioni tardive, avvelenamento, morte straziante della povera Pia…

Giulio Pelligra (Ghino): il più applaudito nella serata d’apertura. Foto: Imaginarium Creative Studio

Bisogna pur dire, via giù, che quest’opera non è che possa proprio definirsi un capolavoro. Ma questa messa in scena, questa fervente passione interpretativa che ha permeato tutti quanti hanno lavorato all’allestimento, questo  uso delle video proiezioni straordinariamente efficace, la regia dinamica e le scene altrettanto dinamiche sono riusciti nel miracolo: presentare al pubblico uno spettacolo pienamente godibile.

Già, ma l’orchestra e i cantanti? I professori dell’Orchestra della Toscana sotto la guida di Christopher Franklin hanno proprio ben lavorato, in tutte le sezioni, producendo un sound preciso ed appassionato. Anche il Coro Ars Lyrica condotto dal Maestro Marco Bargagna ci ha fatto la sua figura. Il cast della prima serata (sarebbe poi cambiato nella ripresa della domenica pomeriggio) ha ben figurato specialmente nei ruoli maschili principali. Il tenore Giulio Pelligra nel ruolo del perfido Ghino è quello che ha decisamente scaldato di più il pubblico, sia negli applausi a scena aperta che nel’applausometro finale). Il baritono lèttone  Valdis Jansons, interprete del baccellone e credulone marito Nello, ha avuto modo di mettersi in luce in particolare nella seconda parte, dove anche il pubblico lo ha particolarmente acclamato. E lei, la povera Pia? L’interprete della prima serata, Francesca Tiburzi, appassionata e scenicamente molto convincente, ha una voce scura, non particolarmente duttile nel lanciarsi fra i vocalizzi del registro acuto che il ruolo richiede. Anche il difficile ruolo di Rodrigo, fratello di Pia, interpretato dal mezzosoprano Marina Comparato, è stato apprezzato solo in parte dal pubblico criticone. E alla fine l’impietoso pubblico non si è scaldato più di tanto per i ruoli secondari (il cartellone completo si trova qui). Durante l’applausometro finale l’Orchestra e il direttore – oltre ai citati solisti –  hanno riscosso i favori del pubblico mentre quando è entrato in scena il regista, assieme ai calorosi applausi, si sono sentiti anche parecchi Buuuuu! Impossibile accontentare tutti.

– Finale: la morte di Pia (fascisti e partigiani in scena). Foto: Imaginarium Creative Studio

Eppure alla fine la serata è proprio ben riuscita. Abène vedere e sentire un’opera sconosciuta. Abène vedere una regia operistica intelligente e convincente. Abène essere punzecchiati e incitati a non accontentarsi di una facile serata all’opera, ma essere anche invitati ad andare ad esplorare le pieghe di quest’opera poco nota per saperne qualcosa di più su Donizetti, sulla musica della sua epoca, sul melodramma come concetto ampio e dalle infinite sfaccettature. Abène vedere un uso attento, intelligente, coinvolgente, delle videopropezioni. Abène, soprattutto, percepire sul palco una forte passione artistica ed interpretativa. Sentire con grande forza che dietro al sipario non si cela un grammofono che ripete meccanicamente all’infinito melodie già sentite e risentite, proprio nel modo in cui ci si è abituati a sentirle e risentirle, ma una nutrita schiera di artisti, tecnici, appassionati creatori d’arte che son riusciti a imbastire, da un Donizetti decisamente minore, una bella serata di teatro musicale. Abène.

L’incontro dantesco raffigurato da Gustave Doré

Per la cronaca 1:  Si sa, l’incontro con Pia de’ Tolomei fu raccontato da Dante Alighieri alla fine del quinto canto del Purgatorio. E con un piacevole tocco raffinato, i versi di Dante sono stati proiettati sul sipario alla fine dell’opera. Ricorditi di me, che son la Pia; Siena mi fé, disfecemi Maremma. Nella sua formidabile introduzione a questo canto dantesco, Vittorio Sermonti conclude così: La timida preghiera di non dimenticarla e (dopo essersi – per carità! – ben riposato…) pregare per lei, che Pia rivolge al tu-pellegrino, con l’accento premuroso e casalingo d’una epigrafe romana e il sorriso sbarrato d’una dama bizantina, svela ripete conferma l’illusione senza la quale, forse, non sapremmo sopravvivere: che i morti pensino a noi.

Per la cronaca 2: Non scandalizzi troppo il passaggio di palo in frasca. Ma della povera Pia – come osservato anche dal Maestro Vizioli – si occupò musicalmente anche Gianna Nannini. Qui c’è il video della sua performance al Festival di Sanremo 2007.

Per la cronaca 3: va bene trasferire il conflitto politico in epoca più recente. Va bene prendere fascisti e partigiani per rappresentare lo scontro fra guelfi e ghibellini. Ma proprio a Pisa, città ghibellina per antonomasia, presentare questa sovrapposizione fra ghibellini e  fascisti, e assegnare ai gloriosi combattenti per la libertà il ruolo dei guelfi papalini… proprio a Pisa, via giù… Questo a qualcuno è proprio rimasto sul gozzo. Che sia stata una manovra premeditata dal regista livornese?


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