Pubblicato da: miclischi | 7 ottobre 2017

Sir John chiude Anima Mundi 2017 con il suo Monteverdi: meraviglioso

Grande chiusa di Anima Mundi 2017 con Monteverdi

Alla fine di un’altra bella stagione di musica sacra, la XVII edizione del Festival Anima Mundi giunge alla fine, e tocca di nuovo a lui, Sir John Eliot Gardiner, direttore artistico della rassegna, chiudere in bellezza, come giù ci aveva abituato anche gli anni scorsi. Stavolta, per così dire, ha scelto di giocare in casa, esibendosi con il suo impeccabile  Monteverdi Choir, appunto in un lavoro monumentale proprio di Claudio Monteverdi.

Una stagione dedicata a Maria, anche per celebrare il 900° anniversario della consacrazione della cattedrale, appunto dedicata alla Madonna, si è conclusa con una composizione mariana dalle tante sfaccettature, dalla grande complessità e dalla prodigiosa modernità: il Vespro della Beata Vergine. E’ proprio lui, il Maestro Gardiner, a sottolineare nelle note di sala che  proprio in Italia Monteverdi non è così apprezzato come meriterebbe. E nelle stesse note confessa la sua precocissima e indelebile passione per questo Maestro in bilico fra il ‘500 e il ‘600, anche agli inizi della propria carriera (Ne divenni dipendente…). Afferma il Maestro Gardiner: Più di ogni altro compositore del primo Barocco, nella mia mente Monteverdi riassumeva tutto ciò che potesse esservi di più attraente, esotico e al tempo stesso moderno nella musica degli ultimi quattro secoli. 

Prima dell’inizio del concerto

Questo Vespro è una specie di campionario di che cosa si possa ottenere da un complesso vocale-strumentale in termini di melodie, armonie, sovrapposizioni di ritmi, uso delle voci corali e soliste in infinite combinazioni, uso dei diversi strumenti e delle loro peculiari sonorità, da soli o in audaci connubi, l’inserimento delle voci bianche, l’uso dell eco in lontano, come avrebbe detto Antonio Vivaldi qualche decennio  dopo… insomma ascoltare ed immergersi in questa composizione è un po’ come avvolgersi nell’idea stessa della musica e del suo potere. Un potere espresso non già con l’uso di un complesso vocale e strumentale grandiosamente numeroso, né con l’uso del fragore e di volumi di suono poderosi. Anzi, il clamore è quasi bandito, e meno male, che in Duomo a Pisa se si alza il volume di suono si impastano tutti i timbri e si sente male. Questa serata straordinaria, anche dalle retrovie della cattedrale, è risultata pienamente godibile proprio nella sua intensa soavità. E non bisogna dimenticare che tutto questo Monteverdi se l’è inventato ben prima di Vivaldi e di Bach e di tutto quel che sarebbe venuto dopo.

Un piccolo esempio di questa poliedrica molteplicità: nel Vespro ci sono nove Amen. Ecco, potendoli sentire uno di seguito all’altro (oppure, più semplicemente, notando le peculiarità nella diversa resa vocale e musicale di questa singola parola) , ci si può fare un’idea dell’ampia varietà compositiva di Monteverdi. Ma in questa serata si è anche avuta la possibilità di godere della qualità esecutiva dei complessi diretti da Gardiner: gli English Baroque Soloists e  il Monteverdi Choir – in quest’occasione supplementato dalle voci bianche Cor Infantil de l’Orfeó Català. Una particolarità che ha tenuto il pubblico col fiato sospeso  – nel vero senso del termine: le interminabili corone sulle ultime note di ogni brano che erano davvero interminabili, dimostrando una ferma stabilità delle voci e una persistenza di fiato veramente impressionanti.

Tripudio finale

Si succedono in modo incalzante e quasi senza pause, i tredici brani che compongono questo monumento musicale, mettendo in risalto le voci dei solisti, degli strumentisti, delle sezioni del coro. Bruschi scarti di stile, di ritmo, di assortimento delle voci e degli strumenti. Allo struggimento fa seguito la pacata esultanza, al coro si mescolano all’improvviso gli interventi dei solisti: insomma, un caleidoscopio musicale.

Una rappresentazione spettacolare che ha ben giocato anche la carta degli ampi spazi cattedralici: cantanti e solisti disposti a geometria variabile sia sul palco oppure dietro l’altare, o in fondo alla navata, per esaltare anche gli effetti delle sonorità diffuse. Fino al Magnificat finale, un gioiello incastonato in questo Vespro e che lo conclude in modo magico e grandioso. Durante l’esecuzione del Sicut locutus est la gambista si sposta nei pressi della porta della cattedrale, portando il suo strumento lungo tutta la navata centrale, e a lei si unisce uno dei tenori, più discretamente passando da una navata laterale. Ed ecco il meraviglioso Gloria: la voce in eco del secondo tenore che risponde al primo si diffonde alle spalle del pubblico e l’effetto è davvero straordinario. Quest’idea compositiva è descritta con parole molto potenti da Michel Imberty (La musica e l’inconscio – Einaudi, 2002):

I due tenori si rispondono in una mobilità vocale prodigiosa e febbrile, dalla sensualità botticelliana, mentre in alto la voce femminile, su lunghe note tenute, avvolge e protegge il gioco sonoro dei vocalizzi.

Il secondo tenore fa eco al primo nel Gloria del Magnificat.

Poi arriva il Sicut erat e infine l’ultimo Amen della serata. Il pubblico rimane per un po’ paralizzato da tanta prodigiosa magia, poi esplode in un tripudio di applausi entusiastici.  Un’altra splendida prova interpretativa di Gardiner e dei suoi complessi. Una musica potente e ipnotica. Una serata che lascia addosso una persistente sensazione di meraviglia. Abène. Viva Gardiner, viva Anima Mundi, viva Monteverdi!

Per la cronaca 1: Il testo integrale del Vespro  si trova qui. E’ interessante notare come alcune delle sezioni (per esempio il Dixit Dominus, o il citato Magnificat) siano state singolarmente utilizzate da altri compositori (Haendel, Bach, Vivaldi, per esempio) per lavori di amplissimo respiro.

Per la cronaca 2: Il Vespro eseguito dal Monteverdi Choir  e dagli English Baroque Soloists sotto la direzione di Sir John Eliot Gardiner si può vedere ed ascoltare su Youtube (2014).

Per la cronaca 3: la partitura completa è disponibile su internet: qui la prima parte e qui la seconda.

Uno splendido concerto in Duomo a Pisa: meraviglia aggiunta a meraviglia


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