Pubblicato da: miclischi | 5 ottobre 2017

12 dicembre 1969: un libro, anzi due, anzi tre

Uscito in Italia nel 2016

Ne sono passati, di anni, da quel 12 dicembre 1969. Eppure ogni anno, poco prima di Natale, ci ritorna in mente. Le bombe di Milano, la morte di Pinelli, l’arresto di Pietro Valpreda… Anche per chi a quei tempi era un bimbetto quei fatti rimangono nella memoria come clamorosi e dolorosi.

E così, quando al Pisa Book Festival 2016 fu visitato lo stand della casa editrice Il Foglio (fosse mai che il Guantini si fosse rimesso a scrivere) fu notato questo libro messo in grande evidenza, con la presenza dell’autore italo-francese, Patrice Avella, che non disdegna fare due chiacchiere e scrivere una dedica chilometrica. Insomma, sì, fu acquistato questo Piazza Fontana.

Un libro di sicuro avvincente, e molto efficace nel trasmettere con precisione la sensazione delle infinite e complesse trame nazionali e internazionali che hanno portato ai tragici fatti di Piazza Fontana. Parecchio discutibili le prese di posizione da parte dell’autore sulla totale assenza di responsabilità di Calabresi e soprattutto sulla colpevolezza di Pinelli (dopo tutto, si tratta pur sempre di un romanzo, mica di un  libro di storia…). E discutibili anche i numerosi refusi (che fine ha fatto il nobile lavoro del correttore di bozze?).

La prima edizione era del 1970 – Samonà e Savelli

Ma uno dei meriti di questo libro sta nell’aver suscitato la voglia di andare a ripescare dal pianetto più alto della libreria, quello dove sono relegati i testi politici degli anni settanta, la polverosissima prima edizione del libro La strage di stato.

Fu acquistato dal giornalaio di Marina di Pisa, questo libro, ed era l’agosto del 1972 (il libro era stato pubblicato nel 1970 da La Nuova Sinistra Samonà e Savelli come supplemento alla rivista Controborghese). La rilettura a distanza di decenni – piacevole e illuminante – colma alcuni vuoti storico-politici del romanzo di Avella ma, soprattutto, rivela qualcosa che nella memoria annebbiata non era rimasto. Questo libello stampato su cartaccia da ciclostile, è in verità scritto benissimo, con grande qualità letteraria. Non era dato sapere, quando uscì,  chi fossero gli autori, ma certo si tratta di un testo che regge agli anni (quasi 50!) grazie proprio alla felice combinazione di due elementi-chiave: da un lato l’accuratezza dell’indagine-inchiesta giornalistica dalle numerose sfaccettature, dall’altro la grandissima qualità della scrittura.

La prima edizione del 1972 era Feltrinelli

Poi, per il sano principio-guida caleidoscopico della lettura, venne voglia di andare a tirar giù dal solito pianetto un altro libretto d’epoca: il Pinelli scritto dalla giornalista Camilla Cederna. Questo fu acquistato alla vecchia libreria Feltrinelli davanti all’Upim nel febbraio del 1973. Un altro libro che coniuga la precisa e scrupolosa inchiesta giornalistica per la ricerca della verità con la grande qualità letteraria. Ecco un piccolo saggio:

Si sa che come niente ci si abitua alle cose più strane; eppure, mi sembra sempre un fatto dei più singolari che io mi sia quasi acclimatata in quell’ambiente sinistro, proprio del tribunale (o forse son capitata in un angolo dei più bui?), a questi continui dialoghi fra sordi, alla conclamazione ininterrotta delle bugie e delle più demenziali decisioni, ai vari e aggrovigliati metodi per soffocare lo scandalo, per insabbiare la verità, allo spettacolo dei generosi continuamente battuti dai meschini insolenti. Ed è certo soltanto ingenuità la mia, ma ormai è da troppo tempo che son dentro il labirinto giudiziario per non rendermi conto che in questi tortuosi meandri la giustizia è un lusso soltanto.

Basta aprire il libro a caso e leggerne un brano: si trovano fatti, dati, personaggi, tutti indicati con scrupolosa precisione; ma senza perder mai di vista la necessità di scrivere in modo chiaro e fluido. Un grande piacere di lettura nonostante l’angoscia dei temi trattati.

Per la cronaca: il testo completo del libro La strage di stato si trova qui e anche qui.

 


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