Pubblicato da: miclischi | 16 settembre 2017

Anima Mundi 2017: un bell’inizio con la Messa in do minore di Mozart

Si comincia con Anima Mundi 2017

14 settembre 2017, si ricomincia con Anima Mundi,  l’appuntamento autunnale che ogni anno porta in Duomo a Pisa una piccola folla di appuntamenti tutti (o quasi) dedicati alla musica sacra.

Per l’apertura dell’edizione di quest’anno torna, a distanza di tre anni, la Messa in do minore di Wolfgang Amadeus Mozart. A dire il vero la Messa è stata preceduta da un lieve, delicato, struggevole e brevissimo brano per coro femminile con solo accompagnamento di organo: l’Ave Maria op. 12 di Johannes Brahms. Un bel modo per introdurre il Coro della Norddeutscher Rundfunk (NDR).

Fra l’altro i toni tenui di questa ode a Maria (così come quella dei primi numeri della Messa di Mozart) sono stati fra i più godibili della serata dal punto di vista del sound, considerando le note problematiche dell’acustica cattedralica, cui forse non ha giovato la controsoffittatura metallica.

Dopo l’Ave Maria, applausi convintissimi; poi entrano i coristi maschi (l’Orchestra della NDR aveva già preso posto), i solisti, il direttore Andrew Manze e via, si può cominciare con il pezzo forte della serata: la Messa di Mozart.

I meritati applausi alla fine del concerto

Via giù, bisogna dirlo: questo Kyrie iniziale in bilico fra la solennità e la sacralità, rimane nel ricordo dopo il concerto come il brano più sensazionale di tutta la Messa. E questa lotta musicale fra l’intimismo e il fragore caratterizzerà poi anche tutti i numeri di questa composizione straordinaria.

Dopo l’avvio con il coro, e un interludio quasi di cantilena, si inserisce accuminata –  con il Christe eleison – la voce del soprano Elisabeth Breuer, una delle stelle della serata. Come ben spiegano le note di sala di Daniele Spini, questa messa dedica al soprano proprio le pagine più complesse e virtuosisticametne articolate. E la Breuer non si è lasciata per niente intimorire: una voce sottile ma pienamente dominata e capace, alla bisogna, di ispessirsi e di scendere anche nel registro grave, per poi risalire e lanciarsi in acrobazie vertiginose. Un numero per tutti: Et incarnatus est..

Accanto alla Breuer, in prima linea, c’è la mezzosoprano Olivia Vermeulen. Con un ruolo un po’ di secondo piano (dal punto di vista quantitativo), ci fa tuttavia la sua splendida figura, a partire dal Laudamus te, al duetto del Domine deus per esprimersi al massino, ancora insieme alla Breur, nel Quoniam.

Una Messa decisamente al femminile, se la si guarda dal punto di vista dei solisti. Il tenore Patrick Grahl, dalla bella voce anche se un po’ scura,  entra in gioco solo nel citato Quoniam  e poi nel quartetto finale del Benedictus, insieme al basso Thomas Stimmel,  dalla voce molto calda ed espressiva, che comparirà – appunto – solo in questo brano finale.

Una pagina autografa della Messa di Mozart.

Ma questa alternanza di brani incalzanti (campione di incalzanza: il Credo), in cui vanno a braccetto l’espressività vocale e la perentorietà strumentale, sotto l’attenta guida del Maestro Manze dalla gestualità ampia, non manca mai di avviluppare in un turbine di gioia musicale.

Davvero un bell’inizio per questa stagione 2017 di Anima Mundi, apprezzato anche dal pubblico che ha a lungo applaudito i solisti, il coro, l’orchestra (notevole la resa degli archi) e il maestro, tanto da indurli a un piccolo grazioso bis (il corale di Bach Jesus bleibet meine Freude dalla Cantata BWV 147). Grazioso ma, a dirla tutta, un po’ smencio, in questa interpretazione bissistica dei complessi di Hannover.

 

Per la cronaca 1: della rappresentazione di questa Messa di Mozart nell’edizione 2014 di Anima Mundi si era ragionato qui.

Per la cronaca 2: lo spartito dell’Ave maria di Bhrams è disponibile qui.

Per la cronaca 3: si trova su Youtube un frammento del brano Et incarnatus est di questa Messa di Mozart cantato da Elisabeth Breuer: un piccolo assaggio per apprezzare la sua vocalità.


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