Pubblicato da: miclischi | 18 luglio 2017

Due Baby 127 a confronto

Sorelle minori

Un tempo usava così.  Venivano chiamate confidenzialmente baby le macchine fotografiche di formato minore rispetto ai classiconi già affermati. E così c’era la Graflex baby (2×3 pollici) accanto alla sorella maggiore 4×5; oppure la la baby Ikonta per pellicola in formato 127 invece del 120… E non potevano mancare anche le baby di due delle major del formato 6×6: la Rolleiflex e la Yashica. Queste sorelle minori usano la pellicola 127 e forniscono 12 fotogrammi nel formato 4×4.

Erano lì da tempo nello scaffale delle macchine formato 127, ed erano state testate anni addietro. Poi, complice la scomparsa quasi totale dal mercato delle pellicole in quel formato, furono un po’ accantonate. Ma il desiderio di metterle a confronto non si era mai spento, per cui fu deciso di scattare in concomitanza due rulli di Efke 100 (fra i pochi rimasti): stessi soggetti, stessa esposizione, per vedere cosa ne sarebbe venuto fuori.

Dettaglio degli obiettivi. Si nota che la Rollei ha gli innesti a baionetta standard per l’applicaizone di filtri e lenti addizionali.

Ma intanto, riprendere in mano questi gioiellini quasi coetanei (la Rollei è del 1957, la Yashica del 1958) è stato un vero piacere. Aprirle, studiarle, cercarne i segreti e le particolarità tecniche… Già nel montare la pellicola si scopre che se nella Rollei il rullo nuovo va nella parte bassa dell’apparecchio e il rullo vuoto in alto (come al solito), nella Yashica succede proprio il contrario! Poi nel provare la macchina si nota anche la diversa ergonomia del pulsante di scatto: laterale e duretto quello della Rollei, sensibilissimo e frontale quello della Yashica (preferibile).

Diversi posizionamenti dei rulli nelle due macchine.

Leggermente più ingombrante la Yashica della Rollei, in quanto a peso, praticamente si equivalgono. Pesano entrambe poco meno di sette etti.

Dal punto di vista tecnico le differenze più vistose stanno nel trascinamento (in tutto e per tutto simile alla 6×6 nella Rollei, con avanzamento fino al fotogramma successivo in automatico – se pure con manopola e non con manovella; con il solito controllo nella feritoia rossa posteriore nella Yashica) e nei tempi di otturazione (limitati ai quattro tempi di 1/25; 1/50 1/100 e 1/300+ B nella Yashica, spaziano invece nella Rollei da un secondo a 1/500 di secondo con i classici passi di stop, più la posa B). I diaframmi vanno da 3.5 a 22 sia nella Yashica che nella Rollei.

Entrambi gli obiettivi hanno una lunghezza focale di 60mm. Nella Rollei si tratta di uno Schneider Kreuznach Xenar, mentre nell’altra si tratta di uno Yashinon. Come si è visto, la luminosità è la stessa (3.5). Diversa invece è la luminosità dell’immagine sul vetro smerigliato, deisamente molto migliore nella Rollei. Entrambi gli apparecchi dispongono di lentino per la messa a fuoco fine e di mirino sportivo.

I dorsi a confronto. La Rollei include una tabellina-guida per suggerire l’esposizione. La Yashica include la finestrella per sorvegliare il trascinamento della pellicola.

Inoltre, mentre la Rollei ricarica l’otturatore durante il trascinamento, nella Yashica il caricamento va fatto manualmente, tramite apposita levetta. Il che non permette le doppie esposizioni nella Rollei, ma impone di ricordarsi di ricaricare l’otturatore nella Yashica.

Ecco, a proposito di otturatore. L’intenzione di fare 12 scatti “uguali” ma con apparecchi diversi è stata disattesa. Infatti, per un non meglio precisato difetto dell’otturatore della Rollei, questo scattava quando gli pareva; e, il più delle volte, no. Dei 12 fotogrammi scattati con la Rollei, soltanto 5 sono stati impressionati.

E, per giunta, uno degli scatti della Yashica non è venuto… quindi il confronto si riduce a soli 4 scatti!

Ecco, appunto, e le foto? Le difficoltà maggiori, alla resa dei conti, risultarono quelle di messa a fuoco sul vetro smerigliato, obiettivamente poco luminoso (complice la vetustà e probabilmente anche la necessità di una bella ripulitura). All’attto pratico la Yashica risulta molto più maneggevole, soprattutto perché è più intuitivo e meno macchinoso l’uso dei comandi per tempi e diaframmi. Comunque ecco qui sotto quattro confronti. Le due pellicole Efke 100 sono state sviluppate in contemporanea in R09 in soluzione 1+50.

A sinistra la Yashica fotografata con la Rollei. A destra: viceversa. Un espediente indispensabile per risalire all’origine delle foto!

A sinistra: Rollei. A destra: Yashica.

A sinistra: Rollei. A destra: Yashica.

A sinistra: Rollei. A destra: Yashica.

Un po’ di fiammate di luce, un po’ di difetti di mesa a fuoco… insomma, poteva andare meglio. Ma intanto la prova si è fatta. Si è visto che la Rollei avrebbe bisogno di un bel po’ di manutenzione (soprattutto per rimettere in sesto l’otturatore), mentre la Yashica è di fatto pienamente utilizzabile. E sarà di sicuro utilizzata, a patto di cimentarsi con l’allestimento di pellicole 127 partendo dal taglio della 120 (ci sono svariati metodi illustrati su Internet, e prima o poi bisognerà provare).

Per rendere giustizia alla migliore riuscita della Yashica (se non altro in termini di numero di scatti ottenuti), ecco le altre foto dal rullo del confronto.

Yashica 44, luglio 2017

E, per finire, alcuni scatti dai rulli di prova scattati nel passato. Come si può vedere, è sempre stata privilegiata la Yashica, se non altro per il fatto che è dotata di asole per installare un qualsiasi lacciolo, mentre invece la Rollei (come la sorella maggiore 6×6) richiede l’uso della sua custodia personale.

Con la Yashica nel 2006

 

Con la Yashica nel 2008

 

Con la Rollei nel 2010

 

Con la Yashica nel 2013

 

Per la cronaca: Come di consueto, sul sito di Mike Butkus si trovano i manuali, sia della Rollei che della Yashica (anche se quello presentato nel manuale è il modello con esposimetro).

 

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