Pubblicato da: miclischi | 11 luglio 2017

William Henry Fox Talbot; il primo libro fotografico della storia.

La copertina dell’originale di Talbot

Curiosissima, la storia degli albori della fotografia, con sperimentazioni condotte parallelamente in Francia e in Inghilterra. Da una parte il duo Niépce/Daguerre, dall’altra il signorotto William Henry Fox Talbot.

Eppure, a parte le interessanti disquisizioni sui procedimenti chimici provati a sfinimento (secondo il galileano principio del provando e riprovando), quel che risulta davvero stupefacente è che Talbot, al di là della Manica, si sia fin da subito interessato alle potenzialità editoriali del nuovo mezzo espressivo scoperto. Ed ecco così il primo libro fotografico della storia: The Pencil of Nature, pubblicato a Londra nel 1844. 

E’ interessante notare come Talbot si tiri rispettosamente indietro per sostenere che chi realizza le immagini non è lui stesso, con le sue attrezzature e i suoi procedimenti chimici, bensì la natura stessa, la quale impugna la matita per disegnare i paesaggi o gli oggeti raccolti nel volumetto: il fotografo si limita solo a catturare l’opera della natura.

Ventiquattro immagini, ciascuna con un testo di accompagnamento. Ora, quel che è veramente curioso sta proprio nella estrema variabilità di questi testi associati alle immagini. In alcuni casi si tratta di dettagli tecnici sul momento della ripresa, la luce, le caratteristiche del soggetto e come queste influenzano le tecniche fotografiche, oppure considerazioni su come la fotografia può rivelare dettagli che sfuggirebbero all’occhio umano, oppure sugli obiettivi, i tempi di esposizione, l’angolo di ripresa… Ma per certi scatti l’autore si dilunga invece in testi che paiono piuttosto delle annotazioni storiche o turistiche sui luoghi raffigurati. Il testo di commento all’immagine n. 18 (GATE OF CHRISTCHURCH) recita così:

Those who have visited Oxford and Cambridge in vacation time in the summer must have been struck with the silence and tranquillity which pervade those venerable abodes of learning. Those ancient courts and quadrangles and cloisters look so beautiful so tranquil and so solemn at the close of a summer’s evening, that the spectator almost thinks he gazes upon a city of former ages, deserted, but not in ruins: abandoned by man, but spared by Time. No other cities in Great Britain awake feelings at all similar. In other towns you hear at all times the busy hum of passing crowds, intent on traffic or on pleasure—but Oxford in the summer season seems the dwelling of the Genius of Repose.

Uscito in traduzione italiana dall’editore Casimiro di Madrid

Ma forse sono molto più interessanti i dettagli tecnici descritto da Talbot nella sua introduzione al libro. Qui l’autore racconta onestamente i tentativi fatti – in un periodo di oltre 10 anni – con diverse tecniche e diversi prodotti chimici (in diverse quantità e concentrazioni), per arrivare finalmente ai risultati che presenta nel volume. In quel periodo vennero annunciate al mondo le tecniche scoperte da Daguerre e nacque ufficialmente la fotografia (era il 1839). Naturalmente non manca un accenno di polemica sull’originalità delle “scoperte” fatte oltre manica. Ma di fatto Talbot non si lascia intimidire e continua con i suoi esperimenti.

Una lettura davvero appassionante, specialmente di questi tempi, con così tanti fotografi che tornano alle tecniche fotografiche antiche per provare un’ebbrezza che la fotografia digitale non potrà mai dare.

Per la cronaca 1: Grazie al Progetto Gutenberg, il testo integrale del libro di Talbot in inglese (comprese le immagini) è disponibile online e scaricabile in vari formati qui. Il solo testo (senza immagini) è invece visionabile qui.

Per la cronaca 2: La versione italiana del testo Talbotiano  (La matita della natura) è stata pubblicata dalla casa editrice Casimiro di Madrid. Questa edizione è corredata di una introduzione di Llorenç Raich Muñoz, dal titolo La natura della luce. Muñoz insegna all’Istituto di Studi Fotografici della Catalogna. Il testo di Muñoz si sofferma sugli aspetti tecnici della realizzazione di calotipi talbotiani, ma anche sulla sua poetica. Un bel valore aggiunto di questa edizione in italiano. Peccato per i numerosi refusi…

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