Pubblicato da: miclischi | 29 giugno 2017

Il debutto di Jonas Kaufmann nell’Otello: promosso a pieni voti!

La locandina dell’opera al cinema

28 giugno 2017, al Cinema Odeon a Pisa. Dopo giorni di afa agghiacciante la città è stata scossa da temporali violentissimi e per arrivare al cinema ci si mezza un po’. Ma finalmente si può sedere in sala (c’è parecchia gente) e godersi questo nuovo Otello in diretta dalla Royal Opera House di Londra, insomma il Covent Garden. L’attesa non era tanto per l’Otello in sé, o per la direzione di Antonio Pappano, ma proprio per lui, il tenore tedesco Jonas Kaufmann (che con Pappano cantò l’Aida in forma di concerto a Santa Cecilia a Roma) che si cimenta per la prima volta con il dramma della gelosia interrazziale.

Le telecamere inquadrano il sipario dal palco reale e sembra proprio di essere all’Opera. Quando calano le luci e entra il direttore viene quasi da applaudire. Poco prima che l’opera cominci per davvero si presenta sul proscenio il baritono Marco Vratogna con due maschere: una bianca e una nera. Vai, rieccoci con la didascalica presentazione del bene e del male… Poi si comincia per davvero con la burrasca che imperversa sul porto di Cipro.

Ora, va bene la scena scarna, che si sa che i soldi scarseggiano, ma per lo meno qualche lampo di luce a mestieri per sottolineare i tuoni e i fulmini no? E poi che c’azzecca che la nave attracchi dietro al palco se fino a ora il popolo si era sbracciato in direzione della platea? E qualche difficoltà del coro a tenere il tempo in un passaggio particolarmente complicato dal linguaggio boitiano un tantino arzigogolato?  Passons. Arriva lui (senza la faccia annerita dal trucco) e canta d’acchito l’Esultate dopo essere stato issato da un martinetto idraulico su un piedistallo in mezzo alla folla.

Che importano le carenze sceniche, i trucchetti mediocri, le luci scarZe come la visibilità del Vettori? Arriva lui e zittisce tutte le possibili insofferenze. Che davvero Jonas Kaufmann è un Otello come si deve. Incita all’esultanza e se ne va. Ma intanto ha già dato un’idea della sua interpretazione.

Poi i fuochi fatui, poi la meraviglia del ditirambo spavaldo e strambo; e qui si può constatare che il diabolico Jago è all’altezza della situazione, e come! Marco Vratogna dominerà il personaggio per tutta la durata dell’opera con grande disinvoltura e con una voce che piega a comando a tutte le esigenze. Lì per lì il timbro non appare molto cavernoso; riesce tuttavia a sprigionare la dovuta possanza nel Credo e nel dio Vendicator. E soprattutto è dotato di una straordinaria espressività.

Jonas Kaufmann nei panni di Otello – dal sito della Royal Opera House. Foto di Catherine Ashmore

Cassio bevicchia, scoppia il casino, torna Otello a riportare la calma, e giunge infine anche Desdemona, qui interpretata splendidamente da Maria Agresta. Che godimento questo duetto! E’ una specie di campionario delle diverse espressività vocali dei due cantanti. Si vede subito questa particolarità della voce molto scura del tenore (in un breve inciso presentato nell’intervallo, il Maestro Pappano quasi prende in giro Kaufmann ricordandogli che qualcuno osserva come la sua voce sia quasi da baritono). Ma è proprio una voce da Otello. E fa una certa impressione (anzi, tantissima impressione) ritrovare in certe espressioni di Kaufmann, nel suo modo di impostare la bocca per dosare l’emissione, nei suoi atteggiamenti scenici… l’Otello di Placido Domingo di qualche decennio fa. E Maria Agresta? Voce duttile, dominata alla perfezione, di grande espressività. Insomma, una Desdemona comme il faut.

Cambio di scena rapidissimo, che tanto di scena ce ne è davvero poca, e cominciano nel secondo atto le macchinazioni di Jago, il fazzoletto, insomma la finissima arte della creazione di fake news di cui si parla tanto oggi, ma che c’è sempre stata, con conseguenze più o meno tragiche. Vratogna conquista il pubblico con la sua interpretazione convincente del Credo, nella quale mette in mostra, oltre alle doti vocali, anche una straordinaria mimica facciale, davvero diabolica. Culmine tragico e glorioso di questo atto è il duetto Otello-Jago che riesce benissimo, con le due voci che si fondono e si compenetrano, insomma una goduria.

Kaufmann (Otello) con Vratogna (Jago). – dal sito della Royal Opera House. Foto di Catherine Ashmore

Poi c’è l’intervallo vero e proprio. Interviste, frammenti di prove… Niente dettagli sul lavoro dei macchinisti, che tanto di lavori scenici non è che ci sia un granché da fare. Poi si ricomincia con il terz’atto. Qui c’è l’aria tragica, la più tragica e struggente, cantata da Otello. Dio mi potevi scagliar… Si butta per le terre, il povero Otello, ma prima di iniziare a cantare, seddiovole, si mette a sedere. Delicato, dolce e tragico. Insomma anche qui ci fa la sua figura. Nell’intervista presentata durante l’intervallo Kaufmann dice che se non fosse troppo impegnato a cantare, in quel momento si lascerebbe andare e gli verrebbe la pelle d’oca…  L’arrivo della nave da Venezia con l’ambasciatore è un po’ meno movimentato di come ci si sarebbe potuti aspettare e anche l’ambasciatore, dopo aver  reagito con fermezza ai primi accenni di maltrattamento di Desdemona da parte del Moro, rimane abbastanza impalato, come tutti gli altri, del resto.

Ed ecco il tripudio di Desdemona, nel quarto atto. La straziante cantilena del salice, e l’ancor più straziante Ave Maria sono impeccabili e da brividoni. Poi arriva Otello ormai rimbecillito dalla gelosia e dall’ineluttabilità delle sue conseguenze. Poi l’ammazzatina, l’arrivo di Emilia, di tutti gli altri (che a dire il vero rimangono un po’ impalati) e infine l’atteso Niun mi tema. Ora, potrà mai darsi che il regista di questa rappresentazione, Keith Warner, abbia visto il Macbeth verdiano messo in scena qui a Pisa qualche tempo fa da Dario Argento? Perché l’ultima scena, davvero, aveva un forte sapore argentiano. Otello si pugnala, e va bene, ma una così copiosa quantità di sangue non la si era mai vista. Roba che gli si inzuppa tutto il vestito, e anche le lenzuola del letto e fatalmente anche la camicia da notte della povera Desdemona. Grandi sgocciolii di sangue denso. Ecco, in una regia tutto sommato godibile, anche se a tratti un po’ statica, questa chiusa sanguinolenta è parsa proprio di cattivo gusto. Ma la voce, ah, la voce di Kaufmann, quella almeno era di ottimo gusto.

Fine, sipario, applausi scroscianti per tutti. I tre personaggi principali, il direttore con l’orchestra dignitosissima della Royal Opera House,va bene.  Ma anche tutti i comprimari hanno figurato più che bene:  raramente capita di vedere un’opera in cui siano stati tutti all’altezza. Il cartellone completo si trova qui.

Kaufmann ha fatto centro. Non solo con la voce, con l’abilità attoriale e scenica. E’ riuscito a cantare un ruolo da protagonista assoluto senza lasciarsi abbindolare dallo stereotipo della star dell’opera. Non ci sono atteggiamenti nella sua interpretazione. Prevale piuttosto il suo calarsi nella dimensione umana del disgraziato Otello, del suo progressivo scivolare verso la tragedia, l’annullamento, la morte. E’ anche per questo, oltre che per la sua straordinaria e peculiarissima voce, che Kaufmann ha superato la prova a pieni voti. Bravo!

Abène. Serata bellissima. Fuori non piove più, si scambiano le ultime impressioni prima di tornare a casa, sono tutti contenti, questo Kaufmann ha proprio colto nel segno. Toh, perché Jago? C’è chi, nel pubblico, ha apprezzato soprattutto Marco Vradogna. E Desdemona? Diobonino come è brava la Agresta! Insomma, tutti soddisfatti, si può andare a dormire contenti.

Per la cronaca 1: un breve video della Royal Opera House in cui il Maestro Antonio Pappano presenta alcune peculiarità musicali dell’Otello di trova qui.

Per la cronaca 2: un video parecchio più lungo (un’ora e venti) con la presentazione di parecchi aspetti storici, musicali e culturali dell’opera, sempre a cura della Royal Opera House, si trova qui. Grandi doti di comunicatore (e di cantante!) del Maestro Pappano. E c’è anche Kaufmann che torna con il luogo comune dello zum-pappà di Verdi…

 

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