Pubblicato da: miclischi | 20 aprile 2017

Stravinskij secondo Casella in un gioiellino editoriale del 1926

Pubblicato da Formiggini nella collana “Medaglie” nel 1926.

Quando Alfredo Casella pubblicò questo breve studio su Igor Stravinskij (era il 1926), quest’ultimo, suo coetaneo, era nel pieno dell’attività compositiva, e infatti l’analisi critica della sua opera si ferma alla sonata per pianoforte del 1925. Ma c’era già parecchia carne al fuoco, e il dibattito era accesissimo.

Alfredo Casella si schiera decisamente fra gli ammiratori incondizionati del compositore russo, e osteggia sarcasticamente gli “analfabeti” che disprezzano la musica di Stravinskij a causa dell’ignoranza, dei pregiudizi e della scarsa propensione a calarsi nella sua musica.

Nel capitolo conclusivo afferma infatti senza esitazioni: … mi pare che l’opera di Igor Strawinski possa davvero, sin da oggi, considerarsi come una delle più perfette e compiute creazioni d’arte di tutta la nostra storia spirituale.

Casella passa in rassegna la carriera musicale del compositore russo, soffermandosi non solo sulle caratteristiche musicali di questa o quella opera, ma anche sull’impatto che ciascuna ebbe sul pubblico e sulla critica al momento della prima esecuzione. Dal Feurwerk (che attirò sul giovane autore l’attenzione universale), passando per l’Oiseau de feu, e poi Petrouchka (la cui prima esecuzione viene descritta nel contesto musicale dominato in Francia da Debussy, in Germania da Strauss e in Russia da Scriabin).

La quarta di copertina

Forse proprio a Petrouchka – e al successivo Sacre du Pintemps (il più violento, il più disperato scandalo che abbia conosciuto il teatro musicale dopo la celebre “première” parigina del Tannhäuser nel 1861)  – sono dedicate le pagine più intense di analisi e di critica. E via così, con l’appassionata ed entusiastica analisi dei lavori di Stravinskij; Les noces villageoises, L’histoire du soldat, Pulcinella (geniale rifacimento di ingenue e graziose musiche pergolesiane), il  Concerto per piano e orchestra di fiati, l’Ottetto per fiati (Strawinnski manifesta da lunghi anni una predilezione speciale per gli strumenti a fiato, che egli ritiene con ragione essere stati ingiustamente negletti durante il periodo romantico a favore degli archi), fino alla citata Sonata in tre tempi per pianoforte che fu aspramente criticata – una beffa – in occasione del Festival di Venezia. E qui nuove insofferenze sull’ignoranza della critica.

Il libriccino si impreziosisce di testimonianze dirette dell’autore, provenienti anche da conversazioni avute con Stravinskij, e risulta in tutto e per tutto una lettura di grande godimento, capace soprattutto di trasmettere curiosità e interesse per la musica del compositore russo. Che fra l’altro, avendo a disposizione Internet e YouTube, uno può anche andare ad ascoltarsi subito questa o quella opera che l’avesse incuriosito.

Nel suo piccolo, una cura editoriale impeccabile

Ma c’è un altro motivo per lasciarsi affascinare da questo libro. Giacché si tratta piuttosto di un librino, un libriccino minuscolo come ormai non usa più: misura undici centimetri per sei e mezzo… E’ finemente stampato su carta di qualità e ben cucito, con sovraccoperta istoriata e pergamino di protezione. Fu pubblicato nel 1926 dall’editore modenese Angelo Fortunato Formiggini, che trasferì in seguito la propria casa editrice prima a Genova e poi a Roma. La stampa fu curata dalla Tipografia Poliglotta “L’Universale” di Roma.

Trovarsi per le mani questi piccolo vetusto gioiello editoriale conferma, se mai ce ne fosse il bisogno, quanto il piacere della lettura sia indissolubilmente legato al piacere di maneggiare un libro ben fatto. Anche se, a dire il vero, non è poi così semplice maneggiare un librino così piccolo.

Un bellissimo ritrovamento nella biblioteca di Luciano Lischi. Forse appartenne a sua sorella Lory, che si diplomò in pianoforte?

Per la cronaca 1: Se si cerca oggi il saggio di Casella su Stravinskij, si trova la versione ampliata che Casella completò nel 1946 e che fu pubblicata – postuma – nel 1947. E’ disponibile oggi nel catalogo dell’editore Castelvecchi.

Per la cronaca 2: la vicenda imprenditoriale e umana dell’editore Formiggini è ricchissima di dettagli appassionanti e tragici (si suicidò lanciandosi dalla Torre Ghirlandina a Modena, dopo l’emanazione delle leggi razziali da parte del regime fascista). Qui c’è un dettagliato profilo dell’editore scritto da Giulia Tanzillo. Sul Corriere della sera è stata pubblicata una breve interessante  nota di Sergio Romano sull’editore Formiggini in risposta alla domanda da un lettore.

Per la cronaca 3: Come cambiano i tempi. Nel 1926 non era considerato scorretto usare l’aggettivo negro. E infatti più d’una volta Casella fa riferimento ai ritmi della musica dei negri americani. Ma i tempi sono cambiati forse anche dal punto di vista ortografico? Nonostante si professi poliglotta, la tipografia non esita a stampare un libro in cui un pò si scrive con l’accento, e con l’accento si scrive anche quì.

Il libro fotografato insieme a un CD, per dare un’idea delle dimensioni.

 

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Responses

  1. Grande Stravinskji e grande Formiggini….e grande anche Luciano!!


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