Pubblicato da: miclischi | 17 aprile 2017

La didattica subacquea 52 anni dopo

Dalla rivista del TCI, dicembre 1965. Le risalite in squadra!

Al giorno d’oggi l’esplorazione subacquea è diventata uno sport di massa. Grazie soprattutto al progresso tecnologico e all’affidabilità delle attrezzature, l’immersione con autorespiratore è davvero alla portata di tutti, e non solo da sportivi super-allenati e specializzati. Resta comunque il nodo dell’organizzazione didattica, dei corsi, dei brevetti, delle sigle più o meno note, più o meno storiche.

Dopo lo slittamento della didattica dall’approccio accademico a quello prettamente commerciale, le scuole sub e le organizzazioni subacquee (oggi ci sono agenzie, sigle e controsigle a bizzeffe) somigliano sempre di più a dei brevettifici (c’è grande attesa per il corso che insegna a scoreggiare sott’acqua) più che a dei luoghi dell’apprendimento e della trasmissione del sapere. I tempi cambiano.

Forse proprio per questo fa una certa impressione rileggere, a cinquantadue anni di distanza, questo articolo che Luciano Lischi scrisse – corredandolo con sue fotografie subacquee scattate in mare e in piscina – sulla rivista del Touring Club Italiano del 12 dicembre 1965. Quando ancora non era stata codificata la prassi dell’insegnamento subacqueo.

Si parla quindi da tempo di un brevetto per i “sub”, che garantisca il possesso di un discreto grado di acquaticità, sia per le immersioni in apnea sia per l’uso degli apparecchi di respirazione ad aria o ad ossigeno.

L’articolo sulla rivistina “Il Touring” con foto di Luciano Lischi

Erano proprio gli albori, in Italia c’era solo una federazione subacquea, la allora FIPS, i corsi sub stavano partendo: quelli di primo livello erano ultra-selettivi e duravano tutto l’inverno in piscina tre volte la settimana. Tutti gli istruttori venivano brevettati da Duilio Marcante a Nervi (Luciano Lischi fu il quarantunesimo in italia a diventare istruttore) e il livello di omogeneità era massimo. Poi, come si è detto, i tempi sono cambiati. Ma c’è una osservazione, in questo lontano articoletto sulla rivista del Touring, che forse è valida ancora oggi. O meglio, che forse ancora oggi dovrebbe costituire il fondamento dell’insegnamento subacqueo. Nel delineare l’approccio della didattica subacquea, Luciano Lischi conclude con questa affermazione:

Si tratta tuttavia non soltanto di informazioni da ritenere o di posizioni da assumere, di movimenti da fare: l’allievo viene soprattutto allenato a pensare quello che fa.

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Responses

  1. risalita a squadra… questa mi manca!


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