Pubblicato da: miclischi | 11 aprile 2017

Una Cometa Bencini dal mercatino di Marina

Un’altra 127 della Bencini

Strano, no? Dopo tantissimi modelli denominati Comet, a un certo punto, era il 1960, la Bencini decise di mettere in produzione un modello con il nome Cometa

Rimarrebbe il dubbio che in fatti si tratti non già di una Cometa, bensì di una Comet-A, ma la bibbia del Malavolti su tutte le Bencini indica questa macchina fotografica, senza esitazione, proprio come Cometa. Resta comunque il dubbio, perché il nome sul frontalino della macchina mostra un impercettibile spazio fra la T e la A…

Anche questa, come le Comet, usa pellicola in formato 127 (mezzo formato, a dire il vero, come suggeriscono le due finestrelle sul dorso, e infatti il formato del fotogramma è 3×4).  Le caratteristiche tecniche di questa macchina sono molto stringate sul citato Malavolti: obiettivo acromatico 55mm con apertura f. 9 (l’unico altro diaframma è 16); i tempi sono 1/50 o 1/100 + B, e la messa a fuoco va fatta impostando la distanza sul barilotto dell’obiettivo (distanza minima: un metro).

Si notano sul dorso le due finestrelle per verificare l’avanzamento della pellicola

Come fa notare il Malavolti, questo è uno dei primi modelli nei quali la Bencini inizia a utilizzare materiali plastici per alcune parti interne. Ciò non toglie che la macchina sia abbastanza pesantuccia. Ci sono due caratteristiche curiose: una è il sistema di apertura del dorso. Dopo alcune ricerche per trovare una levetta o un gancio, si trovò infine che per scollegare il dorso bisogna svitare una ghiera che circonda l’oculare. Altra curiosità è che la staffa per il flash (il cui contatto è visibile sulla parte superiore dell’obiettivo) si trova sulla parte inferiore del corpo-macchina. E poi lo scatto, una levettona tutto sommato abbastanza ergonomica.

Sotto la macchina si trovano la ghiera per il trascinamento, la filettatura per il cavalletto e la slitta porta-accessori.

Insomma, un altro pezzo per la collezione di Bencini e di macchine in formato 127. Ma la prova pratica? Fu utilizzato uno dei pochi rimasti rulli Efke 100 riposti in frigo per scattare un po’ di foto a Marina e poi a Noceto.

L’inquadratura standard è quella verticale, ma è molto agevole ruotare la macchina anche per scatti in landscape. Come per altre macchine d’epoca sprovviste di occhielli per il lacciolo – e non dotate di custodia -, è abbastanza scomodo portarsi dietro la macchina tenendola in mano e non potendola mettere al collo. Pazienza. Gli scatti sono agevoli ma bisogna fare molta attenzione con lo scatto e premere molto dolcemente, perché la leva induce a far muovere la macchina e a produrre conseguentemente degli scatti mossi.

Parco urbano a Noceto

La resa ottica è risultata accettabile, anche se è un po’ fastidioso quello scarto di quasi due stop fra i due diaframmi. Ma alla fine è stato divertente fare qualche scatto con grande curiosità degli astanti. La pellicola è stata sviluppata in ID11 in soluzione stock e scansionata con Epson Perfection V600 Photo. Fra l’altro la pellicola si è un po’ schiccolata durante le operazione di caricamento della spirale della sviluppatrice, a causa del notorio spessore minimo della Efke, e della conseguente difficoltà a istradare il margine nelle feritoie della spirale.

Un barbuto molisano a Noceto.

Per la cronaca 1: La fabbrica croata della Fotokemika, produttrice della pellicola Efke, non produce più il formato 127. Anzi, a giudicare dal sito web, non sembra che produca più nessuna pellicola. E infatti così dice Wikipedia.

Per la cronaca 2: E allora come si fa con la pellicola 127, che prima era prodotta solo dalla fabbrica croata? Una ricerca sulla rete rivela che ci sono effettivamente in circolazione delle pellicole 127 (poche e assai care), come esempio sul sito fotoimpex di Berlino. Altrimenti bisogna ingegnarsi per installare nel rullo cartaceo una pellicola 135 (come spiegato qui) oppure, molto più macchinosamente, tagliando una pellicola 120, come dettagliato qui. Per quest’ultima soluzione c’è anche un video-tutorial che induce all’uso di un tagliasigari. Prima o poi bisognerà provare.

Per la cronaca 3: Anche questa macchina fotografica fu reperita al mercatino della terza domenica del mese a Marina di Pisa. Decisamente una fonte ricca di piacevoli sorprese.

Per la cronaca 4: altri scatti dal rullo di prova si trovano qui.

Non c’è sicura contro le doppie esposizioni. Qui c’è un esperimento di sovrapposizione sfuocato / a fuoco (Marina di Pisa).

 

L’involucro della pellicola Efke

 

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