Pubblicato da: miclischi | 20 marzo 2017

Manon Lescaut al Verdi di Pisa: deserti e fantascienza

Manon Lescaut torna al Teatro Verdi

Ecco un proto-Puccini al Teatro Verdi di Pisa, popolare ma non troppo, insomma decisamente un’opera minore ma non per questo meno appetitosa. Durante la presentazione in teatro, una settimana prima della prima serata, il Direttore Artistico del Teatro, Stefano Vizioli, ha sottolineato alcune finezze musicali (illustrando  esempi al piano), mentre il regista, Lev Pugliese, ha brevissimamente spiegato il suo approccio alla messa in scena, ispirato al concetto di deserto. Deserto è il luogo dove si svolge il quart’atto, ma deserta, quindi abbandonata, è anche la protagonista dell’opera, Manon Lescaut. Vai, pensa lo spettatore navigato: un modo come un altro per risparmiare sull’allestimento, in questi tempi di vacche magre in tutti i teatri. Alquanto desertici si preannunciavano tutti gli atti, giacché – spiega il regista – ogni episodio viene rivissuto come un flash back nella mente della Manon morente – appunto – nel deserto.

La sera della rappresentazione in teatro, per rafforzare il concetto, prima che inizi la musica il sipario si apre sulla landa desolata con i due corpi esanimi degli sfortunati amanti percorsi da formicolii di termiti bianche. Ah no, già, c’è il sibilo del vento e anche sul fondale si intuisce che trattasi di sabbia desertica che tùrbina per ogni dove.

Via, si comincia con la musica. E con lo spettacolo. Sulla scena il popolo che affolla l’osteria è vestito tutto uguale, con una specie di grembiuli sbaditini. Somigliano a quelle divise che indossano nei film di fantascienza gli infermieri delle cliniche del futuro dove si combattono virus alieni o roba del genere. Del resto, ricordiamocelo, siamo in un onirico flash-back, sicché i ricordi dei comprimari sono solo sfumati. Difatti solo i personaggi principali portano un costume di scena che li caratterizza e li contraddistingue.

Des Grieux (interpretato dal tenore Gianluca Zampieri) caracolla facendo il duro, ma poi casca come una pera cotta quando arriva Manon (la soprano Rachele Stanisci), la signorina indebolita destinata a farsi sòra. Ecco, appunto, ma non era meglio se si faceva sòra, invece di impelagarsi in tutti quei trabagai che la porteranno alla fine tragica nel quart’atto ? Il fratello di lei, che si chiama solo per cognome, Lescaut, è il baritono Sergio Bologna, mentre Geronte, il vecchiaccio viscido – ma ricco, è il basso Carmine Monaco d’Ambrosia.

Manon (Rachele Stanisci) a suo agio nei lussi di Geronte

Allora, questo primo atto, musicalmente, convince poco. Ci sono sovrapposizioni ardite di strati sonori (c’è anche il copioso coro di infermieri e infermiere!) che se pur raffinati e musicalmente di livello, non sono funzionali alla narrazione melodrammatica. Se poi si aggiungono le voci del tenore (di emissione che pare estremamente agevole, ma non di altrettanto agevole controllo), della povera Manon (che esordisce con una voce scura e turandottesca), e del poco incisivo vecchiaccio bavoso… insomma via, non c’è di che gioire, e lo spettatore trova quasi una conferma di quest’opera come titolo davvero minore del maestro lacustre. Ci fa la sua figura Sergio Bologna, che pare tenere la bandiera del canto pieno e stabile. E una menzione anche per l’oste della taverna, il basso Alessandro Ceccarini (lo si ritroverà più tardi in altri panni).

Second’atto. Siamo a casa del vecchiaccio viscido; e la Manon che solo pochi minuti prima aveva scelto di non farsi sòra per inseguire l’amore passionale di un giovane senza né arte né parte, ora la vediamo perfettamente a suo agio fra i lussi e i servitori, i gioielli, i cosmetici e i nèi finti. Soliti temi da melodramma. C’è lei con l’acconciatore, poi arriva il fratello, poi il vecchio, si ragiona di vì e si ragiona di là, poi la poveretta (ma che poveretta: è diventata ricca sfondata!) confessa al fratello che oimmene come si stava bene quando a mantrugiarla non era il già citato vecchio bavoso, ma il giovane focoso e nerboruto… E vai rieccolo, l’antico amante, che si intrufola anche lui nell’alcova. Ma dove siamo, in Corso Italia? E sicché, come prevedibile, si ritrovano e si vezzeggiano, e fanno finalmente il loro duetto d’amore (che non convince lo spettatore più di tanto), e poi il ritorno del vecchio, i soldati, il parapiglia, l’arresto della poveretta (macché poveretta!) che invece di scappare col ganzo si attarda ad arraffare gioielli (ma allora ti decidi? Vuoi l’amore e la passione oppure il vile denaro?).

Intervallo, e poi Intermezzo. Perché prima che cominci il terz’atto c’è un breve interludio musicale piacevole e struggente. Ma soprattutto sorprendente, perché fa capolino la musica di Guerre Stellari! Ah, ecco perché c’erano gli rifermenti delle cliniche del futuro… (passons).

Siamo al porto e le donne svergognate stanno per essere imbarcate dalla Buoncostume per essere deportate nelle Americhe. Così come in tante altre opere si son visti i concitati dialoghi nelle carceri, o aspettando il plotone di esecuzione o il patibolo, qui analogamente si tenta di sottrarre la Manon al suo destino. Ma il tentativo di corruzione va in vacca e la triste amante viene intruppata con le altre prigioniere per imbarcarsi. Ma ecco il moto d’eroismo del pesce lesso Des Grieux: si propone di fare la traversata come mozzo! E vai, s’imbarca anche lui. Anche qui si sovrappongono scomodamente le parti solistiche e quelle corali, ma per lo meno – saranno i patimenti? – la voce di Manon si fa più chiara e precisa, e la godibilità dello spettacolo aumenta.

Quart’atto. Des Grieux (Gianluca Zampieri) e Manon (Rachele Stanisci) duettano aspettando la morte. Foto di  Federico Jonathan Cusin.

Rieccoci al deserto, siamo nel quart’atto e i due tapini stanno morendo di sete nei turbini di sabbia. Finalmente soli in scena (è la prima volta dall’inizio dell’opera), possono finalmente prendersi la musica tutta per loro, e la differenza si sente. Lo struggimento pucciniano, che non si sentiva più di tanto negli atti precedenti, qui si fa finalmente chiaro e riconoscibile. E ne beneficiano anche le voci dei due interpreti, finalmente limpide e sottili (dé, stanno morendo…).

Morte, applausi, brava. Applausi tutto sommato tiepidi a dire il vero, e anche l’applausometro finale si sbilancia verso un’esultanza quasi vera e propria solo per lei, Rachele Stanisci. Il direttore Alberto Veronesi sale sul palco e omaggia visibilmente l’Orchestra della Toscana (nella quale in questa serata hanno brillato notabilmente soprattutto i legni), e poi arriva il regista vestito da regista. Il pubblico si alza e si avvia, con qualche mugugno. Ma come: vengo a sentire un’opera di Puccini e non mi viene neanche da piangere? S’incontra il Macchi, compagno di cantate liceali. – Viva Verdi? – Viva Verdi!

Per la cronaca 1: Alle scene desertiche (non solo in questa ma anche in tante altre opere) ci siamo abituati, del resto c’è da fare i conti anche con i bilanci dei teatri. E – complice la scena spoglia – spesso i deserti scenici sono accompagnati dalle famose video proiezioni. Ora, va bene la sabbia che turbina fra le dune, ma quelle mani sudaticce che si strofinano sullo sfondo, enormi, a rievocare i possenti amplessi, erano per lo meno raccapriccianti.

Per la cronaca 2: Sul riutilizzo del tema pucciniano nella saga spaziale si è scritto molto e la rete pullula di considerazioni e analisi. Ma, se vogliamo lasciar parlare la musica, qui c’è un breve video di confronto abbastanza inequivocabile.

Per la cronaca 3: Il libretto dell’opera risulta “anonimo”. Non è che sia un capolavoro, questo libretto, anzi. Nonostante sia stato documentato che furono in parecchi a metterci mano, forse nessuno alla fine ha voluto che apparisse nero su bianco il suo nome. Così, magari, ognuno ha sempre avuto buon gioco a negare di essere stato l’autore di quel testo infelice.

Per la cronaca 4: il cartellone completo è qui.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: