Pubblicato da: miclischi | 27 febbraio 2017

Argoflex E, una 6×6 così così

Una 6x6 statunitense del 1948

Una 6×6 statunitense del 1948

S’era provato un bel po’ di tempo fa il mattoncino della Argus (“the brick”), e se ne era ragionato qui. Poi capitò l’occasione di accattarsi una biottica 6×6 della stessa casa produttrice americana, e quindi perché no? E’ venuta voglia di scattare qualche foto anche con questa macchina medio-formato. Detto fatto. Si tratta di una Argoflex E che fra l’altro arrivò con una bellissima custodia originale di cuoio. L’identificazione del modello fu ottenuta da questo sito, grazie al numero di serie labilmente inciso all’interno del dorso. Così si apprese che trattasi dell’ultima serie della “E”, prodotta nel 1948.

La custodia con laccetto da collo è molto comoda, del resto come per tutte le 6×6 biottica, ma questa ha anche degli agganci per mettere, volendo, un laccetto anche dirittamente sul corpo macchina. L’ergonomia sarebbe abbastanza buona, anche se la messa a fuoco con ruota dentata non è il massimo. Tempi e diaframmi sono indicati ai lati dell’obiettivo da ripresa e lo scatto è a levetta e bisogna stare molto attenti ai tempi lenti (a meno di non usare un cavalletto). Inoltre non c’è necessità di ricaricare ogni volta l’otturatore, quindi occhio alle doppie esposizioni, a meno che non siano volute. I tempi vanno da 1/10 a 1/200 + B & T, mentre i diaframmi vanno da 4.5 a 18. La ghiera della messa a fuoco (in piedi e non in metri!) mostra sul lato superiore dell’obiettivo del mirino la distanza minima 3.5 (circa un metro) e sotto alle distanze sono riportati i diagrammi delle profondità di campo a seconda del diaframma utilizzato.

Con il cappuccio smontato

Con il cappuccio smontato

E fin qui, come si suol dire, niente di strano. Quando però ci si accinge finalmente a provare la macchina per scattare qualche foto, qualcosa non torna: guardando nel visore della messa a fuoco si vede un’immagine di scarsissima nitidezza. Si avvicina e si allontana la macchina, si prova a usare il lentino d’ingrandimento (peggio che mai) e solo in esterno con illuminazione molto forte (sole pieno) si riesce a vedere qualcosa di decente. Si intravedeva qualche sbaffo sul vetro e quindi, pensando che magari meritasse una pulita, si smontò il cappuccio della macchina (sono solo 4 viti) per dare una pulita al vetro smerigliato (venne in aiuto questo sito che guida alle operazioni di riparazione e restauro di un modello simile di Argoflex). Macché, nonostante la polita con alcol sia del vetro che del lentino, una volta rimontata la macchina non pare che la situazione sia migliorata. Viene da pensare che a un certo punto il vetro originale si sia rotto, e sia stato sostituito con un qualsiasi pezzo di vetro smerigliato grigiognolo di quelli che si usavano una volta nei gabinetti delle scuole medie. Quindi, a meno di non trovarsi davvero in pieno sole, bisogna piuttosto affidarsi alla scala delle distanze sulla ghiera del mirino (facendo mentalmente i calcoli per convertire piedi in metri) e ai diagrammi delle profondità di campo.

E le foto? Furono scattati due rulli, entrambi con pellicola Fomapan 100 poi sviluppata in R09 One Shot in soluzione 1+50. Il primo rullo fu scattato a Boccadarno al tramonto, in compagnia di due fotografi ampezzani impegnati in paesaggistica di alto livello. La nitidezza non è che sia risultata eccellente, ma le condizioni non erano delle migliori.

Tramonto fotografico a Boccadarno

Tramonto fotografico a Boccadarno

Per il secondo rullo si optò invece per foto domestiche, magari soffermandosi anche su soggetti più ravvicinati oppure su immagini che permettessero di valutare la profondità di campo. Sempre con la difficoltà di mettere a fuoco nel visore, furono comunque ottenuti risultati più incoraggianti dei precedenti, anche se non eccelsi.

Un dettaglio della custodia di cuoio.

Un dettaglio della custodia di cuoio.

Alla fine questa piacevole macchinetta con la sua bella custodia di cuoio e con il suo sapore vintage rimane nel novero delle curiosità invece che nelle macchine da usare con soddisfazione. A differenza della sorella in formato 135 che invece, anche a dispetto della macchinosità, produsse risultati alquanto dignitosi.

Alcuni scatti dal secondo rullo

Alcuni scatti dal secondo rullo

Per la cronaca 1: Fra le curiosità di questa Argoflex: l’alloggiamento del rullino non prevede l’inserimento in pernietti per lo srotolamento (come invece sarà per il rullo ricevente per l’avvolgimento). Di fatto viene appoggiato semplicemente in un incavo. Chissà se è anche per questo che i fotogrammi non risultano perfettamente allineati sulla pellicola (il bordo dell’immagine non è parallelo al bordo del film), il che provoca qualche stortura nelle scansioni, da correggere a posteriori.

Per la cronaca 2: Il manuale della Argoflex E si trova qui, sul meritorio sito di Mike Butkus. Un altro approfondimento su questa macchina si trova qui.

Per la cronaca 3: I fotografi all’opera a Boccadarno sono Marco Migliardi e Edi Dal Farra. Ecco qui sotto due delle foto scattate da Marco e Edi in quella serata.

La foto di Marco Migliardi

La foto di Marco Migliardi

La foto di Edi Dal Farra

La foto di Edi Dal Farra


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: