Pubblicato da: miclischi | 22 gennaio 2017

Luigi Malerba: storie contadine con lampi finali.

Il libro d'esordio (pubblicato per la prima volta nel 1963)

Il libro d’esordio (pubblicato per la prima volta da Bompiani nel 1963)

Volle il caso che durante un nebbioso finesettimana nelle campagne di Parma cascasse l’occhio su un bell’articolone di Gino Ruozzi sul supplemento domenicale del Sole 24 Ore dedicato a Luigi Malerba, scrittore proprio delle campagne collinari parmensi. O questo? Ma chi è? Tanto importante che Mondadori gli ha dedicato un volume dei Meridiani? E così (del resto proprio a quello, se ben scritte, spingono le recensioni letterarie), fu trovato, ordinato e avidamente letto il suo libro d’esordio, La scoperta dell’alfabeto.

Una fresca cascatella di racconti brevi, a volte brevissimi (come il primo, che dà il titolo alla raccolta), animati da una piccola folla di personaggi. A far da sfondo, percepibile proprio solo sullo sfondo, la tragedia della guerra. Lì per lì ci si sente come riaccompagnati fra le atmosfere rurali e silvestri delle Veglie di Neri, ma poi ci si accorge ben presto che la musica è un’altra (dopo tutto qui siamo in terra verdiana, mentre il Fucini si trovava in ambienti piuttosto pucciniani).

Infatti una delle peculiarità di questo straordinario affresco rurale è che tutte le storie si dipanano nella stessa comunità di persone. Così lo stesso personaggio lo si ritrova in storie diverse, e magari in alcuni racconti altri personaggi (di cui si era già letto) vengono solo nominati o citati. A poco a poco Malerba ci porta a conoscerle tutte, queste persone, e i luoghi, le situazioni, le ubbìe, gli acciacchi, i pregiudizi, le storie nascoste e quelle condivise.  Inoltre, mentre nei racconti fuciniani fanno capolino anche gli aristocratici personaggi da melodramma, qui le storie sono tutte dedicate al proletariato rurale.

Che meraviglia! Una scrittura schiettissima, alleggerita e fluidificata anche da un parchissimo uso della punteggiatura, che cattura il lettore mentre viene accompagnato fra questi 22 quadretti di vita vissuta. E così si entra nelle famiglie, nelle situazioni. Verso la fine si entra addirittura nel letto di un malato, insieme al medico che era andato a visitarlo e che si era infradiciato sotto la pioggia.

Fa anche capolino, nel dialogo fra marito e moglie che considerano il proprio destino anche una citazione quasi pari pari da Epicuro: …non c’è da aver paura, perché fintanto che siamo qua noi la morte non c’è, e quando c’è la morte non ci siamo più noi. Epicuro lo aveva scritto nella sua lettera a Meneceo.

Un pregio narrativo in questi raccontini malerbiani, poi, sta nella fulminea genialità dei finali. Proprio le ultime frasi. Eccone una piccola, piccolissima antologia:

La raccolta di racconti e romanzi pubblicata nei Meridiani Mondadori.

La raccolta di racconti e romanzi pubblicata nei Meridiani Mondadori.

Sui vecchi pezzi di giornale Ambanelli andò a cercare le parole che conosceva e quando ne trovava una era contento come se avesse incontrato un amico.

*   *   *

I pensieri gli facevano compagnia e quando trovava le parole adatte era contento perché finalmente sentiva di avere una testa e era capace di servirsene.

*   *   *

“Non è soltanto una questione di latte, nel mondo”, disse Federico arrabbiato, “ci sono anche gli aeroplani”.

*   *   *

Sulla tomba della moglie non crebbero mai le erbacce e i primi fiori di ogni primavera erano per lei.

*   *   *

La terra, il cielo, il mare. Bisogna vederli tutti e tre, pensò Rodolfo. Dopo, uno sta tranquillo.

*   *   *

Per questa ragione i libri del turismo sconsigliano di visitare Pietramagolana quando c’è la neve perché nemmeno l’occhio più acuto riuscirebbe a vederla.

*   *   *

… il vecchio stava già camminando verso casa cantando a scannagola. Non era proprio una canzone ma delle parole che si inventava lì per lì.

*   *   *

Nessuno mi vuole mai credere, sembra che io me le invento le cose.

*   *   *

“Quando le bestie sono così ignoranti”, disse Federico, “non c’è niente da fare, bisogna trattarle come i cristiani”.

*   *   *

Il dottore sentì questi discorsi, sentì che il prete e la vecchia andavano avanti a parlare, poi non sentì più niente.

*   *   *

Laggiù in basso si vedeva la casa del Perlaro dove aveva abitato Ambanelli, e i campi abbandonati coperti dall’erba tenera di primavera, verde come il mare.

Per la cronaca 1: Luigi Malerba: La scoperta dell’alfabeto. Mondadori – Oscar Scrittori Moderni. 208 pagine, 9 Euro. Il volume dei Meridiani (Romanzi e Racconti) consta invece di 1856 pagine, è stato pubblicato alla fine del 2016, e costa 80 Euro.

Per la cronaca 2: Un bell’articolo di Nadia Terranova su Luigi Malerba si trova qui.

 

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