Pubblicato da: miclischi | 17 gennaio 2017

Lindsay Kemp torna a Pisa con il Flauto Magico di Mozart

Torna Lindsay Kemp cpon il Flauto Magico

Torna Lindsay Kemp con il Flauto Magico

Non c’è che dire: tornare a vedere Lindsay Kemp al teatro Verdi a Pisa, prima nella Sala Titta Ruffo per la presentazione dello spettacolo, poi sul palco per raccogliere gli applausi alla fine del Flauto Magico di Mozart (una produzione del teatro Goldoni di Livorno), fa un certo effetto. Infatti sono passati una quarantina d’anni dai tempi in cui stupiva e affascinava con i suoi spettacoli pisani. Reinterpretazioni fantastiche, provocatorie, grandiose eppure delicate che sono rimaste lì, indimenticabili. E ora rieccolo, con la sua maglietta a righe, il suo sorrisetto ironico, la sua dizione solenne e precisa (tanto precisa che nella Sala Titta Ruffo ripete due volte, per essere sicuro che il messaggio sia passato bene, la parola lovelessness, una delle amare caratteristiche del nostro tempo che il Flauto Magico ci aiuta ad affrontare).

Chissà che avrà combinato stavolta, si domanda lo spettatore sedendosi in attesa che si apra il sipario. Passa l’Ouverture, si apre il sipario e si dipana lo spettacolo. La messa in scena kempiana – si può dire? – è risultata tutto sommato sobria. E anche se all’inizio qualcuno ha un po’ rabbrividito all’ingresso del dinosauro che rincorre il povero Tamino, il prosieguo della storia  è stato narrato senza particolari eccessi scenici o registici.

Lindsay Kemp con la sua assistente Daniela Maccari durante la presentazione dello spettacolo.

Lindsay Kemp con la sua assistente Daniela Maccari durante la presentazione dello spettacolo.

Ma la magia… quella sì. Scena cangiante grazie al sapiente uso delle luci di David Haughton, movimenti scenici dei solisti  e dei coristi del Coro Lirico Toscano ben congegnati (unica eccezione: il povero Tamino, decisamente ingessato per la maggior parte del tempo), costumi proprio da favola, coreografie convincenti di Daniela Maccari, fratacchioni in costume da Hare Krishna, uccellatori come si conviene,  insomma, un bel dipanarsi della vicenda scenica che scorre via con estrema piacevolezza. Con due tocchi da maestro, due elementi chiave per la riuscita dell’intento magico.

Prima i fanciulli (quelli che Bergman mise su una mongolfiera) – insomma i risolutori di problemi, quelli che nella loro infantile innocenza invece la sanno parecchio lunga – che arrivano in bicicletta. Tre bimbe-cantrici vestite di bianco su biciclette bianche, a ribadire il concetto di purezza e candore; peccato per quei freni rumorosi, quasi da far concorrenza a quelli delle bici a nolo del campeggio City di Arles… E peccato anche che i bicicli fossero un po’ sovradimensionati per i tre piccoli genietti, che hanno avuto non pochi problemi a mantenere l’equilibrio, con gravi rischi per se stessi, ma anche per le vinte tra le quali dovevano incunearsi per uscire di scena.

Poi la progenie dei Papageni. Quella folla di bambinetti caracollanti che invade la scena allo sbocciare dell’amore fra i due personaggi piumati è davvero magica. Ma ancora più magica, pochi secondi dopo, è la Papagenina minuscola (quanto avrà, due anni ? forse tre?) che si slancia a sua volta in scena. Inaspettata, stupefacente, fantastica, insomma magica.

Proprio per lui, il regista scenografo di questo Flauto davvero Magico, sono stati gli applausi fra i più calorosi alla fine della serata.

Livorno, Teatro Goldoni Livorno “Il flauto magico”. Il finale dell’opera. Foto di Augusto Bizzi, Livorno Foto Augusto Bizzi

Teatro Goldoni Livorno “Il flauto magico”. Il finale dell’opera. Foto di Augusto Bizzi, Livorno

Ah già, il regista; ma la musica, i cantanti? Allora, sul fronte canoro non ci sono dubbi: la serata è stata dominata dal baritono costaricano  William Hernández Ramírez, interprete straordinario di Papageno. Voce piena ed espressiva, mimica facciale favolosa e soprattutto una presenza scenica comme il faut. Uno spettacolo nello spettacolo. Praticamente ha incarnato il paradigma del cantante d’opera che è bravo non solo perché sa cantare, ma anche perché sa stare in scena. A fargli compagnia nell’applausometro fra gli artisti più acclamati dal pubblico, la soprano giapponese Yukiko Aragaki nei panni di Pamina. Voce limpida e sicura, e buona attorialità.  E’ proprio riuscito bene questo sodalizio fra i due cantanti-personaggi, tanto che i duetti Papageno-Pamina sono risultati più affettuosi di quelli fra principe e principessa. Si dice che nel Flauto Magico ci sono talmente tante sfaccettature che ci si può vedere praticamente tutto. Che questa rappresentazione ci abbia aperto uno spiraglio su possibili intrallazzi fra Pamina e l’uccellatore piumato?

Teatro Goldoni Livorno “Il flauto magico” . in primo piano William Hernandez (Papageno), trionfatore della serata. Foto Augusto Bizzi, Livorno.

Teatro Goldoni Livorno: “Il flauto magico” . In primo piano William Hernandez (Papageno), trionfatore della serata. Foto Augusto Bizzi, Livorno.

Una delle aspettative suscitate da quest’opera sta negli agili sperticamenti nel registro acuto della Regina della notte. Non del tutto impeccabili nella rappresentazione del sabato sera. Più che buona invece la prova del basso Manrico Signorini. Nei panni di Sarastro si è spinto senza esitazione nella cupezza del registro estremamente grave. Inoltre il ruolo di gran sacerdote proprio gli stava bene addosso. E così hanno pure ben figurato le dame della regina, il principino ingessato e un po’ poco ardente interpretato da Blagoj Nacoski e il nero Monostratos. Il cartellone completo si trova qui.

E nella buca dell’orchestra? Nella presentazione della mattina il direttore dell’Opera di Belgrado,  Dejan Savić, si era fatto notare per un atteggiamento disinvolto e spigliato. Ha raccontato barzellette e ha magnificato il teatro in cui lavora (700 dipendenti, due repliche al giorno tutti i giorni) e quindi ha elogiato quel che si riesce a fare nonostante qui da noi con teatri ridotti al minimo, staff risicato e risorse difficili da trovare. Insomma si era guadagnato spontaneamente l’interesse e la curiosità degli intervenuti. Peccato che poi la sera questa spigliatezza non si sia tradotta anche nell’interpretazione musicale, che è risultata nel complesso, invece, piuttosto smencia. Scarsa coesione orchestrale, qualche attacco non proprio azzeccato… insomma, come se ci fosse stato un deficit di prove. Peccato; anche perché l’Orchestra della Toscana s’era già vista in tante occasioni e aveva dato ottime prove di qualità.

Teatro Goldoni Livorno “Il flauto magico” . I tre fanciulli-genietti-ciclisti (dietro ci sono le tre dame dellqa Regina). Foto Augusto Bizzi, Livorno.

Teatro Goldoni Livorno: “Il flauto magico” . I tre fanciulli-genietti-ciclisti (dietro ci sono Pamino, Papageno e le tre dame della Regina). Foto Augusto Bizzi, Livorno.

Ma alla fine della serata prevale l’atmosfera così bene evocata da Kemp nella presentazione della mattina. Quest’opera da vivere come un toccasana contro i mali della nostra epoca. E così tornando a casa si può allegramente fischiettare, e ripensare alla scena, alle luci, alla musica. E sorridere. Davvero la magia è riuscita benissimo. E anche nei giorni successivi, riascoltare questa musica nel suo susseguirsi di numeri così diversi eppure uniti, intervallati da quei recitativi (per di più in tedesco! – come tutta l’opera del resto)… Al di là della vicenda raccontata, del testo del libretto, delle immagini del teatro, è una musica che fa star bene. Come un mantra curativo da interiorizzare per vivere meglio.

Per la cronaca 1: Questa è la prima opera presentata dal nuovo direttore artistico del Teatro Verdi, Stefano Vizioli, in carica dall’inizio dell’anno. Benvenuto e buon lavoro!

Pubblicato nel 1940

Pubblicato nel 1940

Per la cronaca 2: Il direttore artistico del Goldoni di Livorno, Alberto Paloscia, aveva menzionato nella presentazione del sabato mattina la versione ritmica in italiano realizzata per il Flauto Magico dal livornese Giovanni de Gamerra. A quanto pare è introvabile. Emerse dagli archivi famigliari un simpatico fascicoletto di quelli arancioncelli dei libretti d’opera di tanti anni fa. Questo Flauto Magico in italiano fu pubblicato dalle Edizioni “A. Barion” della Casa per Edizioni Popolari – S. A. di Sesto San Giovanni (stampato il 9 aprile 1940). Incredibile a dirsi, tuttavia, non è indicato da nessuna parte di chi sia la traduzione!

De’ suoi desir, – del suo gioir,

No, dono il ciel – più bel – non ha,

Donna ed uom, se unisce amor,

Donna ed uom Nume si fa.

Per la cronaca 3: In occasione di questa rappresentazione è stata allestita nel foyer del Teatro una bella mostra fotografica di Giovanna Talà con alcuni scatti dedicati a Lindsay Kemp (Sogni di luce). Le figlie della fotografa – Enrica e Paola –  hanno presentato la mostra, insieme a qualche ricordo personale, durante l’incontro del sabato mattina nella Sala Titta Ruffo. Curioso che non siano mai entrate mai in contatto con Cippi Pitschen, che anche lui di scatti a Lindsay Kemp ne aveva fatti parecchi, e bazzicava Livorno assiduamente. Forse lo conosceva mamma, dice una delle figlie. Chissà… Intanto, fortunatamente, ci si possono godere un bel po’ di foto scattate dal Cippi a Lindsay Kemp in varie città e teatri, in occasione di diversi spettacoli, non sulle sue gallerie Facebook (dove di foto di Kemp non ce ne è neanche una) bensì proprio sul sito ufficiale di Cippi Pitschen. Eccone qui sotto una piccolissima selezione.

Dal sito web del fotografo Cippi Pitschen

Dal sito web del fotografo Cippi Pitschen


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