Pubblicato da: miclischi | 15 novembre 2016

Vita e Destino: un tour de force che lascia tracce indelebili.

Pubblicato in Italia da Adelphi nella traduzione di Claudia Zanghetti.

Pubblicato in Italia da Adelphi nella traduzione di Claudia Zanghetti.

C’è voluta tutta l’estate, e anche un briciolo d’autunno, per navigare attraverso le settecentocinquanta pagine del volumone densissimo di Vita e destino di Vasilij Grossman. Una scrittura favolosa che cattura fin dalla prima pagina. Una moltitudine di storie nella storia, di personaggi che si accavallano fra bruschi salti spazio-temporali, con presentissime evocazioni di altre due letture: una di poco precedente (La guerra non ha un volto di donna di Svjatlana Aleksievič) e una quasi contemporanea (Se questo è un uomo di Primo Levi).

Un libro straordinario e potentissimo (oltre che pesante in senso gravitazionale; menomale che la copertina sapientemente opaca dell’edizione Adelphi evita pericolosi scivolamenti nella lettura lettuale).

Un libro che attanaglia e stravolge con le sue numerose facce.

Ma di queste tante storie sovrapposte alla fine una in particolare rimane impressa nella memoria tanto da andare a ritrovarla e rileggerla più volte, a rivederla quasi cinematograficamente. Un micro-episodio che da solo rappresenta tutta la possanza del libro.

Dopo la sconfitta rovinosa nella battaglia di Stalingrado i tedeschi sono obbligati a rimuovere i cadaveri dei soldati e dei civili sovietici dalle macerie, circondati dagli sguardi muti della folla che li osserva con odio. A un certo punto portano fuori una barella con il corpo straziato di una bambina. Sorge dalla folla il grido lancinante di una donna che sfoga l’orrore per la morte di un figlio non suo. La scena ad altissima drammaticità prepara all’inevitabile, alla reazione dell’odio e della sofferenza nei confronti dell’invasore. Poi l’inevitabile si verifica davvero, ma in modo del tutto imprevedibile.

Senza sapere cosa le stesse succedendo, latrice e vittima di una forza che aveva soggiogato a sé ogni cosa, la vecchia cercò tentoni nella tasca della giacca un pezzo di pane che un soldato le aveva regalato poco prima, lo porse al tedesco e disse:

“Tieni, mangia”.

Abène, leggere un libro che lascia tracce indelebili.

Per la cronaca 1Vasilij Grossman: Vita e destino. Traduzione di Claudia Zanghetti. Adephi, prima edizione 2008. Ripubblicato nel 2013 nella collana Gli Adelphi. 750 pagine, 18 Euro.

Per la cronaca 2: La voce di Wikipedia dedicata al romanzo racconta la storia del libro, la travagliata vicenda della censura (fu giudicato antisovietico) fino alla pubblicazione postuma in occidente. C’è anche un utile elenco di personaggi, suddivisi per contesti e ambientazioni.

Per la cronaca 3: una bella testimonianza sull’impatto di questa lettura si trova qui.

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