Pubblicato da: miclischi | 26 ottobre 2016

Beatrice Rana suona le Variazioni Goldberg: un’intepretazione schietta e limpida

Beatrice Rana al Verdi di Pisa con le Goldberg

Beatrice Rana al Verdi di Pisa con le Goldberg

24 e 25 ottobre a Pisa. Stagione di concerti della Scuola Normale Superiore. Un evento che rimarrà impresso nella memoria di chi ha avuto la fortuna di partecipare. Il 24 la pianista Beatrice Rana presenta le Variazioni Goldberg di Bach una lezione-seminario arricchita di esempi e spiegazioni al piano. Il 25 l’esecuzione al Teatro Verdi, strapieno di pubblico dapprima curioso, alla fine entusiasta.

La serata del 24, nella sede della Scuola Normale in Piazza dei Cavalieri, è già stata in sé una performance straordinaria. La pianista, giovanissima (23 anni) ha già dimostrato una grande disinvoltura espositiva (a voce e alla tastiera) e una grande maturità.

Dopo una introduzione sul suo modo di concepire Bach e, in particolare, questa particolarissima composizione, Beatrice Rana si è soffermata sull’annoso problema delle modalità esecutive e, in particolare sull’uso del pianoforte invece del clavicembalo. Naturalmente parteggia per il pianoforte, e per l’uso del pedale. L’importante nella musica di Bach non è la forma, ma il contenuto. Cita anche Rosalyn Tureck, la quale affermava: La musica di Bach è musica pura, va bene per qualsiasi strumento. 

Durante la lezione di musica di Beatrice Rana: la pianista affronta il difficile tema dell'interpretazione al pianoforte.

Durante la lezione di musica di Beatrice Rana: la pianista affronta il difficile tema dell’interpretazione al pianoforte.

Poi si è seduta al piano e ha suonato e parlato. Parlato suonando e suonato parlando. Prima ha presentato il Basso di Ruggiero che aveva già descritto in precedenza. Poi ha eseguito tutta l’Aria (no, non veloce, bensì alquanto lenta, senza sfoggi virtuosistici ma con grande concentrazione), già facendo capire il suo approccio molto cauto e intenso, estremamente emotivo. Infine ha spiegato il succedersi delle variazioni (quasi tutte) accennandone l’inizio e illustrandone i meccanismi matemusicali, le difficoltà tecniche (il traffico delle due mani sulla tastiera singola del pianoforte, cosa che non avveniva sul clavicembalo a due tastiere), i movimenti di danza, i meccanismi dei canoni, l’alternanza delle tonalità maggiori e minori… insomma una vera e propria lezione di musica a beneficio dei  tanti appassionati che affollavano l’Aula Bianchi.

Il Basso di Ruggiero.

Il Basso di Ruggiero.

Le parole di Beatrice Rana scorrono lievi e possenti al tempo stesso, come la musica che produce al piano. Se si dovessero scegliere degli attributi per descrivere questa interprete e la sua musica, ne vengono in mente due: schietta, limpida.

Nella sua schiettezza è contenuta anche la cautela – mista a entusiasmo – con cui affronta questo capolavoro. Molto schiettamente questa interprete sottolinea, specialmente nell’Aria, i passaggi che sono densamente carichi di passione e di significati. Ma la limpidezza del suono è straordinaria. Nonostante la tanto declamata ricchezza timbrica (e il pedale) del pianoforte, la musica che esce dallo strumento è lieve e limpida, e si esprime al meglio proprio nei brani suonati piano, anche nelle parti estremamente veloci.

Beatrice Rana (dal programma dei concerti della Normale)

Beatrice Rana (dal programma dei concerti della Normale)

A chiusura della sua lezione-dimostrazione, Beatrice Rana si sofferma sull’Aria da capo. Che non può essere e non è una ripetizione pedissequa dell’aria iniziale. Quasi si commuove, la pianista, spiegando come dopo il lungo percorso attraverso la lunga successione delle trenta variazioni, chi suona non è più la stessa persona che ha suonato l’Aria all’inizio. L’aria, sì, è uguale, ma nel frattempo siamo cambiati noi. Da cui l’inevitabilmente diverso approccio all’Aria che viene riproposta alla fine. E, viene da aggiungere: neanche l’ascoltatore è più la stessa persona che si è seduta per ascoltare l’inizio dell’esecuzione. Il carico emotivo è innegabile; eppure questa emotività non fa perdere alla giovane pianista la sua lucidità esecutiva, che rimane sempre limpida. Limpida e schietta.

E il concerto? Per chi ha partecipato alla lezione-seminario il concerto si prefigurava come la ricerca di conferme. Conferme dell’approccio interpretativo di Beatrice Rana, ma anche della sua capacità di reggere l’intero concerto (è durato oltre 70 minuti). Inoltre, visto che il giorno precedente la pianista aveva precisato che avrebbe eseguito tutti i ritornelli, c’era anche la curiosità di sentire quali abbellimenti, e dove, sarebbero stati inseriti.

Il concerto è stato straordinario. Decisamente le aspettative sono state confermate e soddisfatte.

C’è un aspetto che ha prevalso nell’esecuzione di Beatrice Rana: al di là del virtuosismo, delle mani che corrono tentacolari sulla tastiera, della precisione estrema (con rarissimissime sbavature), è ancora una volta la limpidezza che colpisce. Anche nei ritornelli, dove gli abbellimenti sono inseriti con estrema delicatezza, o nella scelta di suonare le ripetizioni piano, come a ribadire la forte componente emotiva che caratterizza questa grande opera bachiana.

Quel mi all'inizio della battuta 25 è stato evidenziato durante la lezione (e poi in concerto) come un perno cruciale nella dimensione emotiva ddell'Aria.

Quel mi all’inizio della battuta 25 è stato evidenziato durante la lezione (e poi in concerto) come un perno cruciale nella dimensione emotiva dell’Aria.

Il pedale. Essendo bel posizionati, si è potuto osservare il lavorio instancabile del piede destro. Proprio come aveva spiegato la sera precedente, il pedale è stato usato principalmente per arrotondare il suono, ma quasi mai per sostenere le note. Soltanto verso la fine dell’esecuzione, nei numeri rapidi e suonati più forte, si è giunti al limite del rischio di pedalosità.

Tranne che in rari casi, in cui il brusco cambio di registro ha imposto una breve pausa per “resettare” emotivamente l’approccio interpretativo, le variazioni si sono susseguite quasi senza soluzione di continuità. Ma l’Aria da capo, quella sì, ha avuto bisogno di un momento di pausa dopo la fine dell’ultima variazione. E poi rieccola, lei, uguale e diversa, intensa, suonata pianissimo, quasi a sottolinearne il carattere intimo. E’ lunga, lunghissima, infinita, la corona sull’ultimo accordo. E lunga è anche la pausa anche prima che risuonino i primi applausi del pubblico ipnotizzato. Un pubblico che è combattuto fra il rimanere in silenzio, frastornato e ammaliato dalla magia della musica,  e il desiderio di manifestare la propria gioia e la propria riconoscenza a questa interprete straordinaria.

Brava, brava davvero, Beatrice Rana. E ha solo 23 anni… chissà quali altre magie sarà capace di presentarci in futuro!

Per la cronaca 1: La lezione-seminario del 25 ottobre è stata integralmente video-registrata (dura circa un’ora e venti) e si può vedere qui.

Per la cronaca 2: Nonostante la giovanissima età, la carriera internazionale di Beatrice Rana è già lanciatissima. Una ricerca su YouTube permette di trovare innumerevoli interpretazioni (non si può certo dire che questa pianista si dedichi soprattutto alla musica barocca) ma anche tantissime interviste, che aiutano a capire l’approccio umano e interpretativo di questa straordinaria pianista.

Per la cronaca 3: Il prosieguo della stagione di concerti 2016-17  della Scuola Normale Superiore è veramente succoso. Il programma si trova qui.

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