Pubblicato da: miclischi | 21 ottobre 2016

Pisa, ottobre 2016. Rigoletto? Nero, nerissimo!

Stagione 2016-17 al Verdi di Pisa: si comincia con il Rigoletto

Stagione 2016-17 al Verdi di Pisa: si comincia con il Rigoletto

Quando la nonna Vittorina chiedeva al marito Leopoldo Nardi di farle un servizio, di portarle qualcosa, o roba del genere, qualche volta – invece di dire: aspetta – lui rispondeva solennemente: per poco attendi! Il Rigoletto, con il suo linguaggio aulico e arzigogolato, la sua musica, le sue caratterizzazioni e situazioni, è entrato nella vita quotidiana di tante persone, non solo melomani. Del resto, come disse Athos Bigongiali alla prima di quest’anno, già dal primo minuto di musica si è immersi nel concetto stesso di melodramma. Quanti se ne sarà sentiti di Rigoletti? Eppure quando ne capita uno a portata di mano ci si va di sicuro, per trovare e ritrovare cose già note, e auspicabilmente per trovarcene di nuove. Ecco quindi un’ottima occasione in questa inaugurazione della stagione lirica al Teatro Verdi di Pisa, il 15 ottobre 2016.

La mattina prima della prima, durante la presentazione della serata, sia il Direttore Artistico del teatro, M° Marcello Lippi, che il regista di questa rappresentazione, Federico Bertolani, hanno posto l’accento sulla caratterizzazione degli aspetti psicologici della vicenda. Una piacevole novità per questa prima: il direttore d’orchestra (anche se si chiama lo stesso direttore e non direttrice) è una donna, Gianna Fratta. Una giovane e impetuosa donna con le idee molto chiare sul dirigere un’orchestra, e con un curriculum già di tutto rispetto. Punzecchiata da uno dei presenti, ci ha tenuto a precisare che il suo ruolo non è quello di comandare bensì di coordinare il lavoro fatto da tante persone diverse per ottenere il risultato migliore dallo sforzo collettivo.

Gianna Fratta dirige l'Orchestra del Teatro Petruzzelli nell'Omaggio a Mozart'. Bari, 12/02/2011. (Foto Carlo Cofano)

Una bella immagine di Gianna Fratta che dirige l’Orchestra del Teatro Petruzzelli nell’Omaggio a Mozart’. Bari, 12/02/2011. (Foto Carlo Cofano)

Libretto d'epoca

Libretto d’epoca

La sera della prima: dopo un gustoso aperitivo offerto dal Teatro, si entra in sala e ci si appresta a rivivere per l’ennesima volta la magia del teatro musicale dal vivo. Il prologo viene eseguito a sipario alzato, e il pubblico può farsi un’idea dell’andazzo già annunciato la mattina: una scena scarna e nera popolata di uomini vestiti di nero (le scene sono di Giulio Magnetto e i costumi di Mirella Magagnini) . Sul proscenio, Rigoletto (Elia Fabbian) si prepara a impersonare il buffone di corte armeggiando con gli attrezzi del mestiere. Ricorda un po’ il Rigoletto televisivo all’inizio degli anni ’70 del ‘900 con il gobbo che si porta la maschera di giullare davanti al viso solcato di lacrime.

L’esecuzione dell’Orchestra Filarmonia Veneta è molto intensa e già prelude a quel che sarà il suo elemento di punta: una impeccabile forza della sezione degli archi. Poi si comincia con la storia che si dipana alla corte del Duca di Mantova. La stupefacente successione di motivi di danza di cui dà sfoggio Verdi nel primo atto viene un po’ intristita dal fatto che nessuno danza. I signori vestiti di nero restano impalati e anzi voltati con le spalle al pubblico. Questione di interpretazioni e di intenzioni registiche. Il colpo d’occhio è formidabile, nero su nero, con qualche fiocchetto rosso-passione, ma le danze non danzate, dé, che banda è? Il Duca (Roberto Iuliano) si spertica con fatica nel Questa o quella  d’apertura e anche Rigoletto non sembra essere poi tanto a suo agio. Voci non ferme e non ben dominate, insomma qualche problemuccio vocale. Il coro virile, quello sì, invece, fa la parte sua (si tratta del Coro Live sotto la guida di Flavia Bernardi). Poi arriva Monterone (Ivan Marino), impeccabilmente vestito di bianco come un Ufficiale di Marina, in modo che risulti ben chiara la didascalica contrapposizione di bene e male, come nei tatuaggi di Gionata (bianco è il bene, nero il male). Poi la maledizione, il coro finale, e via, ci si avvia al secondo atto (pardon alla seconda scena del primo atto) senza intervallo, che tanto con quelle paratie mobili e nude non c’è tanto da faticare per smontare e rimontare.

Prim'atto: al centro Elia Fabbian (Rigoletto) e Roberto Iuliano (Duca di Mantova) - Foto di Massimo D'Amato, Firenze

Prim’atto: al centro Elia Fabbian (Rigoletto) e Roberto Iuliano (Duca di Mantova) – Foto di Massimo D’Amato, Firenze

Siamo fuori da casa di Gilda, e Rigoletto – nello spazio nero – viene raggiunto da Sparafucile (Antonio Di Matteo), un omone scuro vestito di nero che fuma una sigaretta. Nonostante la voce bella e calda di Sparafucile, e il suo physique du role, il dialogo del sicario con il potenziale cliente non scorre via fluido ed emozionante come ci si poteva aspettare; ma poi succede il miracolo. All’arrivo di Gilda, sì, lei, la pallosissima al limite dell’insopportabile Gilda, il suo candore (essendo un’emissaria del bene è vestita di bianco) e il candore della sua voce chiara e splendidamente dominata è come se sbloccassero anche Rigoletto (canta splendidamente il dialogo filiale  e poi veglia o donna) e poco dopo anche il Duca il quale, illuminato da Gilda, ritrova la voce e se la cava più che bene. Del resto, durante la presentazione dell’opera sia il regista che il direttore avevano sottolineato come nella loro visione del Rigoletto le figure femminili fossero i personaggi risolutori dell’ opera. Si vede che Gilda (Ekaterina Sodovnikova) ha risolto anche i problemi di voce dei comprimari. E così questo second’atto che di solito è quello più deboluccio dell’opera è rinato a nuova vita e splendore, grazie anche all’ottima prova dell’orchestra e, in particolare, all’esecuzione curatissima delle parti strumentali solistiche precedenti le arie vocali.

Elia Fabbian (Rigoletto) e Ekaterina Sadovnikova (Gilda) - Foto Massimo D'Amato, Firenze,

Elia Fabbian (Rigoletto) e Ekaterina Sadovnikova (Gilda) – Foto Massimo D’Amato, Firenze,

Nel terz’atto (o secondo che dir si voglia) si rientra nel palazzo del Duca, il quale si dimena sul grande puff nella sala d’aspetto (nero il puff e nere le pareti), cantando a fatica Ella mi fu rapita. Poi arriva il  giocoso coro virile, la poveretta viene ritrovata, e infine arriva Rigoletto. Peccato che il pubblico di questa edizione non abbia potuto godere del canonico caracollare del buffone divorato dall’anzia (con la zeta) per la figlia rapita. Ma tant’è, si è capito che Rigoletto è senza gobba, e che le smancerie sceniche sono bandite. Non c’è sua figlia nei dintorni e quindi il gobbo sgobbato non brilla nel suo Cortigiani, mentre recupera equilibrio e cantabilità al ritorno della deflorata Gilda, confermando il potere salvifico di questa figlia gnifita. La vendetta cantata dopo la ricomparsa di Monterone, però, è apparsa un po’ deficitaria in termini di cupa e cavernosa possanza, ma tant’è.

Ella mi fu rapita! Roberto Iuliano (Duca di Mantova). Foto di Giuliano D'Amato, Firenze.

Ella mi fu rapita! Roberto Iuliano (Duca di Mantova). Foto di Massimo D’Amato, Firenze.

Finalmente il quart’atto (o terzo che dir si voglia). Qui l’assenza di intervallo ha pesato un pochettino, perché questo sarebbe stato lo iato temporale più consistente di tutta la vicenda.  La contrapposizione fra l’interno dell’abituro di Sparafucile e Maddalena e l’esterno dal quale Rigoletto e Gilda spiano quel che succede viene risolto, come già visto in altre edizioni, con la contrapposizione fra i piani scenici (l’esterno si trova sul proscenio, l’interno più indietro). In questo atto si esprimono al meglio le scene scarne e i giochi di luce del temporale. Le pareti squadrate e il possente quadrato rosso sangue sullo sfondo richiamano solenni scene wagneriane e il risultato complessivo è molto ben riuscito. Ma la Gilda dei miracoli, se da un lato ammorbidisce Rigoletto, non riesce a spingere il suo influsso benefico fin dentro la stamberga di Sparafucile, per cui il povero Duca – vestitosi per l’occasione da Tenente Sheridan, ma in nero – non risulta convincente né nella Donna è mobile né nel quartetto del quart’atto, nel quale praticamente non si sente. Bene invece Sparafucile e Maddalena (Sofia Jenelidze), il cui sodalizio maligno viene reso bene sia scenicamente che vocalmente.

Quart'atto. Sofia Janelidze (Maddalena) e Antonio Di Matteo (Sparafucile). Foto di Massimo D’Amato, Firenze.

Quart’atto. Sofia Janelidze (Maddalena) e Antonio Di Matteo (Sparafucile). Foto di Massimo D’Amato, Firenze.

Insomma, un Rigoletto a metà, soprattutto a causa della discontinuità nella resa delle voci di Rigoletto e del Duca. Forse non è un caso che l’applausometro finale abbia premiato decisamente e incondizionatamente Gilda, rivolgendo un po’ di riguardi anche a Rigoletto, ma anche al bravo Sparafucile, e tanti Brava Maestro all’indirizzo di Gianna Fratta (un Brava e basta avrebbe potuto esser frainteso). Via giù, la stagione è lunga e ci si rifarà.

Nerissimo. Uscito nel 2016.

Nerissimo. Uscito nel 2016.

Per la cronaca 1: Di Nero e di Nerissimo si son occupati con grande perizia e ipnotica abilità musicale Theo Teardo e Blixa Bargeld nell’album che si intitola, appunto, Nerissimo. Il brano che dà il nome all’album c’è sia in versione inglese che in versione italiana. Qui c’è quella in inglese, che appare più convincente. Veramente una bella scoperta, grazie alle recensioni delle novità discografiche su Radio 3. Qui c’è un’intervista di Internazionale a Teardo e Bargeld con contributi video.

Per la cronaca 2: Ogni Rigoletto richiama alla memoria infiniti ricordi rigolettiani. Come non ripensare agli infiniti ascolti condivisi con Walter Mazzi, ai commenti e alle accese discussioni su questo o quel personaggio, questo o quell’interprete? Ma stavolta è riemerso con forza l’aneddoto raccontato da un trombonista che una volta, dalla buca dell’orchestra, assisté a una specialissima occasione di improvvisazione risolvi-problemi. Quart’atto; a Maddalena, una mezzosoprano spagnola, scappò detto valeva de mas (invece che di più). Ma il vecchio consumato Sparafucile non si scompose e per salvare la rima cantò senza esitazione: La spada, s’ei dorme, va, pòrtem da bas.

Per la cronaca 3: Si diceva che il direttore d’orchestra, Gianna Fratta, ha davvero ben figurato. Una prova convincente sia nella conduzione musicale che nell’approccio al ruolo. Quindi risulta proprio strano che un personaggio di tale rilievo e prestigio internazionale abbia un sito web la cui sezione news è aggiornata a gennaio 2014. Strano, no? Misteri del web.

 

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