Pubblicato da: miclischi | 27 settembre 2016

Ilford Obscura: una pinhole per fotografi molto pazienti

La Ilford Obscura in posizione di scatto (sportellino aperto)

La Ilford Obscura in posizione di scatto (sportellino aperto)

Chi scatta ancora in pellicola suole affermare, a ragione, che una delle tante differenze di approccio fra la fotografia analogica e quella digitale sta anche nella disponibilità limitata di scatti. In un rullino 135 ce ne stanno di solito 36 (di più con il mezzoformato, di meno con le panoramiche). Con il medio formato si passa dai 15 fotogrammi del 4.5×6, ai 12 del 6×6, ai 10 del 6×7 agli 8 scatti del 6×9. E’ vero che uno può portarsi dietro anche tanti rullini, ma il solo pensiero di quel che segue (caricare la sviluppatrice, sviluppare, fissare, sciacquare, asciugare, provinare, etc.) fornisce una specie di autoregolazione alla smania scattistica. Con il grande formato, poi, tutto dipende dalla quantità di chassis che ci si porta dietro, ma considerando che le sviluppatrici in circolazione sono da 6 o da 12 pellicole piane, difficilmente in una sola sessione fotografica saranno scattate più di dodici foto.

Poi ci sono le scelte estreme, quelle riservate ai fotografi che davvero si contentano di scattare poche foto e che hanno soprattutto molta pazienza. Come la scelta di fare foto con la Ilford Obscura. Una macchina fotografica di grande formato con foro stenopeico per pellicola (o carta) nel formato 4×5 pollici (circa 10×12 cm). Si sa che ci sono macchine fotografiche di grande formato da usare con chassis portapellicola alle quali si può applicare il foro stenopeico (invece dell’obiettivo), oppure pinhole a pellicola. Ma in questo caso la grande pazienza richiesta al fotografo sta nel fatto che questa macchina fotografica può essere caricata (proprio aprendola e richiudendola al buio completo) con un solo fotogramma alla volta.

La Ilford Obscura infatti è una scatoletta in cui i due pezzi (il frontale con il foro stenopeico e il meccanismo di apertura e chiusura dello stesso – e il dorso) si infilano l’uno nell’altro. Il pezzo del frontale mantiene in posizione il foglio di pellicola (o di carta) che si adagia proprio in fondo al dorso. La posizione è assicurata da dei magnetini che tengono le due valve della scatoletta saldamente ancorate.

Le due metà della Ilford Obscura

Le due metà della Ilford Obscura

L’alloggiamento della pellicola (all’interno), il foro con l’apertura, l’innesto per il cavalletto. Non c’è altro. Per fare fotografie questo è l’essenziale, e si può fare a meno di tutto il resto.

Bisogna studiarci un po’, per poter utilizzare questa macchinetta. Soprattutto per saper decidere l’esposizione giusta. Il kit della Obscura conteine anche un regolo calcolatore circolare, ma per queste prime prove ci si è invece affidati al già collaudato Pinhole designer di David Balihar.

Naturalmente, però, il lavorio più impegnativo è quello necessario per caricare e scaricare la pellicola. Dopo un po’ di prove si è visto che con una black bag di adeguate dimensioni (è stata usata una 70×70 cm) ci si riesce più che bene anche tenendo il tutto sulle ginocchia. Non c’è bisogno di accattarsi una sorta di micro-tenda a igloo come raccomandato su vari forum (fra l’altro quegli attrezzi sono ben più costosi di una black bag). In pratica come si fa? Per scaricare la pellicola che è già in macchina (dopo lo scatto) e caricare la pellicola vergine, bisogna fare un po’ di attenzione, ma ci si riesce abbastanza agevolmente.

Il primo scatto con la Obscura: macchina sul davanzale, 3 minuti di esposizione

Il primo scatto con la Obscura: macchina sul davanzale, 3 minuti di esposizione

1. mettere nella black bag la macchina, la scatola di pellicola nuova e la scatola per riporre la pellicola esposta (è fornita dalla Ilford insieme alla Obscura, ed è del tipo a tre valve, per assicurare la sicurezza contro le infiltrazioni di luce).

2. una volta chiuse le due zip, infilare le braccia, aprire la macchina e aprire la scatola per la pellicola esposta. Inclinando il dorso della macchina se ne scende la pellicola e la si ripone nella scatola con i suoi due coperchi.

3. Si apre la scatola della pellicola vergine, si mette il sacchetto nero in posizione verticale per estrarre meglio un solo foglio, si cerca con le dita il marcatore e lo si posiziona in modo da assicurarsi che l’emulsione sia verso l’alto e lo si lascia cadere sul fondo della Obscura. A questo punto si fa scivolare il frontale della macchina dentro al dorso fino a fine corsa e il gioco è fatto.

4. Ma attenzione: c’è ancora da richiudere il sacchetto nero ripiegandolo, risistemarlo nella scatola della pellicola vergine e chiudere il coperchio. Solo ora si potranno riaprire le due zip e andare a scattare una foto.

Un altro scatto dalla prima sessione di prove con pellicola Fomapan 100. Esposizione di 3'

Un altro scatto dalla prima sessione di prove con pellicola Fomapan 100. Esposizione di 3′

Non c’è mirino, quindi bisogna regolarsi sapendo che l’angolo di ripresa è di poco inferiore ai 90° (corrisponde grossomodo a un grandangolo 26 mm nel formato 135). Magari cercando di tenere la macchina in bolla (il piano superiore è davvero grande e ci si può comodamente adagiare un telefonino sul quale si sia installata la App della livella a bolla). Considerando i tempi di ripresa lunghetti (l’esposizione più breve che si è fatta in queste prove ha comunque richiesto 25 secondi) il cavalletto è irrinunciabile, anche se un davanzale riparato dal vento può andar bene ugualmente.

 

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The making of… Lettura dell’esposizione con la D200 e scatto finale con la Obscura. 35″ di esposizione con la Fomapan 200 un po’ tirata per poterla sviluppare insieme alla 100 ASA.

Quindi, una volta sistemata la Obscura sul cavalletto, e dopo aver “mirato” nella direzione giusta, si tratta solo i determinare il tempo di esposizione. Usando la pellicola Fomapan 100 (primi cinque scatti di prova) i tempi di esposizione sono andati da 2′ a 22′ (giornata piovosa e coperta). Con una Fomapan 200 e un bel sole di finestate, i tempi sono andati da 25″ a 2′. Impostando tutti i dati richiesti (compreso il tipo di pellicola) sul calcolatore del citato pinhole designer si ottengono i tempi-equivalenti per una esposizione con f. 22 (l’apertura di diaframma di questa pinhole corrisponde a f.290!). Una volta trovati i tempi-equivalenti  si tratta di trascriverseli su un taccuino oppure di salvare e stampare la tabella generata dal programma. Poi, prima di scattare, bisognerà leggere l’esposizione con un esposimetro o con una macchina fotografica dotata di esposimetro per trasformare i tempi per f. 22 in tempi-equivalenti per la Obscura.

E i risultati? Più che soddisfacenti. Le prime foto piovose, con una luce cupa e luminosa al tempo stesso, lì per lì sembravano convincenti. Peccato che con 3 minuti di esposizione la pioggia si sia fatta vedere, conferendo alle immagini quel che di blurred che le opacizza un po’.

Con la Obscura a Villana. Fomapan 200. Esposizione da 25" (al sole) a 2' (ombra).

Con la Obscura a Villana. Fomapan 200. Esposizione da 25″ (sole) a 2′ (ombra). Stare immobili per 25″ non è cosa facile e solo a qualcuno riesce.

Nella giornata di sole, tutta un’altra musica. Tempi più brevi, più variazioni sul tema, e anche due scatti di ritratti per mettere alla prova i soggetti: Vediamo se siete capaci di rimanere immobili per 25 secondi!

Insomma una macchinetta dalle grandi potenzialità (c’è da provare anche la carta Harmann Direct Positive!) e soprattutto estremamente portatile perché leggerissima (anche se è vero che c’è da portarsi dietro un po’ di materiale accessorio. Se ne vedranno delle belle!

Ultimo scatto della giornata con la Fomapan 200. Esposizione di 30".

Ultimo scatto della giornata con la Fomapan 200. Verso la Verruca. Esposizione di 30″.

 

 

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Responses

  1. toh quando era andata sul sito di fotomatica per fare l’ordine ci avevo fatto un pensierino


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