Pubblicato da: miclischi | 24 settembre 2016

La Passione di Matteo secondo Sir John

La Passione di Sir John

La Passione di Sir John

22 settembre 2016, penultimo appuntamento di questa formidabile stagione di Anima Mundi: la Passione secondo Matteo di J. S. Bach con Sir John Eliot Gardiner e i suoi complessi, English Baroque Soloists Monteverdi Choir, e con il Trinity Boys Choir. Pienone in duomo a Pisa, orario anticipato per via del lungo programma, il sindaco e le autorità nelle prime file.

Ma lui, Sir John, sta tranquillamente a chiacchiera all’ingresso della cattedrale prima dell’inizio mentre i musicisti si preparano e riscaldano gli strumenti vagando nei transetti e nelle navate.

Poi si comincia, dopo l’annuncio da parte dello speaker che il Maestro dedica il concerto alla memoria di un collaboratore, e che sarà registrato un CD live dalla serata.

Una serata lunga e densa, emozionante e coinvolgente. Almeno per chi era venuto a sentire Bach e i suoi interpreti. Chi era venuto solo per partecipare a una serata mondana forse si è più che altro annoiato, sfogliando senza interesse il programma di sala, dimenandosi senza requie sulla seggiolina, cercando qualche distrazione nel ravanare nella borsa e rumorosamente mangiando pavesini. Del resto, per uno cui non interessa la musica sacra barocca, la serata sarà stata una vera tortura, sia per per la lunghezza del programma, che per i temi poco allegri (e per di più cantati in tedesco). E che disappunto quando al sospirante meno male agli applausi prima dell’intervallo un vicino ha precisato: questa è solo la fine della prima parte

Passons. Nonostante questi elementi di disturbo, la serata è stata senza mezzi termini favolosa.

Si abbassano le luci e ci si appresta a calarsi di nuovo nella magia. Come quella prima volta alla XII Sagra Musicale Lucchese (era il 12 giugno 1974) con Wenzinger alla viola da gamba – una folgorazione, che impose l’urgente acquisto del cofanetto Archiv di Karl Richter con le incisioni di Albrecht Dürer) – e poi con Harnoncourt al palasport di Firenze negli anni ’80 (non si sentiva nulla) fino alla Finlandia negli anni ’90, e poi ancora più volte a Pisa, anche in duomo, fino al Parco della Musica a Roma con Pappano nel 2013.

La traduzione del testo (ciclostilata!) - Lucca, 1974

La traduzione del testo (ciclostilata!) – Lucca, 1974

Il coro iniziale, grandioso, infinito, perfetto. Sulla minuscola partitura tascabile Eulenburg si segue il dipanarsi delle voci e degli strumenti, ed è illuminante concentrarsi solo sul rigo delle voci bianche (il corale sovrapposto al coro) e sentirsi sommergere dagli strati sonori. Il Monteverdi Choir non fallisce mai e provoca emozioni straordinarie.

Il tenore James Gilchrist (Evangelista) si gode i meritati applausi accanto al maestro Gardiner

Il tenore James Gilchrist (Evangelista) si gode i meritati applausi accanto al maestro Gardiner

Poi comincia la sua parte l’evangelista, il narratore della storia della passione, insomma, Matteo. Si può dire? Si può davvero dire? Il tenore James Gilchrist è probabilmente il miglior Evangelista sentito negli ultimi anni, e non solo dal vivo. Voce piena ed espressiva, abile nella potenza e nei delicati piano… oltretutto in sintonia telepatica e vibrazionale con il Maestro e con l’organista. Infatti era posizionato più in avanti, e poteva solo udire gli attacchi senza vedere. Non ne ha sbagliato neanche uno. L’altro solista “previlegiato”, nel senso posizionato sul proscenio e titolare di un ruolo che si è sviluppato durante tutta la vicenda, insomma, Gesù, era interpretato dal basso Stephan Loges. Bella voce calda, forse un po’ in deficit di volume nel registro basso, ma tutto sommato soddisfacente.

Come già ci aveva abituato Sir John nei precedenti concerti, le altre parti vocali solistiche sono state interpretate dai coristi che, a seconda dei casi, scendevano in proscenio oppure restavano al loro posto. Due sorprese: alcune arie del contralto sono interpretate dalla splendida voce del controtenore Reginald Mobley, e la prima aria per soprano non è cantata dalla “titolare” Hannah Morrison (che avrà modo di mettersi in luce in numerose occasioni successive), ma da una giovanissima altra soprano che non è dato sapere chi sia. Mai sentito prima un controtenore nelle passioni di Bach. Ma il risultato è stato notevole, e per qualche approfondimento sul tema, vedasi una bella e ben articolata discussione qui. Per quanto riguarda la prima aria di soprano (ignota), ha trasmesso una purezza e limpidezza di voce straordinarie. Conclude la rosa dei solisti “principali” il contralto Eleanor Minney, che ha unito alle capacità vocali un grande temperamento e una partecipazione emotiva alle vicende cantate davvero impressionanti.

Tutti gli interpreti, sia vocali che musicali, si sono dimostrati all’altezza della sfida poderosa. Fra gli strumentisti, una nota di merito ai flauti e ai violini solisti, di entrambe le orchestre.

Tripudio finale

Tripudio finale

Sono state scritte tante pagine sulle passioni, e su questa di Matteo in particolare, sulla sua dimensione drammatica e drammaturgica, quasi operistica. Ma il Maestro Gardiner, ancora una volta, e non solo con le sue interpretazioni musicali, ci aiuta ad addentrarci in questo capolavoro con indicazioni luminosissime. E’ suo il testo incluso nel programma di sala, e in quelle paginette fitte fitte dice davvero proprio quel che c’è da sapere sulla storia, sulla vocalità, sulla musicadi questa Passione. Un testo splendido, essenziale eppure densissimo. Una frase fra tutte:

Le caleidoscopiche permutazioni di colore trovate da Bach nella strumentazione appaiono infinite.

Aspettando la seconda parte: lo spartito sulla tastiera.

Aspettando la seconda parte: lo spartito sulla tastiera.

Nel suo testo Gardiner si sofferma anche su uno degli elementi caratterizzanti questa Passione: il dialogo. E proprio i dialoghi fra l’evangelista, i cori e gli altri solisti – specie nella seconda parte, dove sono numerosissimi – sono stati resi dal maestro in modo assolutamente incalzante. Non c’è pausa fra le parti vocali  e le riprese del narratore: la voce del tenore riparte quando ancora non si è spenta la sonorità dell’ultimo accordo vocale. Questa scelta del Maestro esalta ulteriormente la dimensione drammaturgica del capolavoro bachiano – e coinvolge ancor più il pubblico nella narrazione.

La successione incalzante di arie e parti vocali, il succedersi caleidoscopico degli strumentisti solisti, il delicatissimo corale che segue l’annuncio della morte di Gesù (cantato a cappella dopo una infinita pausa) portano verso la fine della storia con il coro conclusivo. Un tripudio di applausi, di entusiasmo da parte del pubblico – non solo e non tanto i signori e gli psicopompi, come avrebbe detto Gadda,  ma i tanti appassionati di musica e in particolare di Bach e della sua musica corale.

L'autografo si Sir Joohn Eliiiiot Grdiner sul frointespizio della partitura tascabile Eulenburg.

L’autografo di Sir John Eliot Gardiner sul frontespizio della partitura tascabile Eulenburg.

Poi il Maestro si defila negli angusti spazi riservati ai musicisti, proprio di fianco al palco. Il tempo di una stretta di mano; poi, al porgergli la partitura da autografare, subito si nega precisando: un momento, prima devo occuparmi dei miei musicisti. Sarà stata l’intensità dello sforzo interpretativo, sarà stata l’occasione particolare del ricordo dell’amico e collaboratore scomparso. Fatto sta che Sir John bacia e abbraccia tutti i suoi musicisti. Con alcuni si sofferma più che con altri. Dai suoi abbracci si sprigiona un senso di umanità percepibile anche a distanza fra quanti pazientemente aspettano di poterlo avvicinare. Un assistente gli porge un bicchiere di birra defatigante. Poi, poco a poco, solo dopo che tutti i musicisti si sono avviati verso l’uscita, si rende disponibile ai suoi ammiratori, molto più numerosi che nelle scorse occasioni. Chi gli porge il programma di sala, chi il libriccino del suo CD della Passione, chi la partitura. Ma come fa, con il birrino in mano? Gli giunge in soccorso una guardia del duomo in divisa. Lui le porge il bicchiere ma la ammonisce, serissimo: Mi raccomando non te la bere! E poi, con grande fatica, spossatissimo ma gentile e disponibile come sempre, distribuisce autografi, sorrisi, battutine. E continua ad emanare quel che per tutta la sera ha profuso ai suoi musicisti, ai coristi, ai solisti, al compositore a cui ha dedicato gran parte della sua vita artistica. Lui, il Maestro rigidissimo e rigoroso, in questa serata ha mostrato soprattutto la sua grande umanità. Grazie di cuore.

Una serata indimenticabile

Una serata indimenticabile

 

 

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