Pubblicato da: miclischi | 21 settembre 2016

Il trionfo di Zelenka in duomo a Pisa

Collegium 1704 + Zelenka: accoppiata vincente

Collegium 1704 + Zelenka: accoppiata vincente

20 settembre 2016: un’altra bellissima serata in questa rassegna Anima Mundi 2016. Due autori coevi, uno noto e uno meno, un pezzo notissimo, il Magnificat di J. S. Bach e uno quasi del tutto ignoto a queste latitudini, la Missa Omnium Sanctorum di Jan Dismas Zelenka. Di questo autore si era avuto un assaggio qualche giorno prima nel Camposanto Monumentale (se ne era ragionato qui), ma la Messa naturalmente si prefigurava come una composizione più ricca del precedente concerto da camera.

Sul palco, il complesso strumentale e vocale praghese Collegium 1704 sotto la direzione del Maestro Václav Luks. Il programma prevede dapprima il Magnificat e, a seguire, la Messa di Zelenka. Come nei concerti rock viene chiamato ad aprire la serata un gruppo “minore” in attesa delle grandi star, qui a fare da apertura c’è Bach. Come dire: guardate che il pezzo forte della serata sarà la Messa di Zelenka. Che sia stato un intento patriottico, quello del complesso praghese, per presentare al pubblico di Pisa la loro gloria nazionale barocca? Forse. Fatto sta che le attese non sono state deluse.

Entrano i musicisti e i coristi, e si comincia con lo straordinario coro iniziale del Magnificat. A dire il vero la grandiosità del coro non è che abbia risuonato come ci si poteva aspettare, soprattutto i bassi quasi non si sentivano. Ma si vede che avevano da scaldar le voci, perché nel prosieguo della serata – invece – il coro a davvero fatto un figurone in tutte le sezioni, bassi compresi! Si prosegue con l’alternanza di arie e cori, in questa composizione bachiana fantastica ma breve (una mezzoretta) che si caratterizza anche per arie estremamente corte, con poche concessioni alle ripetizioni e ai lunghissimi da capo che invece si sentono spesso in altri lavori sacri di Bach. I solisti-coristi, quando tocca a loro, scendono dal loro settore per sistemarsi accanto al direttore, e fanno proprio un figurone, tutti, anche se un plauso in particolare va alla straordinaria forza espressiva e alla qualità della voce del controtenore Filippo Mineccia, davvero notevole nell’Esurientes implevit bonis e nel trio con le due soprano Suscepit Israel.

Un'immagine molto pertinente del direttore Vaclav Luks - Foto di Stephane Moccozet

Un’immagine molto pertinente del direttore Vaclav Luks – Foto di Stephane Moccozet

In un paio di numeri (specie nella prima aria dopo il coro iniziale – Et exsultavit spiritus meus) il maestro si lancia in tempi metronomici un po’ vertiginosi, ma la riuscita complessiva è davvero più che buona, sia per le parti d’insieme, che per i solisti vocali e strumentali (con un plauso in particolare alle oboiste e alle flautiste). Anche se quel “quasi-legato” nel duetto d’apertura dell’Esurientes… Disse una delle due interpreti, interrogata dopo il concerto, che il Maestro Luks lo volle proprio così.

Escono le trombe, i timpani e i flauti, si riaccordano gli strumenti, e si riparte con la Messa di Zelenka. Un lavoro già più imponente come durata (un’oretta), anche se con organico ridotto rispetto al Magnificat. Fin dall’inizio (Kyrie eleison / Christe eleison) si comincia a fare l’orecchio a una musica di natura diversa da quella bachiana. Ci sono frequenti cambi di ritmo e salti ritmici nelle parti dell’accompagnamento, e sono frequenti le spericolate acrobazie in cui si lanciano i violini nelle parti d’insieme. Sono solo quattro le arie propriamente solistiche, la prima con il tenore che si inserisce fra il primo e il secondo Kyrie, con uno struggente Christe eleison. Già il secondo Kyrie (coro) suona per lo meno sconcertante, con scelte ritmiche e armoniche che suonano un po’ (soprattutto dopo aver sentito Bach) sorprendenti.

Ma è con il lungo e articolato Gloria che si entra appieno nella sonorità di Zelenka: una parte corale nella quale si inseriscono di quando in quando i cantanti solisti, mentre gli strumentisti giocano a rincorrersi allegramente, con attacchi in controtempo molto frequenti e con qualcosa che verrebbe da chiamare proto-sinfonismo. Le due compagne di banco (violini primi) suonano tutto questo numero sorridendo, quasi ridendo, sprizzando gioia da tutti i pori. E sì che invece stanno facendo un lavoro faticosissimo! C’è poco da fare: questo Zelenka suona pazzescamente moderno, a confronto di Bach. Del resto, come spiegano adeguatamente le note sul programma di sala, a differenza di Bach che rimase chiuso nelle sue chiese e nelle sue famiglie germaniche, Zelenka ebbe la possibilità di girare un po’ di mondo da giovane (Vienna e l’Italia, per esempio), il che probabilmente contribuì non poco ad allargare i suoi orizzonti, anche quelli compositivi.

Con Qui tollis peccata mundi arriva la seconda aria (soprano), impeccabilmente eseguita (davvero i solisti vocali hanno fatto una grande impressione,  finalmente anche il tenore ha dispiegato una voce bella piena, invece di quelle vocine striminzite che spesso si sentono nelle rappresentazioni sacre). Di nuovo il coro; poi, con il secondo Quoniam tu solus Sanctus, viene il turno del Contralto.

Ci si avvia verso il finale con un pazzesco Cum sancto Spiritu in cui sono i coristi a rincorrersi vertiginosamente. Segue il lungo, articolato e perentorio coro del Credo nel quale si inseriscono i cantanti solisti (e l’orchestra incalza con grande potenza) fino al pluriarticolato Amen (che arriva qui, invece che alla fine della messa come ci si poteva aspettare). Di nuovo il coro per il Sanctus. E poi arriva il pezzo forse più struggente di tutta la messa: quel Benedictus in cui cantano delicatissimamente insieme il soprano e il contralto, con i violini che sotto sotto si lanciano in arpeggi dolcissimi in un pianissimo che solo apparentemente ne maschera la complessità. Un momento davvero magico, per di più con una chiusa nuovamente sorprendente. Con l’Osanna le sezioni del coro tornano a rincorrersi giocosamente. L’Agnus dei inizia di nuovo con il coro, ma tosto si inserisce il basso per l’ultima parte vocale solista della messa.

Il Collegium 1704 con la connazionale Magdalena Kožená in concerto a Istanbul nel 2012.

Il Collegium 1704 con la connazionale Magdalena Kožená in concerto a Istanbul nel 2012. Foto di Cem Turgay.

Dona nobis pacem. Ma davvero stiamo ascoltando una messa barocca? Questo attacco del coro è di una modernità – di nuovo – sorprendente. E questo coro finale pian pianino si spegne sulla parola pacem quasi in sordina, con nessuna grandiosità, ma anzi ispirando davvero la sensazione della pace.

Che bellezza, che grande scoperta quella di questo compositore, che interpreti straordinari, che bella serata!

Per la cronaca 1: Entrambi i pezzi di questo concerto sono ascoltabili (e visibili) su youtube nell’interpretazione del Collegium 1704 con Václav Luks: il Magnificat e la Messa di Zelenka.

Per la cronaca 2: la serata delle dimenticanze. Come si può vedere dalle foto di questo post, la macchina fotografica rimase a casa. Rimase in duomo invece il programma di sala, e stranamente il cartellone della serata con tutti gli interpreti non è pubblicato online. Veramente una stranezza, in questa rassegna che altrimenti è impeccabilmente organizzata. Quindi mancano qui i riferimenti a quasi tutti i solisti (pardon), del resto andare a mente non è cosa facile (pardon). Per la cronaca, mannaggia, non fu trovato online neanche il testo integrale della messa.

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