Pubblicato da: miclischi | 20 settembre 2016

Contax S-D con HP5 del 1977: che vintage sia!

Prodotta negli anni '50 del '900

Prodotta all’inizio degli anni ’50 del ‘900

Riordinando gli scaffali è riemersa questa macchina che era stata accantonata per usarne soltanto l’obiettivo, un Carl Zeiss Jena Biotar 58 mm f. 2, montato sulla DSLR grazie ad adattatore per innesto su corpo Nikon di obiettivi con innesto a vite 42mm (con risultati discreti). La macchina è una Contax reflex, modello S, variante D, ben illustrata qui.

S’impose una prova, e la scelta cadde “quasi” casualmente su un un vetusto rullino di Ilford HP5 bobinato da Punto Reflex nel 1977. Chissà come conservato, tranne gli ultimi anni in frigo, ma insomma una roba da testare anche quella.

Visione dall'alto

Visione dall’alto

Macchina pesante e gloriosa, un filino scomoda da usare, ma affascinante. Per la messa a fuoco naturalmente bisogna aprire tutto il diaframma, dopodiché bisogna riportarlo nella posizione desiderata e scattare (quasi al buio!). La ghiera dei tempi comanda una rotellina visibile in una finestrella nella quale compaiono due serie: quella dei tempi lenti e quella dei tempi rapidi. La selezione la si fa spostando una levetta sul dorso della macchina. Così, per esempio, con la ghiera in posizione su 1/200 basterà spostare la levetta e il tempo sarà 1/5.  Il pulsante di scatto si trova sul frontale ed è filettato per il flessibile. C’è anche l’autoscatto, mentre il contatto per il flash, curiosamente, si trova sulla parte superiore del corpo macchina. Il trascinamento è a manopola, così come il riavvolgimento (niente leva né manovella, come nelle vecchie Leica pre-M).

Il pulsante di scatto sul davanti, la finestrella dei tempi di otturazione con la mua manopolina e, in basso, il selettore tempi lenti-tempi veloci. A destra, la manopola del trascinamento con il contapose.

Il pulsante di scatto sul davanti, la finestrella dei tempi di otturazione con la sua manopolina e, in basso, il selettore tempi lenti – tempi veloci. A destra, la manopola del trascinamento con il contapose.

Insomma, un bell’oggetto. E la prova? Ahimè, come spesso succede nelle macchine di quel’epoca (ma non nelle Leica!), la tendina è andata (perforata) e qua e là compaiono delle stelline di luce, inoltra a seconda dei tempi di otturazione usati la tendina rimane un po’ chiusa e i fotogrammi risultano di formato che si avvicina al rapporto 6:7 (invece che 2:3). La pellicola di quasi quarant’anni fa, poi, mostra anche lei i suoi segni di vetustà oltre che di schiccolamento. Ma se si volevano ottenere degli scatti dall’incomparabile sapore vintage, il risultato è stato raggiunto di sicuro!

Alcuni scatti dal rullo di prova

Alcuni scatti dal rullo di prova

Per la cronaca 1: Il manuale d’uso di questa macchina fotografica, naturalmente, si trova sul sito web di Michael Butkus.

Per la cronaca 2: Il rullino è stato sviluppato con Ilford Microphen in soluzione stock. Lo slideshow è stato realizzato su picasion.com.

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