Pubblicato da: miclischi | 13 settembre 2016

Concerto al Camposanto Monumentale con corda spezzata

L'Accademia Giocosa nel Camposanto Monumentale

L’Accademia Giocosa nel Camposanto Monumentale

Ci sono episodi collaterali, non musicali, che a volte rimangono nella memoria come elemento caratterizzante di una serata concertistica. E così fu in questo bel concerto dell’Accademia Giocosa, secondo appuntamento di questa rassegna Anima Mundi 2016, nella cornice incomparabile del camposanto monumentale con la luna che fa capolino di fra i colonnati.

Secondo numero in programma, una cantata da camera di Bach per soprano. Poco prima del recitativo Doch Gott Muss Mir Genädig Sein  si sente – sovrapposto alla musica e al canto –  un secco ko-twang… La corda acuta del violino di Nimrod Guez – silente al momento del fatto – ha mollato. Lui è desolatissimo, scambia sguardi scapeggianti con la collega vicina, si intuisce che sta pensando rapidamente a una soluzione e poi, alla fine del pezzo, scappa nel retropalco a cercare un altro violino per ricomparire poco dopo fra gli applausi incoraggianti del pubblico. Un grande sorriso e via, si continua. Un piccolo episodio – un incidente sul lavoro – che l’ensemble tedesco gestisce benissimo, accogliendo la complicità del pubblico e continuando impeccabilmente il proprio lavoro sul palco.

Prima del concerto: una cornice splendida

Prima del concerto: una cornice splendida

Passons. E il concerto? Di nuovo un plauso alla direzione artistica di questa Rassegna: di nuovo dei pezzi poco noti (per quanto di autori notissimi, tranne forse per Jan Dismas Zelenka, ignoto a molti degli spettatori), di nuovo delle musiche da scoprire per la prima volta dal vivo, invece che alla radio o su YouYube.

Si comincia con Telemann e la Sonata in mi minore per due oboi, due violini, due viole, fagotto e basso continuo (violoncello, contrabbasso e clavicembalo). Una pezzo intenso che mette in risalto i diversi timbri degli strumenti, nonostante non privilegi quasi mai le voci solistiche, preferendo invece unisoni e parti d’insieme.

Si prosegue con la Cantata bachiana di cui sopra, Mein Herze schwimmt in Blut, dal titolo alquanto macabro, ma che si risolve progressivamente verso orizzonti più luminosi – anche musicalmente –  nel finale. La soprano Katja Stuber affronta il lavoro con sicurezza e bene amalgama la propria voce con quella degli oboi e degli archi con cui dialoga.

Katja Stuber accoglie i meritati applausi

Katja Stuber accoglie i meritati applausi

Zelenka, autore Boemo prolifico e di gran valore, ma stranamente quasi sempre ignorato alle nostre latitudini (molto meno in area centro-europea) viene rappresentato in questo concerto con una Sonata per due oboi, fagotto e basso continuo. L’Accademia Giocosa sceglie di posizionare il fagotto in posizione centrale, con i due oboisti ai lati. E bene fece, così il pubblico ha potuto apprezzare il tour de force  cui si è sottoposta Rebecca Mertens con il suo strumento. Quel fagotto che di solito si intravede seminascosto nei ranghi posteriori dell’orchestra qui assurge al ruolo di protagonista. E ai virtuosismi pazzeschi degli oboisti Stefan Schilli e Tobias Vogelmann ha risposto più che adeguatamente anche il fagotto, finalmente riportato in primo piano.

Si prosegue con Händel, un ‘aria per soprano (a dire il vero un’alternanza di recitativi e arie) interpretata da Katia Stuber: Mi palpita il corNon c’è la brillanza delle arie d’opera hendeliane che hanno raggiunto vette straordinarie, ma l’interpretazione della Stuber è impeccabile, con il suo arrrampicarsi fra tutti i registri e con il suo gioioso dialogare con i solisti altrettanto gioiosi.

Per finire: Vivaldi e il suo concerto per tre violini RV 551. Meno famoso forse di quello per quattro violini (fu trascritto da Bach per quattro clavicembali), pure questo concerto ha incantato il pubblico, sia per l’estrema vitalità dei temi, sia – soprattutto – per la sapiente mescolanza di parti d’insieme con parti solistiche. In particolare il secondo movimento, nel quale il violino centrale (Valérie Gillard) si è scatenata nel pizzicato, affiancata dai virtuosismi dell’eclettico Nimrod Guez e di David van Dijk, ha scatenato l’entusiasmo fra il pubblico.

Una bella serata di musica e di scoperte. Un gruppo di musicisti impeccabili che ha centrato l’obiettivo di trasmettere, insieme all’interpretazione di composizioni barocche da camera poco note, l’irrefrenabile gioia del far musica. E’ davvero un piacere assistere a uno spettacolo nel quale i musicisti si ammiccano e si sorridono (in particolare la violoncellista Katerina Yiannitsioty e la contrabbassista Alexandra Scott), si aspettano negli attacchi guardandosi negli occhi, e davvero danno l’impressione, al di là dell’impegno e del rigore, di divertirsi un sacco.

Gli applausi finali

Gli applausi finali

 

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Responses

  1. […] si era avuto un assaggio qualche giorno prima nel Camposanto Monumentale (se ne era ragionato qui), ma la Messa naturalmente si prefigurava come una composizione più ricca del precedente concerto […]


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