Pubblicato da: miclischi | 11 settembre 2016

Anima Mundi 2016 comincia bene con la Santa Ludmilla di Dvořák

Una Ludmilla tutta da scoprire

Una Ludmilla tutta da scoprire

Abène: la rassegna di musica sacra Anima mundi di quest’anno inizia nel Duomo di Pisa con Santa Ludmilla, un oratorio di Dvorak mai sentito, raramente rappresentato dalle nostre parti, di cui si sa poco, di cui su Amazon si trova soltanto un’edizione in CD, e di cui anche su Youtube si trovano solo dei pezzettini. Quindi, una volta tanto, si può avviarsi al concerto senza avere nelle orecchie o nella memoria delle edizioni già note il che, come avrebbe detto Harnouncourt, di sicuro giova a un ascolto onesto e senza preconcetti.

Nella prospettiva di prepararsi alla serata, tuttavia, l’appassionato musicofilo cerca qualche notizia per farsi un’idea di che cosa lo aspetta, ed ecco giungere in aiuto l’eccellente sito web dell’Orchestra virtuale del Flaminio. Sul sito si trova il testo dell’oratorio (appropriatamente chiamato libretto) nella traduzione italiana, oltre a un’efficacissima guida all’ascolto.

Ecco, leggendo il libretto la prima impressione che rimane è che ci si stia preparando ad assistere a un’opera, altro che a un oratorio che inaugura una rassegna di musica sacra! Ci si immaginano grandi scene corali nelle foreste della Boemia, con sfoggio di costumi sacerdotali, statue di divinità pagane, folle di popolo. E poi la drammaturgia della storia, con i personaggi che compaiono sulla scena del primo atto – pardon della parte prima – con grande enfasi… via giù, pare proprio di immaginarseli con il loro incedere solenne (l’eremita Ivan) o villico (il contadino Rolnik – curiosamente escluso da questa edizione pisana), e la trasfigurazione mistica di Ludmilla prima sotto il cielo stellato che fa posto all’alba con le ghirlande di fiori, poi sedotta dalla ieraticità di Ivan… Par d’essere – ci s’immagina – nelle scene silvestri del Tannhäuser del Macbeth o della Norma! Lo stesso nel secondo atto (pardon) con la schiera sguaiata di cacciatori che presto saranno soggiogati dalla potenza della vera fede e con l’apparentemente secondario ruolo di Svatava che di fatto risulterà essere fra le presenze musicali drammaturgicamente più potenti. Fra l’altro i dialoghi fra il pretendente Borivoj e il vecchio saggio Ivan sembrano avere a che fare più con dinamiche salottiere alla maniera della Traviata (sono disposto a tutto, dimmi cosa devo fare, basta che alla fine la bella principessa mi conceda i suoi favori…) più che con un oratorio sacro. Per concludere poi con la scena del tripudio del battesimo in quella che si immagina come una vasta sala luminosa e solenne, piena di gente pronta ad esplodere nella esultanza dei cori finali. Macché: non è un’opera ma un oratorio. Bisogna fare un non piccolo sforzo per convincersi di questo ineluttabile fatto. Infatti per tutta la serata della rappresentazione ha serpeggiato la sensazione di assistere a un’opera in forma di concerto.

La soprano Kateřina Kněžíková, molto ispirata, dalla voce scura e convincente.

La soprano Kateřina Kněžíková, molto ispirata, dalla voce scura, sicura e convincente.

E il concerto? Grandioso. I complessi musicali (l’Orchestra Filarmonica di Brno e il Coro Filarmonico di Praga) hanno fatto un figurone sotto la direzione attenta di Ondřej Vrabec (il maestro del coro è Lukáš Vasilek). Anche i quattro solisti hanno molto ben figurato, con uno sbilanciamento a favore delle voci femminili (la soprano  Kateřina Kněžíková e la mezzosoprano Veronika Hajnová) che sono risultate molto più convincenti, come voce e interpretazione, rispetto ai ruoli maschili (il tenore Martin Gyimesi e il basso Martin Gurbaľ).

La mezzosoprano Veronika Hajnová riceve dal pubblico i meritatissimi applausi

La mezzosoprano Veronika Hajnová riceve dal pubblico i meritatissimi applausi

I ruoli: curioso che alla principessa in odore di santità (questo oratorio narra le fasi iniziali della sua carriera al servizio della vera fede) sia riservato tutto sommato un ruolo musicalmente subordinato a quello della sua amica Svatava, che si esibisce in fantastiche arie di grande cantabilità e dal respiro davvero operistico. Forse non è un caso che sia proprio la sua aria Panno matko stvořitele (l’inno alla vergine Maria e agli angeli),  che prelude al gran finale con il coro e gli altri solisti, il brano di questa opera-oratorio che si trova più comunemente su Youtube. Come anche l’aria che apre la scena silvestre nel secondo atto (Ó, v jaké šeré lesní stíny). Pare proprio che Dvorak sia stato sedotto da questo ruolo, tanto da dedicarle le pagine musicali più intense.

Fra i professori dell'Orchestra Filarmonica di Brno

Fra i professori dell’Orchestra Filarmonica di Brno

Già, la musica. Opera che impegna tutti i settori dell’orchestra e tutte le sezioni del coro. Gli strumentisti di Brno hanno risposto alla sfida con sonorità molto ben amalgamate e con parti solistiche di tutto rispetto. Il coro ha fatto ben sentire tutte le voci con un risultato di tutta soddisfazione. Rimane un po’ l’impressione che il compositore, preso dalla priorità di celebrare l’identità patriottica boema, si sia trovato a maneggiare un materiale musicale disomogeneo che ora fa prevalere il sinfonismo, ora l’aria operistica, per ricordarsi a volte che pur di un oratorio si tratta, e ritrovare quindi quasi in extremis sonorità sacrali. Forse non un capolavoro, ma una composizione di grande intensità e una scoperta davvero piacevole. Un plauso alla direzione musicale di Anima Mundi che lo ha proposto come concerto d’apertura di questa edizione 2016.

Qualcuno nel pubblico ha un po’ sofferto la mancanza di intervalli (oltre due ore di musica); del resto con i concerti nel Duomo di Pisa ci siamo abituati. E dove dovrebbero sistemarsi, i musicisti e i cantanti, durante una pausa di riposo?

Per la cronaca: il fatto che questa sembrasse proprio un’opera non era sfuggito anche ai tempi del compositore. Infatti fu rappresentata in forma scenica al teatro Nazionale di Praga nel 1890, su iniziativa dei dirigenti del teatro.

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