Pubblicato da: miclischi | 8 settembre 2016

Highbeam Fernlicht 2016: motoviaggio in Francia

Ultima tappa sulla via del ritorno: traforo del Monte Bianco.

Ultima tappa sulla via del ritorno: traforo del Monte Bianco.

Rieccoci in sella. Motoviaggio in Francia 2016. Un’allegra scorribanda di tre settimane lungo un itinerario articolato fra luoghi noti e già visitati in moto, opppure noti ma mai visitati prima in moto, o sconosciuti del tutto. Pisa – Tourtour – Arles – Toulouse – La Rochelle + Ile de Ré – Quimper e dintorni – Roscoff e Ile de Batz – Plérin e dintorni – St. Etienne du bois – Pisa.

Premesso che la vetusta R80 RT si è comportata benissimo (le manca un anno a compierne trenta), ecco alcune conferme, alcune scoperte, alcune segnalazioni.

Autostrade e caselli. Sparsi un po’ ovunque nel grande tessuto autostradale francese, ci sono anche loro: i tratti in cui non si prende il biglietto per pagare quando si esce, ma si paga a ripetizione ogni poco (come sulla Firenze-mare quando s’era bimbi), dovendo fare acrobazie per recuperare qualche spicciolo o la carta di credito. Pazienza. Questo piccolo disagio è larghissimamente compensato dalla piacevolezza delle soste nelle aree di servizio delle autostrade francesi: oltre a fare rifornimento ci si può anche riposare in ampi spazi verdi e attrezzati per picnic, pranzare sui tavoli da pic-nic, o fare un pisolino in un praticello ombroso. Oltretutto,  all’autogrill si trovano anche piatti pronti, tanto per non rassegnarsi ai soliti panini. E anche la nuova bibita di quest’estate: il mojito analcolico (!).  Che shock fermarsi durante il ritorno fra Aosta e Ivrea, e trovare un’area di servizio che sembra fatta per qualsiasi scopo che non sia quello di riposare un po’ prima di rimettersi in strada! A proposito di autostrade e pedaggi: diversamente da quanto succede in Italia (dove le moto pagano come le macchine), in Francia la tariffa per le moto è quasi la metà.

In viaggio con la R80 RT

In viaggio con Daniela sulla R80 RT

Campeggi: abène i campeggi municipali francesi! Spazi verdi attrezzati, molto spesso proprio a un passo dal centro (come a Quimper), con quel che serve e nulla più. Il che equivale a dire che si tratta di campeggi tranquillissimi, e per di più anche molto a buon mercato. Casomai, se proprio si vuole fare un appunto… gli orari di apertura della reception sono un po’ opinabili. Se uno arriva (magari dopo svariate centinaia di chilometri di viaggio) subito dopopranzo, deve aspettare che gli impiegati riaprano l’ufficio prima di potersi sistemare, montare la tenda e fare la doccia.

Vivande. Viaggiando in moto senza fornello né stoviglie, è necessario poter individuare dove poter mangiare senza svenarsi. A parte per l’esosità dei prezzi delle risciacquature di caffè, in Francia si può mangiare di molto bene scansando i ristoranti e andando in locali meno pretenziosi ma non per questo meno soddisfacenti. La palma, naturalmente, va alle galettes bretonnes servite nelle creperie della regione! Ce n’è per tutti i gusti.

Benzina. Il viaggio ha totalizzato 4.145 km con un consumo complessivo di 248 litri. La benzina in Francia costa sensibilmente meno che in Italia (invece curiosamente, per la cronaca, il GPL costa di più). Per gli amanti dei calcoli, il consumo medio risulta esser stato di 16,7 km/litro.

Una bussola fa proprio comodo

Una bussola fa proprio comodo

Carte nautiche, pardon, stradali. Una carta Michelin della Francia di vent’anni fa serve davvero a poco. Infatti, differenza di quanto si è verificato da questa parte delle Alpi (in pratica nessuna nuova autostrada da quei tempi) il paesaggio autostradale francese si è arricchito tantissimo. Infatti, per districarsi nelle campagne infinite, e nella piccolissima scala della mappa, fu installata nella tasca trasparente della borsa sul serbatoio anche una piccola ma efficace bussola, che nel nord nuvoloso spesso non c’era neanche il sole per orientarsi. Un nuovo acquisto che si rivelò utilissimo.

Tenda etc: La Vango Tempest 300 si è confermata come un’ottima tenda che non teme la pioggia né il vento delle coste bretoni. Più adatta invero alle regioni atlantiche che alle caldi estati mediterranee, si esprime al meglio proprio là dove non fa troppo caldo. Mini-materassini autogonfiabili di Decathlon (il quale Decathlon in Francia è praticamente dappertutto) e sacchi a pelo leggeri (con sacchi-lenzuolo). Questa configurazione permette di riporre i materassini e i sacchi a pelo in una delle due borse laterali, mentre la tenda va sul portapacchi insieme alla borsa staglia dell’abbigliamento. Nell’altra borsa: le tenute da pioggia e le scarpe. Nella borsa sul serbatoio: il “bagaglio a mano”.

Bretagna. Sarà stata la fortuna di non prendere quasi mai pioggia durante i tragitti in moto (ed era solo pioggerellina), ma questa regione proiettata nell’Oceano, e il cui dipartimento estremo si chiama appunto Finisterre, sembra proprio una destinazione ideale per i motoviaggi. Strade stradine e stradette in mezzo alle campagne o lungo le coste, fiumi ampi e navigabili che si addentrano lunghissimamente nei paesaggi rurali dell’interno, città, cittadine e paesini dove verrebbe sempre voglia di fermarsi, chiese, chiesette e cappelle, oltre ai calvaire che si incontrano per strada. E poi le inesauribili possibilità di avventurarsi in sentieri pedonali, o visitare musei, castelli, fari, monumenti. Non ci si stanca mai di scoprire nuovi luoghi e nuove strade. I luoghi più succosi di questa vacanza bretone: la città di Quimper, le punta estrema (Pointe du raz), naturalmente l’soletta da cui prende nome questo Blog (Enez Vaz) e il suo porto d’imbarco, Roscoff, la navigazione fluviale lungo la Rance e il Sillon de Talbert. Per citarne solo alcuni (i link reindirizzano agli album di fotografie).

L'andata curvilinea e il ritorno rettilineo

L’andata curvilinea e il ritorno rettilineo

In due, da solo. L’itinerario fino alla Bretagna (seguito dalla permanenza in Bretagna) è stato fatto con la compagna di viaggio e di vita con la quale si erano già vissute le precedenti avventure motoristiche: Daniela! Daniela la passeggera paziente, la compagna di viaggio con cui condividere mille luoghi, fatti, persone e sensazioni, una che non si lamenta mai, neanche quando piove o fa freddo, insomma la partner ideale, e non solo in moto. Le sue impressioni di viaggio, dalla prospettiva del posto di dietro, eccole qui. Il ritorno da St. Brieuc fu fatto in solitario. Circa 1500 km passando per Rennes, Tours, Bourges, Moulins, St. Etienne du Bois (pernotto), il traforo del Monte Bianco e poi Aosta, Ivrea, Santhià, Voltri, fino a Marina di Pisa. Tutto sommato meno faticoso di quanto ci si potesse aspettare. Del resto quando la moto va bene, e soprattutto è comoda, verrebbe voglia di non fermarsi mai! Alle prossime galoppate!

All'Ile de Batz (Enez Vaz). Qui in moto non ci si può andare, solo a piedi o in bicicletta

All’Ile de Batz (Enez Vaz). Qui in moto non ci si può andare, solo a piedi o in bicicletta

 

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Responses

  1. Bravi

  2. Bellissimissimo tutto, grazie!


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