Pubblicato da: miclischi | 2 settembre 2016

Giorgio van Straten: per amore dei libri e dei loro autori

Uscito da Laterza nel 2016

Uscito da Laterza nel 2016

Un altro libro sui libri. Un’ode di amore per la lettura, per i narratori e i poeti, per l’universo della letteratura, ma anche per le storie che ruotano intorno ai libri. Libri scritti, libri letti, libri perduti. E’ proprio dei libri scomparsi che ci racconta Giorgio van Straten, nel suo lavoro pubblicato quest’anno da Laterza: Storie di libri perduti.

Già dal bel disegno di copertina di Franco Matticchio ci si sente catturati dall’oggetto-libro, o meglio dalla gioia che scaturisce da una moltitudine di libri stipati in una libreria.

Il fuoco su cui si concentra van Straten, le storie che racconta e le emozioni che trasmette al lettore non provengono dalla lettura di questo o quel libro, ma dalla curiosità – mista a tristezza – che suscitano i libri che non si posso leggere, perché sono spariti, svaniti, distrutti o persi chissà dove. Sono otto storie di libri sulla cui scrittura si hanno molte testimonianze, ma che non sono mai arrivati ad essere pubblicati, di cui non è rimasta traccia in nessuna forma. Dei libri che probabilmente non esistono più.

Le casistiche della sparizione sono molteplici: il furto della valigia di Hemingway da un treno, o la sparizione di un’altra valigia, quella di Walter Benjamin, nel paesino catalano dove decise di togliersi la vita dopo aver passato non senza fatica il confine franco-spagnolo. O l’introvabile seconda parte delle Anime Morte di Gogol’ (forse bruciata in una stufa?), il colossale romanzo di Malcolm Lowry svanito in un incendio, la Double exposure di Sylvia Plath, il Messia di Schulz (sì, quello di Riccarelli), le memorie scandalose di Byron… E poi l’unico libro perduto che van Straten per la verità ha letto – Il viale – prima che fosse irrimediabilmente distrutto per volontà della vedova di Romano Bilenchi; un libro del quale rimangono solo memorie lontane.

Sylvia Plath: uno dei libri perduti è il suo "Double exposure".

Sylvia Plath: uno dei libri perduti è il suo “Double exposure”.

Sono piccole storie appassionate, piene di dettagli sugli autori, sulle loro vicende umane, sui piccoli e grandi misteri che circondano queste sparizioni. Ma c’è anche una minuziosa riflessione sul lavoro creativo e sull’accettazione – o rifiuto – da parte dell’autore di quanto ha scritto. E a seguire: un interrogativo sulla legittimità, o meno, di riportare alla luce quel che l’autore – in alcuni dei casi raccontati – aveva deciso di negare ai suoi lettori.

Non c’è soluzione a questi quesiti, ma certo è che van Straten non nasconde la propria speranza che un giorno, chissà dove e chissà come, alcuni di questi libri possano saltar fuori, magari proprio là dove meno ci si aspetta, e che gli assetati lettori mai sazi di righe stampate possano finalmente gioire del ritrovamento.

Una lettura piacevole ed appassionante. Una dotta storia sulle letterature del mondo – oltre i confini spazio-temprali – ma anche un quasi-thriller che cattura con una serie di storie avvincenti. Un progetto-libro molto ben riuscito, e anche una inesauribile fonte di spunti per approfondire questo o quell’autore, o curatore, o editore. Per i curiosi che non si accontentano viene in aiuto una ben congegnata appendice (Elenco ragionato) alla fine del libro.

Per la cronaca 1: La pagina ibs dei libri di Giorgio van Straten si trova qui.

Per la cronaca 2: Qui si può ascoltare un’intervista di Controradio all’autore del libro.

Per la cronaca 3: La presentazione del libro all’Università di New York si può vedere in video qui.

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