Pubblicato da: miclischi | 28 giugno 2016

Bud Spencer ai tempi del Gatto Nero

1929-2016

1929-2016

Ma davvero Bud Spencer era del 1929?

Negli anni a cavallo fra il liceo e l’università Antonello cercava di convincere  una ristretta cerchia di amici che nel duo con Terence Hill il vero leader era lui, l’omone corpulento, e non il biondino con gli occhi slavati ma languidi. E per supportare questa tesi con approccio scientifico rincorrevamo nei cinemi di periferia i film della serie di Trinità. Eravamo serissimi.

Ma il ricordo più indelebile legato a Bud Spencer è precedente. Nelle calde estati marinesi si poteva scegliere fra i cinemi all’aperto (ce ne erano due  – quello dei preti e il Gatto Nero) e due al chiuso (il Giannini e l’Italia). E circolavano, naturalmente, i film di Trinità. Ci s’andava e come, con Giordano, al cinema a Marina. Ma per i film di Trinità c’era un bonus speciale. Filippo, un amico di famiglia più grande di noi, ci pagava il cinema, la gazzosa Pulizzi e le seme (o forse solo la gazzosa e le seme?), a patto che applaudissimo entusiasticamente ogni volta che un personaggio faceva un rutto. A noi non ci pareva il vero. Anche perché in quelle scene  sudaticce in cui i due fratelli smandruppati e polverosi si sedevano a tavola e mangiavano col cucchiaio di legno quegli intingoli a base di fagioli, i rutti non mancavano di certo.

Abène il Gatto Nero, abène le gazzosa Pulizzi, abène i rutti di Bud Spencer!

Abène

Abène

 

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Responses

  1. sembra un racconto..del secolo passato..

  2. Rimarrà per sempre indelebile l’immagine di Antonello che all’uscita ( o all’entrata) del cinema parrocchiale dove davano un Trinità, ringraziò il prete all’ingresso per aver messo in cartellone “Il più grande film della storia”. E quando il prete rispose “Sì nel suo genere è il migliore”, Antonello replicò quasi offeso “No, non nel suo genere, nel cinema in assoluto!”

  3. il cinema Don Bosco dei preti e il cinema Gatto Nero, a Marina di Pisa erano, nella nostra infanzia e adolescenza, luoghi di perdizione. L’occhiuta sorveglianza dei genitori si allentava e il controllo intellettuale sulla qualità dei nostri svaghi era sporadico e distratto. Ricordo che in quelle estati di cinema sotto le stelle feci scoperte strabilianti. E ricordo quando negli anni Sessanta, ragazzina, dissi a mia madre (che predicava e praticava per noi figlie e per sé capello cortissimo, pantaloni, stile spiccio e sportivo e quasi divieto di guardarsi allo specchio): “mamma, ho capito qual è il mio modello di donna: BRIGITTE BARDOT!!!”. Le prese un colpo.
    La mia entusiastica scoperta di un tipo di donna così era dovuta alle peccaminose frequentazioni dei film estivi del Don Bosco e del Gatto Nero: gratitudine eterna.


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