Pubblicato da: miclischi | 16 aprile 2016

Orhan Pamuk accompagna il lettore per le strade e le storie di Istanbul

Dalla Torre di Galata (2006)

Dalla Torre di Galata (2006)

La stranezza che ho nella testa. Un romanzo lungo e lento. Eppure piacevolissimo. Una specie di saga familiare nel ‘900 cui si sovrappongono la storia sociale, economica e urbanistica della città a cavallo fra Europa e Asia.

Orhan Pamuk usa una tecnica narrativa piana e regolare, scossa – solo un poco – di tanto in tanto da bruschi salti spazio-temporali oppure dal bell’espediente di passare la penna dal narratore ai vari personaggi. Ognuno ha l”opportunità di dire la sua, di presentare la propria versione dei fatti, di raccontare le proprie sensazioni, la propria visione della realtà.

Da una parte: l'Asia. Dall'altra: l'Europa.

Da una parte: l’Asia. Dall’altra: l’Europa.

Si immaginano un po’ tristi e grigi, vestiti di grigio o di beige, questi personaggi che si aggirano per le strade tristi e grigie di Istanbul. E pure tale è tanta la loro vivacità interiore – soprattutto quella dell’irriducibile Mevlut – e l’affetto con cui accompagnano il lettore nei loro incessabili pellegrinaggi, che ci si sente come abbracciati durante la lettura, e pagina dopo pagina si entra davvero a far parte di questo variegato e ruvido nucleo familiare allargato.

Eppure respirò quell’odore unico, che non aveva trovato in nessun altro posto: era l’odore di suo padre, del suo stesso corpo, dei loro aliti, della polvere, del fuoco, delle minestre che da vent’anni venivano cucinate lì, della biancheria sporca, delle vecchie cose, era l’odore della loro vita.

Uscito da Einaudi nel 2015

Uscito da Einaudi nel 2015

C’è anche la storia dell’immigrazione dall’Anatolia alla metropoli del Bosforo, con una progressiva sovrapposizione dell’inurbazione dei contadini dei villaggi poveri delle campagne ai flussi migratori dei curdi in fuga dalla guerra. Ci sono le sfumature della religiosità (e della non religiosità), c’è il raki, c’è la boza.

Ci sono i matrimoni combinati, ma anche le fuitine. Ci sono le donne tradizionali (con il capo coperto) e quelle all’europea. E ci sono anche le europee, gli stranieri, i turisti, in questa città che piano piano cambia aspetto e cambia pelle. Ma Mevlut, il protagonista, continua a cercare se stesso fra le vie note e meno note di Istanbul.

A volte nelle sere d’estate, dopo aver guardato per ore la tv con le figlie, che nel frattempo si erano addormentate, Mevlut usciva a fare lunghe passeggiate. Le ombre delle foglie gettate dai lampioni stradali, i muri che si estendevano senza fine, le vetrine illuminate al neon e le scritte sulle vetrine sembravano comunicare con lui.

Ci sono le parentele (e le trappole delle parentele) i lavori precari, gli scambi di favori. Ci sono quelli che si arricchiscono e quelli che rimangono nella loro dignitosa povertà. Ci sono le scuole, i negozi, le caserme, ma anche i cambiamenti che questi ambienti subiscono nello scorrere del tempo (le storie raccontate nel libro si svolgono dal 1969 al 2012).

Insomma un libro che fa molta compagnia,  che rilassa e pacifica. Uno dei tanti poteri della lettura.

… girovagare per le strade della città di notte faceva nascere in lui la sensazione di aggirarsi nei meandri della propria mente. Perciò parlare con i muri, i manifesti, le ombre e gli strani e misteriosi oggetti di cui, al buio, non riusciva a discernere i contorni era per lui come parlare con se stesso.

Orhan Pamuk: La stranezza che ho nella testa. Traduzione di Barbara La Rosa Salim. Einaudi, 2015. 584 pagine, 22 Euro.

Il vecchio e il nuovo (2006)

Il vecchio e il nuovo (2006)

 

 

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