Pubblicato da: miclischi | 2 marzo 2016

Caleidoscopio 5 – Rileggere i Quattro quartetti a distanza di quarant’anni

Con traduzione e note di Filippo Donini

Con traduzione e note di Filippo Donini

Può succedere, forse è un evento raro o rarissimo, ma può succedere: a distanza di un giorno, trovare in due diversi libri la citazione degli stessi versi della stessa poesia. Ma proprio in due libri diversissimi. Deve trattarsi di un evento davvero raro. E così, per celebrare questa rarità, il libro di poesie fu cercato e trovato proprio laddove ci si aspettava che fosse, nella variegata sezione eliotiana nella libreria del salotto.

Fa sempre un certo effetto riprendere un libro che non si era sfogliato per tanti anni, e andare a leggere l’annotazione a penna:  Comprato da Vallerini a Pisa il 6 maggio 1975. La Goliardica non ce l’aveva.

Ed eccolo qui, questo libriccino edito da Garzanti nel 1959 (ma questa era la quarta edizione del 1972), sottile, eppure ben protetto da una solida rilegatura con copertina rigida telata, a sua volta protetta da una sovraccoperta grigio-azzurrina. Quasi una rappresentazione del testo che racchiude: scarno, breve, sottile, eppure pesantissimo, tanto da esigere un contenitore robusto.  Si tratta di Quattro quartetti, l’ultimo sforzo poetico di T. S. Eliot (si chiamava Thomas Stearns, ma è più frequente trovare il suo nome solo con le iniziali).

Nel principio è la mia fine.

Nella mia fine è il mio principio.

Ecci i due versi (sono il primo e l’ultimo – l’inizio e la fine) del secondo Quartetto, East Coker. Due frasi, o meglio la stessa frase allo specchio, che ben rappresentano questo caleidoscopico libretto che contiene quattro poemetti strutturati come se fossero composizioni musicali (quartetti, appunto).

I due versi riportati sulla lapide sulla tomba di Eliot

I due versi riportati sulla lapide mortuaria di Eliot

Nel leggere (una rilettura dopo così tanto tempo forse è di nuovo una prima lettura) e assaporare questi versi densissimi, e nel notare le frequenti annotazioni a lapis (sulla versione italiana di Filippo Donini), stupisce che un testo così complesso e in gran parte oscuro e difficile avesse potuto catturare un adolescente negli anni di piombo. Eppure la fascinazione di Eliot poeta e drammaturgo, critico, intellettuale, pensatore, forse colpisce proprio particolarmente chi sta cercando di farsi un’idea di che cosa sia il mondo.

Giacché proprio di questo parlano i quartetti. Che sono pieni di domande e di risposte su quasi tutto. La percezione della realtà,della natura, del tempo, ad esempio, come in questi due brevi lampi dal primo movimento del primo Quartetto (Burnt Norton):

… for the roses

Had the look of  flowers that are looked at.

*****

Time past and time future

What might have been and what has been

Point to one end, which is always present.

E qui il caleidoscopio comincia a impazzire, quando in questi ultimi versi riecheggiano le parole di Erda a Wotan nella quarta scena del Rheingold di Wagner: Wie alles war; wie alles wird; wie alles sein wird…

O ancora nel secondo quartetto (secondo movimento), un primo assaggio sul concetto di conoscenza:

… There is, it seems to us

At best, only a limited value

In the knowledge derived from experience.

Naviga fra le idee, Eliot, le esperienze, le sensazioni, le gioie e gli sconcerti provocati dai sensi, i luoghi, i tempi e gli spazi. Ripercorre i propri versi, o quelli di Dante.  Fa a capolino anche l’ailanto (nel primo movimento del terzo quartetto – The dry salvages, quello sulla grande allegoria del fiume e del mare),  albero “nauseabondo”, nella traduzione di Donini (rank).

Per andare dove dobbiamo andare...

Per andare dove dobbiamo andare…

Nel primo movimento del quarto quartetto (Little gidding) c’è poi una terzina degna del dialogo di Totò e Peppino con il vigile urbano milanese (un generale austriaco?):

If you came this way

Taking the route you would be likely to take

From the place you would be likely to come from…

 

E poi la sorprendente analisi nel secondo movimento: il poeta ci rivela i doni riserbati alla vecchiaia, soffermandosi sui tre che lucidamente poi descrive: il raffreddarsi dei sensi, il cambiamento nella prospettiva con cui considerare gli altri, ma anche in quella con cui considerare se stessi. Qui davvero c’è da domandarsi che cosa abbia cercato o trovato in questi versi un diciassettenne del secolo scorso.

Nel terzo movimento di questo quarto quartetto, un sobbalzone, ricompaiono loro, i fiori della siepe di Kerouak, quella parabola della diversità nella somiglianza, quel both sviscerato da Ali Smith, insomma un’altra rappresentazione della realtà:

There are three conditions which often look alike

Yet differ completely, flourish in the same hedgerow…

Pubblicato nel 2012

Pubblicato nel 2012

Questi versi della maturità, ammantati di gioia per la vita – e per la fine della vita – pregni di misticismo religioso, rappresentano soprattutto, specialmente in questa riscoperta, il paradigma stesso della lettura: ogni libro è un caleidoscopio.

Già, a proposito di caleidoscopio, ne parla anche Ali Smith (!) nel suo ricchissimo Artful, una delle più straordinarie elegie d’amore per i libri e la letteratura.

Nell’introdurre l’ambiguità del termine riflessione, Ali Smith prende a prestito l’immagine del caleidoscopio:

Broken things become pattern in reflection. The way a kaleidoscope works is to allow fragmentary or disconnected things to become their own harmony.

Ogni libro è un frammento spezzato in cerca di altri frammenti per ricreare un’armonia. Ma un altro libro diventa a sua volta una fonte di altri frammenti, un caleidoscopio, e il gioco non finisce mai. E’ questo il bello del gioco. Il bello della lettura. Come nei libri di Ali Smith, come in Artful (dice il Daily Express a proposito di questo libro: If you’re interested in writing and literature this is a treasure).  Ma in ogni libro c’è un tesoro. In ogni libro c’è un caleidoscopio. E Eliot nei suoi quartetti non perde occasione di ricordarcelo. Grazie Eliot, grazie autori che citate  di Eliot, grazie occasione fortuita che ha riproposto questa lettura…

Pubblicato in Italia da Iperborea

Pubblicato in Italia da Iperborea

Per la cronaca 1: i due libri che contengono l’identica citazione eliotiana sono proprio diversi.

Il primo è Tumbas – Tombe di poeti e pensatori, un libro-progetto fatto di scrittura e fotografia (l’autrice delle foto è Simone Sassen, quello dei testi Cees Nooteboom).  Un itinerario in giro per il mondo per trovare – e fotografare – le tombe dei poeti. A fianco della foto, un testo. Possono essere riflessioni dell’autore, oppure versi del poeta del quale ha scelto di visitare la tomba, scritti di altri scrittori… Poche righe, qualche pagina… Dipende. E’ pubblicato in Italia da Iperborea nella traduzione di Fulvio Ferrari. Nonostante la veste editoriale che non rende giustizia alle fotografie, si tratta comunque di un libro estremamente stimolante e caleidoscopico, e naturalmente contiene l’immagine della lapide di Eliot con i due versi speculari.

L’altro è un libriccino dell’editore CartaCanta, dal titolo I termini dell’amore di Davide Rondoni e Federica D’Amato. Un dialogo fra due poeti sull’amore e le parole dell’amore nella letteratura e nella vita, pieno zeppo di citazioni e rimandi. Quindi, nuovamente un piccolo caleidoscopio. Anche qui, fra innumerevoli citazioni, ricompaiono i due versi eliotiani sull’inizio e la fine.

Due poeti parlano d'amore

Due poeti parlano d’amore

Per la cronaca 2: Pare che i Quattro quartetti non siano più nel catalogo dell’editore Garzanti. Ce ne sono però svariate altre edizioni italiane (qui la pagina ibs).

Per la cronaca 3: La Libreria Vallerini in Lungarno sotto all’Hotel Vittoria è un pezzo che non c’è più. Fu rilevata dal Tosi e diventò la Libreria del Lungarno.  Poi passò di mano un’altra volta, poi si spostò al Salone Napoli, e ora non c’è più.

Per la cronaca 4: I precedenti caleidoscopi si trovano qui. Gli argomenti trattati:

La morte e la fanciulla;

Geoff Dyer e la fotografia;

Cuore di tenebra;

Il lamento d’Arianna.

 

 

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Responses

  1. Gran bel post Michele, questi di caleidoscopio d’altronde sono i miei preferiti, colti ed effervescenti, mai petulanti, con continui richiami e suggerimenti stimolanti. Mi ricordo che già avevo apprezzato quello su Cuore di tenebra e questo sui Quartetti di Eliot non gli è da meno. Commovente poi riaprire libri non più letti da anni e trovarci gli appunti adolescenziali a margine…

  2. […] a Cees Nooteboom. E’ stato grazie a lui e al suo Tumbas (se ne ragionava tempo addietro qui) che venne voglia di leggere questo romanzo. Fra tutti i poeti, gli scrittori, gli artisti a cui […]


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