Pubblicato da: miclischi | 21 febbraio 2016

Ruzzare con il 90mm della Kiev 6×6 montato sulla Graflex 4×5

Il 90 mm DDDD e il lens board con l'adattore passo 42 mm

Il 90 mm Vega della Kiev e il lens board con l’adattore passo 42 mm

Alcuni modelli delle Graflex di medio o grande formato hanno anche l’otturatore a tendina posteriore, per cui con un po’ di bricolage si può giocare a montare in pratica qualsiasi obiettivo. E’ vero che ci sono problemi di tiraggio, di vignettatura, di messa a fuoco, etc. Ma un gioco è un gioco, e basta divertirsi, magari vedendo se viene fuori anche qualcosa di interessante.

Si era già provato tempo fa a montare il Leitz 50 mm sulla Graflex “baby” (2×3), ma stavolta si decise di puntare in alto dedicandosi alla sorella maggiore, la 4×5, anche in virtù del fatto che per quest’ultima si può realizzare un lens board ad hoc ritagliando semplicemente un pezzetto di compensato di 10 cm x 10 cm. Per questo si possono acquistare convenientemente obiettivi d’epoca montati direttamente su otturatore centrale: basta poi fare un foro sulla tavoletta di compensato e il gioco è fatto. Ma anche con gli obiettivi senza otturatore, potendo contare sulla tendina, ci si può avventurare in esperimenti fotografici.

Il possente 90 mm XXX montato sulla Soeed Graphic 4x5

Il possente 90 mm Vega montato sulla Speed Graphic 4×5

Gli imponenti e pesanti obiettivi per la Kiev 6C (compatibili con la Pentacon Six e con la Praktisix) avevano già dato risultati interessanti in passato, anche con i tubi di prolunga, per cui si decise di sperimentarne l’uso sulla Graflex.

Il sistema di regolazione dell'otturatore a tendina

Il sistema di regolazione dell’otturatore a tendina

La baionetta Kiev con ghiera di serraggio è abbastanza complicata, per cui si decise di usare un adattatore (che può essere ovviamente usato anche su reflex 35 mm). La scelta dell’adattatore cadde su quello per il passo da 42 mm, considerando la sua universalità e versatilità (sono parecchie le macchine fotografiche con quel passo, e con un semplice ulteriore anello si possono usare quelle ottiche anche con la Nikon analogica o digitale).

Il problema semmai è che questo adattatore costituisce di fatto una sorta di tubo di prolunga che allontana ulteriormente la lente dal piano focale (da cui l’imponente vignettatura). In una prossima occasione si proverà a fare un foro nel lens board che accolga il barilotto del “tubo”, in modo da spingere l’obiettivo più all’indietro. Anche in questo caso, come fu per l’accoppiata Leitz-Graflex Baby, la messa a fuoco è possibile a distanza molto ravvicinata.

Quindi la scelta di provare delle pseudo-macro con piccoli oggetti appoggiati sul fondo di una tazzina capovolta.

Primo scatto: la noce

Primo scatto: una noce

La profondità di campo ridottissima e l’incerta accuratezza dell’otturatore a tendina (con l’uso delle due combinazione delle due regolazioni: dimensione della finestra nella tendina e rapidità di scorrimento) naturalmente non sono fattori incoraggianti, ma intanto dal primo scatto è uscito qualcosa di interessante.

Una particolarità sta anche nel fatto che il foro nel compensato (fatto con una apposita campana montata sul trapano a colonna) era proprio di 42 mm, per cui è stato possibile innestare l’adattatore sul lens board direttamente, facendo l’appanatura forzando un po’ sulla cedevole tavoletta, senza il bisogno di usare la ghiera di serraggio posteriore.

Secondo scatto: tamarindo

Secondo scatto: tamarindo

Alto ostacolo: il sistema di trasmissione della posizione del diaframma (per la lettura “tutta apertura”) ovviamente non funziona, visto che dietro l’obiettivo non c’è il corpo macchina. Poco male: si mette a fuoco con il diaframma tutto aperto (2.8) e poi si chiude al momento di scattare. Il fatto è che per motivi che non si è riusciti a chiarire, una volta montato l’obiettivo sull’adattatore, anche azionando o disazionando la levetta laterale per la trasmissione dei movimenti del diaframma, questo non si chiude oltre la posizione 5.6. Quindi si è dovuto necessariamente usare questa apertura, e regolarsi di conseguenza con i tempi.

Una testina ddelle vecchie macchine per scrivere elettriche IBM. La fotografia qui è ritagliata perché il negativo si era danneggiato in una zona periferica.

Terzo scatto: una testina delle vecchie macchine per scrivere elettriche IBM. La fotografia qui è ritagliata perché il negativo si era danneggiato in una zona periferica.

Insomma, un bel giochino, utile anche per familiarizzarsi con la tecnica di ritaglio e foratura del lens board, con l’ausilio di una mola per rastremare il bordo inferiore; mentre sarebbe bene lasciar stare gli altri lati. Altrimenti, come si è verificato con questo obiettivo Kiev, si riscontra un po’ di preoccupante ciottolìo.

Quarto scatto: per finire: un pezzetto di corallo.

Quarto scatto: per finire: un pezzetto di corallo.

Per la cronaca: in post precedenti si era parlato della Kiev in quanto tale,  e del suo uso per realizzare macro con un tubo di prolunga.

 


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