Pubblicato da: miclischi | 2 febbraio 2016

L’Aida al Verdi di Pisa – Gennaio 2016

SI torna all'opera!

Riecco l’Aida!

Rieccola, l’Aida, pochi anni dopo la precedente rappresentazione a Pisa (era il 2011). L’Aida, come quella della canzone anti-neo-colonialista di Rino Gaetano. Aida, quella che il babbo di un noto scrittore pisano si chiamava Radamès (il nome della mamma invece era Lirica). Il dramma nilotico che tratta il tema eterno di amore e guerra, come nel film di Woody Allen del 1975.

Quante evocazioni. Ma questa Aida, quella di Verdi, al teatro Verdi? Una bella serata. Teatro tutto esaurito da settimane, allestimento di Zeffirelli per il teatro di Busseto, insomma il richiamo usuale di un classicone. Il cartellone completo di trova qui.

Terz’ultima opera di Verdi, occupa stabilmente una posizione altissima delle hit parade dei melomani. Il che però, a pensarci bene, è quasi un’anomalia. Nell’immaginario collettivo, l’Aida è soprattutto quella della grandiosa marcia trionfale (c’erano anche gli elefanti?) e dell’aria iniziale di Radamès (Celeste Aida) preceduta dall’efficace introduzione Se quel guerrier io fossi… (Qui nell’interpretazione – in studio – di Jonas Kaufmann, stella del momento e nuovo venerato Radamès – notisi fra l’altro il ppp del finale). E il resto? Un’opera di quattro atti, lunga e articolata nella quale non si riscontrano arie soliste di alto impatto (almeno non talmente di alto impatto da guadagnarsi un posto nei repertori dei recital, né tali che poi uno se le canticchia tornando a casa dopo il teatro).

Infatti. Nelle note di Zeffirelli molto opportunamente riportate nel libretto di sala, il regista definisce ingombrante la scena del trionfo, mentre esalta la dimensioni intimiste e tragiche della vicenda.

E proprio così risulterà la rappresentazione pisana (liquidiamo la questione della marcia trionfale rimarcando l’impeccabile esecuzione musicale, con perfetti unisoni e tempi da parte delle iper-trombe in scena e dell’orchestra tutta, nonostante, a dire il vero le schiere dei prigionieri etiopi fossero un po’ sguarnite – del resto, non siamo mica all’Arena…). Bene, benissimo, riuscirà un’interpretazione del dramma che conferisce ruoli di rilevo non già al cellettone indeciso, abituato forse a trattar coi soldati, ma  non a destreggiarsi con le sue spasimanti, bensì alle due donne-chiave della vicenda: Amneris e Aida.

Aida con il babbo

Aida (Donata D’Annunzio Lombardi) con il babbo  (Sergio Bologna) Foto di Massimo D’Amato

Amneris la faraona, qui presentata  come un po’ megera, è interpretata dalla veterana Giovanna Casolla. Aida, principessa schiava, la interpreta Donata D’Annunzio Lombardi; annunciata dal direttore del teatro prima dell’inizio come indisposta, si rivelerà invece alquanto in forma, tranne per un paio di trascurabili piccoli cedimenti. Questa interprete di Aida ha mostrato soprattutto grande dominio della duttilissima voce, e estrema espressività.  Durante tutto l’arco della rappresentazione, queste due donne rivali hanno avuto in comune non solo l’irrefrenabile passione per il tenore, ma anche l’arduo compito di aggirarsi per la scena cercando di non inciampare negli abbondanti drappeggi in cui erano involtolate.

Amneris (Giovanna Casolla) cerca di convincere Radamès (Leonardo Caimi), ma tanto non ce n'è. Foto di Massimo D’Amato.

Amneris (Giovanna Casolla) cerca di convincere Radamès (Leonardo Caimi), ma tanto non ce n’è. Foto di Massimo D’Amato.

Entrambe le interpreti saranno clamorosamente acclamate dal pubblico al momento dell’applausometro finale, ma a loro saranno dedicati anche parecchi brava! e applausi a scena aperta. In particolare, alla fine dell’invettiva di Amneris dopo la condanna di Radamès, quando la Casollla si è esibita in un interminabile acuto, è venuto giù il teatro. E si è udito un significativo commento in platea: Quella se li mangia tutti. Già. Parlando di acuti. L’esordio del Radamès di Leonardo Caimi all’inizio dell’opera non è che sia risultato poi così convincente. Voce poco limpida, acuto risicato… insomma, qualche mugugno c’è stato. Eppure il pubblico del Verdi lo ha generosamente osannato alla fine. E Amonasro? Sergio Bologna (già apprezzato Iago nella seconda rappresentazione dell’Otello pisano del 2013) ha di molto ben figurato, sia vocalmente che scenicamente, anche se nel duetto con la figlia in attesa di Radamès ci si sarebbe aspettati forse un po’ più di cattiveria nella voce.

Comunque alla fine il pubblico pisano ha scelto di osannare un egual misura tutti e quattro gli interpreti principali, con una lieve propensione per i ruoli femminili.

Le due rivali

Le due rivali Aida (Donata D’Annunzio Lombardi) e Amneris (Giovanna Casolla). Foto Teatro di Pisa

E i bassi? Abène, due bassi che cantano uno accanto all’altro non è capiti tanto spesso di vederli e sentirli. Qui accade nella scena della nomina di Radamès a capo dell’esercito egizio nel primo atto. Elia Todisco (il sacerdote Ramfis – del resto aveva interpretato il gran pontefice dell’ebrei nel Nabucco a Pisa) e George Andguladze (il re) ci fanno un figurone come presenze ieratiche, e tutto sommato anche con la voce.

Bella prova anche per l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta sotto l’attenta direzione di Marco Boemi: l’impasto straordinario della sezione degli archi ha incantato fin dalle prime note, mentre per la parti soliste si sono segnalati il flauto e l’oboe (degli ottoni già si disse a proposito della marcia trionfale). Le percussioni invece, almeno dalla platea, sembravano un po’ eccessivamente rimbombanti.  C’era poi il Coro Lirico Amadeus, sotto la guida di Giorgio Mazzucato, ben articolato nella dicotomia dei ruoli maschili e femminili.

Scene solidamente egizie con divinità animalesche, piramidi sullo sfondo, abbondanza di bassorilievi con le silhouette dalle movenze egizie immortalate nel video delle Bangles del 1986.

Insomma, una piacevole serata egizia, musicale, verdiana. L’Aida, ogni tanto, fa bene rivederla.

Per la cronaca 1: Il libretto di Antonio Ghislanzoni riserva qualche amenità. Il coro di donne che prelude alla marcia trionfale canta: Danziam, fanciulle egizie, / le mistiche carole, / come d’intorno al sole / danzano gli  astri in ciel! Ora, forse al tempo delle vicende aidiche (come recita il libretto, “…all’epoca della potenza dei Faraoni”), l’eliocentrismo era ancora parecchio di là da venire…

Per la cronaca 2: O com’è che quando si rappresenta l’Otello ci si premura di tingere al tenore per bene il viso, le mani, insomma le parti visibili del corpo, per farlo apparire di colore come il personaggio, mentre invece Aida se la cava con una ripassata di crema abbronzante, ma certamente la sua negritudine non viene sottolineata più di tanto? Del resto, il Ghislanzoni menziona il presunto pallore di Aida nel dialogo falsamente intimo con Amneris. Ora, via, proprio il pallore come faceva a vedersi?

Per la cronaca 3: Una gustosa versione in romanesco della trama dell’Aida si trova qui.

Aida interpretata da Sophia Loren nel film del 1953

Aida interpretata da Sophia Loren nel film del 1953

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Responses

  1. Bella, come sempre, e puntuale.
    Mi permetto di obiettare che in Aida non ci sono arie che solitamente possono ascoltarsi in un concerto lirico, unicamente perché non ci sono arie cosiddette chiuse, che si prestano quindi a una rappresentazione concertistica. Raramente, in tali occasioni, si possono ascoltare delle scene intere..


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