Pubblicato da: miclischi | 28 gennaio 2016

Braun Paxette: proprio una bella macchina fotografica

La Braun Paxette trovata al Mercatino di Marina di PIsa

La Braun Paxette trovata al Mercatino di Marina di Pisa

Il mercatino delle pulci di Marina di Pisa organizzato dalla Publbica Assistenza del Litorale Pisano, quello che si svolge la terza domenica del mese sul Lungomare Tullio Crosio, comincia a diventare una fonte importante di ritrovamenti fotografici. Andrà a finire che diventerà un serio contendente del mercatino di Bruxelles. Stavolta fu rinvenuta una bella macchinetta, solida e pesante, con custodia di cuoio originale e in buono stato, ed anche una custodietta per i filtri agganciata alla cinghia. Si tratta della Braun Paxette. Già, proprio la casa produttrice del Minipimer realizzò, a partire dal 1951, la serie di macchine fotografiche Paxette con parecchie varianti (compresa la possibilità, per i modelli successivi, di cambiare la parte esterna dell’obiettivo, come si può fare con la Kodak Retinette). Oggi la produzione fotografica della ditta tedesca pare orientata escllusivamente sulle action-cam.

Visione dall'alto.

Visione dall’alto.

Insomma si diceva della Paxette. Già a prendere in mano questa macchinetta piccola e compatta degli anni ’50, si rimane sorpresi dal peso. E infatti la costruzione dà l’idea di un monoblocco di metallo nel quale sia stato scolpito l’apparecchio fotografico. Stupisce anche per la vasta gamma di comandi e regolazioni. C’è anche un telemetro che però non viene azionato dalla regolazione della messa  a fuoco, bensì da una apposita rotellina. Una volta verificate le immagini sovrapposte, si legge in una finestrina sulla parte superiore della macchina la cifra che indica la distanza (in piedi!) in modo che si possa impostare la distanza giusta sull’obiettivo (anche lì l’indicazione è in piedi e non in metri – forse era destinata al mercato americano).

Particolare sella parte superiore: si notano il contapose e la rotellina dentata per muoverlo e, a destra, la rotellina per allineare l'immagine spezzata ddel telemetro.

Particolare sella parte superiore: si notano il contapose e la rotellina dentata per muoverlo e, a destra, la rotellina per allineare l’immagine spezzata ddel telemetro.

L’obiettivo è un Steinheil 45 mm f. 2.8. Poi c’è l’otturatore Prontor fino a 1/300, ci sono i diaframmi da 2.8 a 16 e l’attacco per il flash. Non sembra esserci il curioso esposimetro ottico (il cui funzionamento è spiegato qui sul manuale di istruzioni meritoriamente messo online da Mike Butkus), e infatti la rotellina del telemetro manca nell’illustrazione. A proposito, in questa versione non c’è neanche l’autoscatto, che invece viene indicato sul manuale di istruzioni.

Il contapose si azzera a mano agendo sulla apposita rotellina sotto alla slitta porta-flash (indica gli scatti rimanenti, non quelli fatti). Il canonico pulsantino per riavvolgere la pellicola si trova sulla parte superiore invece che su quella inferiore della macchina. Infine la poderosa leva del trascinamento: la manovra va fatta in due tempi, cioè la leva va portata fino in fondo due volte, altrimenti il trascinamento non è ultimato e l’otturatore non è ricaricato. Bisogna abituarsi a farlo per bene, altrimenti la distanza fra i fotogrammi risulterà parecchio disomogenea.

Il portafiltri con i filtri.

Il portafiltri con i filtri.

C’è poi la sorpresa dei filtri: la custodia di cuoio contiene degli scomparti separati da dei foglietti di stoffa felpata. C’è un portafiltro che può ospitare, a seconda delle necessità, un filtro giallo, o verde, rosso (peccato che era rotto) o trasparente (UV?). L’alloggiamento dei filtri non è semplicissimo, complice anche la filettatura sottilissima del portafiltri. Però poi l’innesto sull’obiettivo avviene a incastro senza ulteriori avvitamenti (come sull’Elmar 90 della Leica con passo a vite).

Alcuni ritratti con la Paxette e il filtro verde

Alcuni ritratti con la Paxette e il filtro verde

E la prova pratica? Sono stati scattati due rulli (entrambi degli FP4 bobinati domesticamente). L’ergonomia, a dire il vero, non è il massimo. Ma come con ogni macchina fotografica, si tratta di fare un po’ l’abitudine alla manualità. Lo scatto è molto sensibile e l’otturatore pare preciso anche nei tempi lenti (si parte da 1 secondo). Alla doppia manovra della leva si fa ben presto l’abitudine. E anche alla distanza in piedi… La funzione più scomoda alla fine risulta l’impostazione del diaframma. Infatti ruotando la ghiera della messa a fuoco girano anche le indicazioni dei diaframmi, e quindi bisogna andare a cercarle giro giro. Inoltre, se si è montato un filtro sull’obiettivo, è necessario rimuoverlo prima di poter agire sulla ghiera dei diaframmi.

E la resa? Più che soddisfacente, per questa macchinetta apparentemente poco pretenziosa. Del resto il sito di camera-wiki parla esplicitamente delle Paxette come di macchine fotografiche of high quality, with excellent optics.

Una serie di scatti con la Paxette (e filtro giallo) nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia (Puglia) dopo una spruzzatina di neve.

Una serie di scatti con la Paxette (e filtro giallo) nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia (Puglia) dopo una spruzzatina di neve.

Per la cronaca 1: Una bella carrellata sulla storia della Paxette e delle sue varie versioni si trova qui.

Per la cronaca 2: Una bella pagina sull’uso della Paxette con ottiche intercambiabili (roba da far venire l’acquolina in bocca) si trova qui.

Per la cronaca 3: Un’ altra estesissima disamina delle varie versioni della Paxette si trova qui, e un’altra eccola qui.

Per la cronaca 4: La serie degli scatti del primo rullo di prova si trova qui, mentre la serie scattata nell’Alta Murgia è qui.

Il corpo e la conchiglia.

Il corpo e la conchiglia.

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