Pubblicato da: miclischi | 24 novembre 2015

Don Giovanni secondo Giovanni Pacini: una bella scoperta

Per finire: Pacini

Per finire: Pacini

Eccoci, dopo oltre un anno di variazioni  sul tema di Don Giovanni, si conclude la lunghissima rassegna multimediale pisana con un’altra opera dal titolo Il convitato di pietra al Teatro Verdi. Diversamente dall’opera di Giacomo Tritto della settimana precedente (se n’era ragionato qui), questo  Don Giovanni rivisitato dal musicista di origini quasi nostrane Giovanni Pacini, su libretto attribuito a Gaetano Barbieri, rimane fedelissimo al racconto (e al libretto!) di Lorenzo Da Ponte. Niente Pulcinella, niente scambi o combinazioni di ruoli (scompare però Donna Elvira), qui l’unica vistosa modifica sta nel servo Leporello, che si chiama invece Ficcanaso (oltre ad alcune variazioni nei ruoli canori dei personaggi).

Un bel po’ di scelte interessanti. Prima di tutto niente recitativi (dopo tutto siamo nel 1832), bensì proprio parti recitate fra i numeri musicali. Poi la particolarità di lasciare quasi uguale gran parte del testo proprio degli ex-recitativi mozartiani. Generando quindi la curiosità del pubblico che si domanda: visto che le arie celebri come quella del catalogo o della seduzione di Zerlina da parte di Don Giovanni (Là ci darem la mano) sono pur rimaste, quali saranno gli espedienti linguistici del librettista, e musicali del compositore, per riproporci in una nuova veste del materiale già noto ? E qui ci sono state proprio delle piacevoli sorprese. Ma non finisce qui: non bisogna dimenticare (come ci spiega bene il musicologo neozelandese Jeremy Commons nel programma di sala), che questa opera era stata concepita per una rappresentazione domestica (a casa Belluomini a Viareggio, insomma dal cognato), e l’organico strumentale è abbastanza ridotto: solo gli archi (pochini) e due flauti traversi – uno dei quali quando bisogna lascia il passo all’ottavino. Ecco: questi otto violini, tre viole, due violoncelli e un contrabbasso, con le due flautiste, insomma i musicisti dell’Orchestra Arché sotto la guida del Maestro Daniele Ferrari, non hanno fatto rimpiangere un organico più corposo. Anzi. Sono riusciti a produrre armonie, timbri e sonorità di grande ricchezza. Ma proprio in maniera stupefacente. Non a caso gli strumentisti e il direttore hanno riscosso un caloroso apprezzamento da parte del pubblico al momento dell’applausometro.

La festa di nozze. Daniele Cusari (Masetto), Giulia De Blasis (Zerlina). Foto di Massimo D’Amato

La festa di nozze. Daniele Cusari (Masetto), Giulia De Blasis (Zerlina). Foto di Massimo D’Amato

Allora, come è andata? Prima di tutto, una gradevolissima scoperta sul piano puramente musicale. In questa fase di transizione fra l’opera settecentesca e quella romantica, in questo bel lavoro di Pacini si sentono entrambi i sapori. Grazie al lavoro di Jeremy Commons e del Maestro Ferrari il risultato è stato davvero molto godibile. Per quanto riguarda l’esibizione degli interpreti, qualche asino è pur cascato sul terreno scivoloso della recitazione. Ammesso e non concesso, difatti, che un cantante sia un buon cantante, non è detto che sia anche un buon attore. Ma non solo. Si è ragionato tante volte in passato delle doti attoriali degli interpreti lirici: ci sono quelli che mentre cantano stanno lì impalati, quelli che non distolgono mai lo sguardo dal direttore d’orchestra anche mentre dovrebbero invece amoreggiare con il/la partner; ma ci sono anche quelli che si muovono disinvolti sul palcoscenico e danno proprio l’impressione di essere completamente calati nella parte – e non solo quella canora. Ma stavolta si trattava proprio di recitare. Recitare! Zerlina, Masetto e Ficcanaso hanno superato la prova alla grande. Ma gli altri interpreti principali, chi più chi meno, via giù, hanno un po’ deluso, specie nella dizione.

Il soprano Giulia De Blasis (Zerlina): una bellissima scoperta

Il soprano Giulia De Blasis (Zerlina): una bellissima scoperta

Vocalmente? Beh, anche qui l’applausometro non mente. Hanno dato proprio una gran prova Giulia de Blasis nel ruolo di Zerlina (commento in platea: è piccina, ma c’è tutta) e il baritono Carlo Torriani nel ruolo di Ficcanaso. Alquanto apprezzati anche la mezzosoprano Sandra Buongrazio (Donna Anna) – quando canta!, e il basso Daniele Cusari (Masetto), mentre è risultata po’ opaca e non sempre ferma la voce del tenore Massimiliano Silvestri – Don Giovanni. Il cartellone completo si trova qui.

Ma la serata è nel complesso più che riuscita, anche perché la gradevolezza della musica, la bella messa in scena di Lorenzo Maria Mucci – che impersona l’autore e fa capolino sul palco per vedere che vada tutto bene prima di dare il via alla rappresentazione salottiera – e la curiosità sempre viva di scoprire ancora un altro Don Giovanni, hanno ammaliato il pubblico. Anche se qualche dubbio rimane: perché quelle videoproiezioni soprattutto ingombranti? E perché i partecipanti alle nozze campestri sono vestiti da fratacchioni menagrami?

Già, un altro Don Giovanni. E le famose arie? Ecco come diventa il dapontiano Là ci darem la mano nel libretto di Gaetano Barbieri:

La man tu mi darai,

Visetto mio grazioso,

Là diverrò tuo sposo,

Di me non dubitar.

Oppure l’elenco delle conquiste dongiovannesche (l’aria del catalogo, qui cantata da Ficcanaso a Zerlina):

Dell’Italia, e d’Allemagna

Ve ne ho scritte tante e tante,

Della Francia e della Spagna

Ve ne sono non so quante.

Ve ne sono di Turchia

Più di mille in fede mia,

Ma che serve dir di più?

Ve ne son fin nel Perù

E via dicendo, e di nuovo attingendo a Da Ponte, pur con gustose varianti (fra le Marchesine e le Principesse si insinuano anche  fruttarole e calzolaje…), fino al finale che rimane fedele  al dapontiano Delle vecchie fa conquista…

Il CD con il Maestro Ferrari sul podio

Il CD con il Maestro Ferrari sul podio

Il libretto di sala (che riunisce tutti e tre i convitati di pietra rappresentati in questo finale di stagione dongiovannesca) include un illuminante testo di Jeremy Commons, che permetti di addentrarsi in questo lavoro un po’ a ragion veduta. Altrettanto utile allo scopo è il videino in cui il direttore d’orchestra racconta l’incontro con Commons e il lavoro che hanno fatto insieme per riportare in scena questo lavoro. Sempre di Commons, le note incluse nel CD doppio che contiene l’opera apportano altri elementi sulla storia di questo lavoro. Il doppio CD Naxos, fra l’altro, presenta una registrazione dell’opera proprio sotto la direzione del maestro Daniele Ferrari.

Ecco, proprio una bella chiusa alla stagione dongiovannica. Proprio una bella rassegna, variegata e articolata, lungo percorsi tortuosi e affascinanti.

E quest’ultima rappresentazione con l’opera di Pacini riporta anche con la memoria ai remoti viaggi famigliari su su fino al’Abetone quando s’era bimbi. D’estate per raccogliere lamponi e ribes, d’inverno per improbabili e malriusciti tentativi sciistici. Si poteva notare lungo la strada l’indicazione per Popiglio, paese d’origine della famiglia Pacini (anche se il musicista nacque incidentalmente a Catania). E fin da allora echeggia nella memoria l’eterno dubbio: ma era Popiglio frazione di Piteglio o Piteglio frazione di Popiglio?

Carlo Torriani (Ficcanaso),  Massimiliano Silvestri (Don Giovanni), Sinan Yan (Commendatore). Foto di Massimo D'Amato.

Carlo Torriani (Ficcanaso), Massimiliano Silvestri (Don Giovanni), Sinan Yan (Commendatore). Foto di Massimo D’Amato.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: